cruijff

Giovedì 24 Marzo 2016
Ore 14.00 circa.

«È morto Cruijff.»
«Che hai detto?»
«È morto Johan Cruijff.»

È in questo modo che apprendo da mio fratello la notizia della morte del “Profeta del gol“.
Una notizia che mi lascia sconcertato, spiazzato, confuso, più o meno come un difensore che ha appena subito una
Cruijff Turn“.

Eppure non l’ho mai visto giocare, non sono un figlio del suo tempo!
Per quale diavolo di motivo allora mi sento così a terra, come se se ne fosse andato via qualcuno che ho sempre conosciuto?
Forse proprio perchè siamo tutti, indirettamente, figli di Cruijff.
Si, perchè il calcio che guardiamo oggi è figlio della rivoluzione del “Calcio Totale” di cui proprio Johan Cruijff è il principale interprete.

Il calcio consiste fondamentalmente in due cose.
La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente.
La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tanto meno la puoi passare.

Tutti devono saper fare tutto.
I difensori devono saper difendere ma anche attaccare, i centrocampisti devono essere abili bilancieri in fase di possesso e di non possesso, gli attaccanti hanno il compito di segnare ma anche di difendere in certi momenti della partita.
Ed è per questo motivo che possiamo prendere un qualsiasi giocatore di quell’Olanda del 1974 e, mettendolo in un “ruolo non suo”, saprebbe giocarci comunque egregiamente.

Olanda 1974 di Johan Cruijff
Arancia Meccanica, WC 1974 – Foto dal web

 

Fa tutto quello che gli dici e niente di quello che gli ordini.
Con questa frase la madre presenta il piccolo Johan a Mister Buckingham, che sarà il primo allenatore di Cruijff e lo farà esordire a 17 anni.

Cruijff è un uomo che ha segnato per sempre la sua epoca e tutto ciò che verrà dopo di lui. Carattere non facile, mai banale, mai scontato, sempre pronto ad andare contro tutto e tutti per far valere i suoi ideali.
Come quando annunciò che non avrebbe preso parte ai Mondiali del 1978 in Argentina per protesta contro il regime militare di Videla.
O come quando ad un passo con l’accordo per allenare la Nazionale olandese fece saltare tutto perchè anzichè indossare la giacca degli Orange con lo sponsor in bella vista, come richiesto dalla Federazione, si presentò in camicia e non se ne fece più nulla.
Ha dato lustro ad un numero, il 14, che prima di lui era assolutamente insignificante.
Dopo di lui il 14 sarà per sempre sinonimo di “Cruijff”.

 

Johan Cruijff 14
Johan Cruijff 14 – Foto dal web

 

Era sempre unpasso avanti agli altri. Perchè era veloce, ma non solo di gamba, quanto piuttosto di pensiero.
Alla radice di tutto c’è che i ragazzini si devono divertire a giocare a calcio.
Il calcio per Cruijff doveva essere divertimento, e per divertirsi cosa c’è di meglio della creatività, dell’invenzione, della fantasia applicata ad una sfera?

Altro aneddoto che ci spiega la portata del personaggio, dell’uomo Cruijff, ci arriva direttamente da una testimonianza di Jorge Valdano, storico attaccante argentino:
Verso la metà del secondo tempo, il gioco fu interrotto per un fallo senza importanza e Johan si mise a protestare.
Siccome l’arbitro non smetteva di dargli spiegazioni, andai a dirgli che, se voleva, poteva lasciargli anche il fischietto.
Ne approfittai per suggerire a Cruijff di tenere per sé quel pallone e di darcene un altro, visto che in quella partita avevamo qualche diritto anche noi.
Mi guardò con un’aria strana e chiese come mi chiamavo.
«Jorge Valdano» gli dissi. «E quanti anni hai?» continuò. E io, obbediente: «Ventuno».
Fu allora che mi diede una risposta che non dimenticherò mai: «Ragazzino, a ventun anni a Cruijff si dà del lei».

Johan Cruijff in dribbling
Johan Cruijff in dribbling – Foto dal web

 

Un giorno gli chiesero: “Johan, ma non hai mai pensato di aver fatto male a non ascoltare i consigli di qualcuno?”
E lui rispose: “E a chi avrei dovuto dare retta?

Come dargli torto?
D’altronde Johan Cruijff fu l’uomo che disse: “Meglio perdere con le proprie idee che con quelle di un altro.

Prima di congedarci definitivamente, voglio offrirvi un’ultima immagine della grandezza del “Profeta del gol”:

In un certo senso, forse, sono immortale.

Ancora una volta ti sei dimostrato vero Profeta Johan, adesso ti sei davvero consegnato all’immortalità.

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