sara errani

Come un fulmine a ciel sereno è arrivata la squalifica per doping nei confronti di Sara Errani. La romagnola, finalista al Roland Garros nel 2012, e n.5 del ranking WTA nel 2013, dovrà scontare una squalifica di due mesi che terminerà il 2 ottobre 2017. Facciamo chiarezza sulla vicenda.

Qual è la sostanza assunta da Sara Errani?

Letrozolo. È questa la sostanza proibita trovata nelle urine di Sara Errani durante un controllo antidoping dello scorso 16 febbraio. Ma “Sarita” giura di non aver «mai assunto, nella sua vita e durante la sua carriera, nessuna sostanza proibita».

L’ipotesi più accreditata, e sulla quale anche il Tribunale ha convenuto, è quella della contaminazione del cibo. La madre di Sara Errani, Fulvia, dal 2012, assume quotidianamente un medicinale chiamato “Femala” a scopo terapeutico (in seguito a un intervento al seno). È probabile che, accidentalmente, il cibo sia stato contaminato. E a rafforzare questa ipotesi, c’è il test effettuato sui capelli, al quale Sara si è sottoposta di sua sponte. Una singola pillola di Femara, infatti, se assunta, produce una quantità di Letrozolo rilevabile nei capelli.

Situazione che non si è verificata a seguito del test. «Per via di un cavillo legale – scrive Sara Errani – i risultati di questi esperimenti non sono stati ammessi come prove a mio favore». Dunque, il Tribunale ha comunque inflitto la squalifica di due mesi. «Sono frustrata, arrabbiata, ma allo stesso tempo in pace con la mia coscienza. Non ho fatto nulla di male e spero che questo periodo arrivi presto alla conclusione» ha concluso la Errani.

Oltre alla squalifica, tutti i punti e il prize money ottenuti dal 16 febbraio al 7 giugno sono stati revocati.

La lettera di Sara Errani:

Ciao a tutti

In seguito ad un controllo delle urine effettuato il 6 febbraio scorso, fatto mentre mi trovavo a casa dei miei genitori, sono stata trovata positiva al LETROZOLO, una sostanza che è sulla lista probita dei programmi anti-doping WADA.

Non ho mai assunto, nella mia vita e durante la mia carriera, nessuna sostanza proibita. Dal primo giorno, che sono diventata professionista, non ho mai chiesto una deroga, neppure quando ne avrei avuto bisogno perché malata.

Questa sostanza è tuttavia presente nel Femara, un medicinale che mia madre assume giornalmente dal 2012 a scopo terapeutico, in seguito ad un intervento chirurgico subito per un tumore al seno, ed è quindi presente fra le mura domestiche.

Questo medicinale è molto pericoloso per la salute, se assunto da una persona di sesso femminile che non sia ancora in menopausa. Oltre a sgradevoli effetti collaterali (rischio di tumore alle ovaieriduzione della densità ossea, osteoporosi, gravi eventi cerebrovascolari o cardiovascolari) provoca, se assunto ripetutamente, una sorta di “menopausa chimica”. Allo stesso tempo non sono mai stati dimostrati effetti di miglioramento delle prestazioni fisico/atletiche in persone di sesso femminile.

Assieme ai miei famigliari abbiamo pensato e ripensato, cercando di capire come possa essere successa questo tipo di contaminazione, dato che io sono sicura al 100% di non avere assunto una pastiglia per errore. L’unica ipotesi percorribile è stata quella di un’accidentale contaminazione del cibo consumato all’interno della nostra casa. Questa ipotesi è stata ulteriormente suppotata da un test ai capelli, al quale mi sono volontariamente sottoposta. E’ stato sperimentalmente verificato che l’assunzione di una quantità pari o superiore a quella di una singola compressa di Fermara produce una quantità di Letrozolo rilevabile nei capelli di chi l’assume. Nei miei capelli non ne è stata trovata la minima traccia.

Questo evidenzia che la quantità che ho involontariamente ingerito era inferiore a quella di una singola compressa, in accordo con un’ingestione accidentale di una porzione di cibo contaminato. I risultati di questi esperimenti non sono stati ammessi come prove a mio favore, per via di un cavillo legale.

Ho dettagliatamente esposto le circostanze al Tribunale, che ha convenuto sui seguenti punti

La contaminazione del cibo è stata la causa della mia positività al test

Non c’è evidenza che io abbia intenzionalmente violato le regole antidoping

Non c’è evidenza che il letrozolo migliori le prestazioni atletiche di una tennista di sesso femminile

Nonostante ciò il Tribunale Indipendente ha sancito nei miei confronti una squalifica di 2 mesi, oltre alla revoca dei prize money e dei punti ottenuti dal 16 febbraio al 7 giugno.

Questo mi fa sentire estremamente frustrata, ma posso solamente cercare di essere forte ed aspettare che questo periodo arrivi a conclusione. Sono molto arrabbiata ma allo stesso tempo in pace con la mia coscienza, assolutamente consapevole di non aver fatto nulla male e di non aver commesso nessuna negligenza nei confronti del programma anti-doping.

Sara

Che cos’è il Letrozolo?

Il Letrozolo, come ha già spiegato Sara Errani all’interno della sua lettera, è un farmaco utilizzato per trattare il cancro al seno o alle ovaie. Commercialmente è noto come “Femara”.

Verrebbe da chiedersi: perché è considerato una sostanza dopante dalla Wada? Perché, anche se non comporta miglioramenti delle prestazioni sportive (anzi, potrebbe peggiorarle), è stato utilizzato per occultare eventuali composti dopanti.

La quantità trovata nelle urine della tennista è di 65 ng/ml (nanogrammi per millilitri). Un quantitativo davvero minimo, che giustificherebbe la versione che la Errani ha fornito, secondo la quale avrebbe ingerito accidentalmente la sostanza, e alla quale versione il Tribunale ha creduto.

La posizione di Sara Errani

A fronte di un’udienza durata quasi 8 ore, Sara Errani ha tenuto una conferenza stampa dove ha chiarito la sua posizione. Era arrabbiata, e questo è comprensibile. Se l’è presa con la stampa e con i giornalisti rei, a sua detta, di aver diffuso false notizie.

Poi si è scusata. E come ricorda la rivista ‘Il tennis italiano’: “Esiste una coscienza personale, non una coscienza collettiva. Sara, che non è affatto stupida, ha capito al volo: non solo si è scusata, ma da lì in poi si è sforzata di non cadere in generalizzazione quando è tornata sull’argomento “disinformazione(e ci è tornata spesso)”.

Sara ha ribadito più volte la sua innocenza. Ha sostenuto chiaro e tondo la versione della contaminazione del cibo. Si è commossa. Ha chiarito che la squalifica è arrivata comunque, perché pesa le negligenza della madre nell’aver tenuto il medicinale, sapendo che fosse nella lista proibita, nei pressi della cucina.

Ha detto che è pronto un ricorso e che punteranno sulla negatività del test sui capelli, nonostante pare che sia stato fatto in forma privata, non avendo di fatto valore giuridico. È scappata qualche lacrima: qualcuna era di rabbia, qualcuna di commozione. Poi Sarita si è fatta coraggio e ha esclamato: «Il tennis è la mia vita, spero di uscirne più forte di prima». E questo, in fondo, è ciò che tutti si augurano.

Ah, quasi dimenticavamo: qui c’è la sentenza completa (44 pagine). Non adatto ai deboli di cuore. 😀

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