alvaro recoba

Oggi, 31 Marzo 2016, è un giorno molto triste per il sottoscritto.
È come se una parte del bambino che è in me sparisse per sempre.
Oggi dà l’addio al calcio Álvaro Recoba.
A 40 anni El Chino dice basta, appende definitivamente gli scarpini al chiodo.
Eppure a me sembra ieri quel 31 Agosto 1997, quando questo giovane uruguagio dagli occhi a mandorla esordiva a San Siro con la maglia nerazzurra, lo stesso giorno dell’esordio di un tale Ronaldo.
Coincidenze? No, io credo che nulla accada per caso.
Tutto nasconde un motivo.

Alvaro Recoba
Alvaro Recoba e Ronaldo – Foto dal web

 

Da un lato abbiamo senza alcun dubbio il più grande calciatore che la generazione degli anni ’90 abbia sfornato.
Dall’altro uno dei più grandi “sarebbe potuto essere, ma non è stato.
Quella domenica l’Inter perdeva 1-0 con il neopromosso Brescia, passato in vantaggio con il primo gol in Serie A di Dario Hübner.
Poi entrò lui: gli bastò toccare due palloni per ribaltare da solo la partita.
Due bolidi da 35 metri ciascuno, entrambi ovviamente scagliati col piede magico, quello che per me è il “Piede mancino di Dio“.

Recoba esordisce così in Serie A.
Ed è subito amore.
Io quella partita la ricordo nitidamente, azione per azione.
E tutto ciò è davvero incredibile, dato che non avevo ancora compiuto 6 anni.
Ma torniamo al nostro protagonista.
Recoba dopo quell’esordio fu uno dei giocatori più discontinui mai visto non solo in maglia nerazzurra, ma in tutta la Serie A.
Alternava qualche prestazione magnifica ad innumerevoli prestazioni anonime in cui neanche ti accorgevi fosse in campo.
E forse è proprio questo il motivo per cui l’ho amato follemente: così lontano dalla perfezione a cui i calciatori di oggi tendono, quasi a sembrare alieni, così vicino a noi, un essere umano con tutti i suoi limiti.
Non starò ad annoiarvi parlando delle sue statistiche, presenze, reti e via discorrendo.
No, perchè Recoba non è un giocatore di cui si può parlare prendendo come spunto di analisi dei freddi numeri.
Recoba è calore.
Recoba è Poesia.
Recoba è genialità.
Ogni volta che le mie orecchie odono il suono
À L V A R O R E C O B A
il mio cervello automaticamente genera un flashback e mi passano davanti tutte le immagini che profumano anni ’90.
Álvaro Recoba non era solo un calciatore.
Álvaro Recoba era un modo di essere.
Álvaro Recoba era uno stile di vita.
Álvaro Recoba siete stati tutti voi ogni volta che a scuola la professoressa diceva a vostra madre: “Suo figlio è intelligente, ma non si applica.”
Secondo alcuni, è quasi come se Álvaro Recoba col suo comportamento avesse lanciato un messaggio universale al mondo: “Sfruttate tutto il vostro talento, non siate come me.”
Secondo me invece no: troppo svogliato anche solo per pensarla una cosa del genere.
El Chino con quel sinistro poteva diventare uno dei più grandi di sempre.
O quantomeno avrebbe potuto raccogliere sicuramente più di quanto non abbia fatto.
Il calciatore più pagato tra il 2001 e il 2003.
Grazie al Presidente Moratti, che più che un Presidente è stato un padre per lui.

Un padre follemente innamorato di suo figlio, sempre pronto a perdonarlo anche quando era troppo svogliato e di giocare non ne aveva proprio voglia.
Álvaro Recoba siete stati voi quando la mattina alzandovi dal letto dicevate a vostra madre: “Non ci voglio andare a scuola oggi!”
Álvaro Recoba è stato semplicemente la mia infanzia.
Ricordo quando da piccolo giocando a calcio con gli amici colpivi la palla di sinistro solo per sentirti un pò Recoba, anche se poi quell’oggetto di forma simil-sferica puntualmente si perdeva nel balcone di qualche vecchietta perchè il tuo sinistro era buono solo per salire le scale.
Álvaro Recoba è stato il talento più svogliato che io abbia mai visto.
Talmente svogliato e pigro che non ha avuto nemmeno la voglia di scegliersi un ruolo in campo: come potremmo definirlo?
Attaccante? Mezza punta? Ala? Fantasista?
Era più un numero 9, un 10 o un 11?
Anche qui Recoba ha comunque la soluzione pronta, quando meno te lo aspetti: 20.
Che se ci fate caso, è un numero perfetto perchè racchiude tutti e tre i numeri che ho citato prima: 10 per 2 fa 20, 9 più 11 fa sempre 20.
Pigro. Svogliato. Ma geniale.

 

 

E oggi allo stadio Nacional di Montevideo in Uruguay si compie l’ultimo atto di questa genialità.
Una parata di stelle per l’ultima partita del Chino: Riquelme, Zanetti, Zamorano, Verón, Figo, Toldo, Valderrama, Vieri, D’Alessandro.
Una parte di me in qualche modo riuscirà ad essere lì, seduta tra gli spalti, inebriandosi l’anima per l’ultima volta con le magie del Chino, per poi svanire al triplice fischio, per sempre.
E a voi temerari e coraggiosi lettori che siete arrivati fin qui, voglio porre un’ultima domanda: in questo momento della vostra vita, guardandovi allo specchio, vi sentite un pò Álvaro Recoba?
Qualunque sia la risposta, non temete: siete ancora in tempo per fare la scelta che in futuro vi eviterà di avere rimpianti e di dire “avrei potuto ma non ho voluto“.

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