dani alves Juventus

In Europa ha vinto ovunque, ora è alla caccia del titolo numero 35

“A volte la vita è come un cerchio. Guarda, non posso liberarmi dei questi argentini. Nel Barça avevo Messi e ora nella Juve ho Dybala. I geni mi seguono dappertutto, giuro!”

Dani Alves si apre al sito che da “voce” ai giocatori, The Players Tribune, e prima della finale di Champions League contro gli ex nemici del Real Madrid, parla di passato, presente e futuro. Ovviamente nel suo prossimo futuro c’è una partita a cui è abbastanza abituato, e che spera di poter vincere: “Questo sabato, potrei vincere il titolo numero 35 in 34 anni in questo mondo. É un’opportunità speciale per me e non ha nulla a che vedere col dimostrare alla dirigenza del Barcellona che hanno sbagliato nel lasciarmi andare”.

“Sono andato via di casa in Brasile quando avevo 13 anni, l’ho rifatto a 18 anni per andare in Spagna. E dopo, a 33 anni, nuovamente, per andare in Italia”.La sua avventura in Europa comincia in Andalusia, sponda Siviglia, dove fece molto bene in campo ma anche al club,  la vendita più redditizia dell’era Monchi. Plusvalenza di 34 milioni di euro per il Siviglia nel passaggio al Barcellona, e una Europa League nel mezzo.

Quello che ha poi fatto coi blaugrana è storia recente e conosciuta, e che anche lui ricorda quegli anni con molta nostalgia: “No Barça, nós jogávamos de memória […] É por isso que, até hoje, o Barça está no meu coração“. Quando è dovuto andare via, un pezzo del cuore gli si è staccato e per lui “arrivare alla Juve questa stagione è stato come andar via di casa“.

E giù di aneddoti sugli amici, gli allenatori e i fenomeni con cui ha condiviso tanti trionfi, ma ne ricorda uno in particolare. Lo ricorda perché era incurante di chi avesse contro, e giocasse al calcio come se “fosse una domenica al parco“: “Ricordo che un giorno al Barça prima dell’allenamento Messi stava facendo cose con la palla al piedi che sfidavano la logica. Chiaro che era quello che faceva ogni giorno. Solo che quel giorno in particolare era differente. C’è da sottolineare che fu un allenamento estremamente intenso. Non stavamo perdendo il tempo. Messi stava dribblando, passando la difesa e facendo gol come un matador. Quando mi passò al lato gli guardai gli scarpini e pensai ‘non può essere, è uno scherzo’. Poi lo rifece e l’ho riguardato, pensando ‘è impossibile’ . Alla terza vidi che non mi sbagliavo. Aveva le scarpe slacciate! Entrambe!

Se Leo Messi riesce a fare cose con i piedi che in pochi riescono a fare, c’è un altro argentino alla Juventus che glielo ricorda: “Un giorno in allenamento, ho visto qualcosa in Dybala che prima avevo visto in Messi. Non era solo talento puro. Questo l’ho visto molte volte in vita mia. Era talento puro misto alla volontà di conquistare il mondo”. Talento che spera lo possa portare a vincere un altro trofeo quando tutti lo davano per finito, e invece lui in Italia s’è rimesso di nuovo in gioco: ” Quando arrivai a Torino, è stato come tornare a scuola. Durante tutta la mia vita, io ho amato attaccare. E ora ero in un posto nel quale si da valore soprattutto alla difesa”.

E se le sue doti difensive sono migliorate grazie a Max Allergi, nel finale di Champions League ha fatto sfoggio di quelle che sono le doti che lo hanno reso uno degli esterni offensivi più forti al mondo: tecnica sopraffina e tempi d’inserimento fantastici. All’inizio però non è stato facile adattarsi al calcio italiano per l’esterno brasiliano: “All’inizio del mio percorso, volevo che i giocatori della Juve vedessero che io rispettavo la loro filosofia e la loro storia. E dopo essermi guadagnato il loro rispetto, gli ho mostrato le mi virtù. Un giorno, guardavo la linea del centrocampo e pensavo ‘vado o non vado?’ – ‘Attacca, attacca’ mi gridò Buffon”

E dopo Dybala/Messi altri paragoni tra la sua ex e attuale squadra: “Nel Barcellona giocavamo a memoria. Nella Juve è differente. É la nostra mentalità collettiva ad averci portato fino alla finale di Champions”. Finale a cui pensa giorno e notte e dove la parola che sembra ricorrere di più è ossessione: ” Quando inizierà la partita, semplicemente troveremo il modo di vincere. Vincere non è solo un obiettivo alla Juve, è un’ossessione. Non ci sono scuse […] Avrò l’opportunità di vincere un altro titolo di Champions contro un rivale molto familiare. Come sempre studierò Cristiano come un ossesso!”

Dani Alves è sicuro che la sua Juve troverà un modo per vincere quest’ossessione che attanaglia anche gli insonni tifosi bianconeri.

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