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Sono tanti i grandi tennisti che, dopo aver terminato la carriera agonistica, decidono di dedicarsi a quella da allenatore. Insomma da campioni nel campo a coach sugli spalti il passo è breve. Una tendenza che, negli ultimi anni, si è verificata con maggiore frequenza. Ivan Ljubicic, Amélie Mauresmo, Andre Agassi i casi più recenti.

Ma anche Boris Becker, Ivan Lendl, Corrado Barazzutti, Tony Roche o Martina Navratilova. Tutte leggende che hanno voluto lasciare il segno anche come allenatori.

Cosa spinge un ex tennista a fare l’allenatore?

Non c’è una teoria che la “comunità tennistica” accetti come valida per tutti. Sicuramente, un primo motivo può essere individuato nella volontà di allenare un tennista che possa raggiungere risultati mai raggiunti durante la carriera agonistica. E poi la nostalgia, che deriva quando abbandoni quei campi dopo tanti anni, potrebbe spingere un ex tennista a proseguire la sua carriera come allenatore.

Uno dei primi fu Tony Roche. Ex campione Roland Garros in singolo, e dominatore del circuito in doppio assieme a John Newcombe, Roche ha allenato giocatori del calibro di Ivan Lendl, Patrick Rafter, Lleyton Hewitt (durante i suoi ultimi anni di attività) ma, soprattutto, Roger Federer (inserire link del mio articolo). Il motivo della scelta, da parte dello svizzero, era ben precisa: mentre Lendl assunse Roche per migliorare il suo gioco d’erba, Roger scelse l’australiano per migliorare il suo gioco su terra battuta, visto e considerato che Roche aveva vinto il suo unico Slam proprio a Parigi. E i risultati arrivarono qualche anno dopo, quando Federer trionfò al Roland Garros.

Allenatore Federer
Foto dal web – Federe e Roche

Successivamente fu Ivan Lendl a intraprendere la carriera da allenatore. Circa quindici anni dopo il suo addio scelse di allenare Andy Murray nel dicembre 2011. Lendl diede una svolta alla carriera dello scozzese che, nel 2012, vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra e lo US Open. E nel 2013 realizzò quello che è stato il più grande sogno di Lendl durante la sua carriera: vincere Wimbledon. Poi, nel 2014, Murray annunciò, con grande sorpresa, il suo nuovo allenatore: Amélie Mauresmo.

È la prima volta che una donna allena un tennista uomo?

La scelta di Andy Murray ha rappresentato una svolta storica per il tennis: è la prima volta che una donna allena un uomo. «Non vedo l’ora di iniziare questa nuova partnership. Amelie è una persona che ho sempre ammirato. Ho già uno staff di alto profilo, ma credo che Amelie con la sua esperienza e la sua competenza ci spingerà a migliorare» dichiarò all’epoca Murray, entusiasta per aver scelto una campionessa come Amélie Mauresmo che, sull’erba di Wimbledon, trionfò nel 2006 quando Murray aveva appena undici anni.

Allenatore Murray
Foto da La Gazzetta dello Sport – Mauresmo e Murray

Piovvero critiche ma Murray ha sempre riconosciuto alla francese i meriti dei suoi progressi. Nel 2016 la collaborazione si interruppe e, subito dopo, Murray trionfò per la seconda volta a Wimbledon in finale contro Raonic.

Anche altri grandi del tennis hanno detto la loro nelle vesti di allenatori: Boris Becker, ad esempio, ha allenato Novak Djokovic dal 2013 fino al 2016. Ora Nole è allenato da un altro ex tennista: Andre Agassi. Anche Michael Chung, famoso per la celebre battuta da sotto, ha allenato Kei Nishikori.

Martina Navratilova, invece, decise di dare una mano alla polacca Agnieszka Radwanska nel 2014. E Stefan Edberg, che dal 2013 al 2015 ha guidato Roger Federer prima che l’elvetico scegliesse un “recente” ex tennista come Ivan Ljubicic.

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