calcio dilettanti

Fra le principali patologie della crescita quelle che annoveriamo maggiormente nei giovani calciatori in età evolutiva (dai 10 ai 15 anni circa) sono: le osteocondrosi e i distacchi epifisari.

LE OSTEOCONDROSI

Sono un gruppo di patologie a carattere perlopiù benigno che riguardano l’osso (osteo-) e la cartilagine (condro) e che hanno un’eziopatogenesi di tipo degenerativo- necrotico (-osi).
Le osteocondrosi sono patologie che interessano le cartilagini dei nuclei di accrescimento. Insorgono generalmente in seguito a carichi di lavoro importanti e vanno sospettate quando si ha la presenza di un giovane calciatore che non abbia subito traumi diretti.
Vengono diagnosticate mediante un corretto esame clinico eseguito dal medico, supportato eventualmente da una radiografia.
Essendo causata da sovraccarichi, Il riposo è il trattamento d’elezione in quanto la sintomatologia dolorosa regredisce.

La sindrome di Osgood-Schlatter o osteocondrosi dell’apofisi tibiale anteriore

Osgood-Schlatter
Via neurohealthchiro.com.au

È un processo degenerativo a carico della tuberosità tibiale. Questa malattia è tipica dell’età preadolescenziale, quindi nei ragazzi (più frequentemente maschi) fra i 10 e i 14 anni. Il più delle volte colpisce una sola gamba, ma si può verificare anche in entrambe le gambe contemporaneamente.
La comparsa di questa sindrome è causata dalla tensione del tendine del muscolo quadricipite, localizzato nella coscia, che, superata la rotula si inserisce (assumendo il nome di legamento patellare) nella tuberosità tibiale.

Si verifica in età adolescenziale ed è dovuta ad alterazioni dell’accrescimento osseo in concomitanza con uno stress meccanico continuo alla tuberosità della tibia, che non ha ancora completato il processo di ossificazione, operato dalla contrazione del muscolo quadricipite. È pertanto ovvio che tale patologia compaia in soggetti impegnati in attività sportive. Ciò può causare infiammazione e frammentazione di suddetta porzione ossea, ed eventualmente generare uno sviluppo osseo alterato, con una sporgenza localizzata sotto la rotula e ben visibile anche dall’esterno.
Il ragazzo accuserà dolore durante e dopo l’attività e in seguito anche dopo attività minori come salire le scale.
La cura consiste in riposo e antidolorifici. È consigliabile prendere un periodo di riposo assoluto da qualsiasi attività fisica che possa acutizzare il dolore (può essere utile l’utilizzo di un tutore rigido o meno), mentre si considerano stretching della catena posteriore, in particolare esercizi e posture da protrarre per 4-5 minuti degli ischio-crurali o mediante tecnica PNF.

Può essere necessario l’impiego di ortesi atte a ridurre lo stress meccanico operato dal tendine sulla tibia. Se trascurato può causare dolore anche in età post-puberale, rendendo necessario un intervento chirurgico per rimuovere i frammenti ossei, o il distacco definitivo dell’apofisi dalla tibia, dove sarà anche qui necessario un intervento chirurgico per ricongiungere le parti.

Sindrome di Sever – Blank

Sindrome di Sever - Blank

Un dolore al calcagno, che si irradia in alto verso il tendine di Achille e in basso verso la pianta del piede in un giovane atleta, deve far pensare alla sindrome di Sever- Blank. Specie se viene scatenato dall’attività fisica come la corsa e il calcio e da piccoli colpi. Colpevole dei sintomi, ancora una volta, una cartilagine di accrescimento che compare nel calcagno verso i nove, undicianni di età e scompare a sviluppo scheletrico ultimato. Molto vulnerabile per due motivi: è il primo punto che prende contatto con il suolo ad ogni passo e pertanto è esposta a continui piccoli urti. Non solo: il calcagno si trova tra due tiranti, il tendine di Achille e la fascia plantare. Due strutture fibrose e resistenti, che durante il passo e la corsa scaricano le loro forze giusto sulla delicata cartilagine calcaneare. Di qui il dolore e l’infiammazione tipici della sindrome.

La vera origine del problema tuttavia è sconosciuta, forse il microtraumatismo genera dapprima una sofferenza vascolare nella cartilagine che viene così privata del suo nutrimento e poi l’infiammazione. Sicura è invece l’associazione tra i disturbi e piedi troppo piatti o troppo cavi. Difetti di appoggio che amplificano le sollecitazioni generate dallo sport sul calcagno.

Di quì la terapia: riposo ed antiinfiammatori, ma soprattutto plantari. Si tratta di solette anatomiche realizzate su misura, che correggono il difetto del piede e ripartiscono il carico sul calcagno. Correggono, non guariscono, esattamente come fanno un paio di occhiali: una volta che i sintomi sono stati superati, se il plantare viene abbandonato, il piede recupera all’istante la sua posizione innaturale e la sindrome può farsi nuovamente avvertire. Anche i plantari, quindi, come gli occhiali, una volta accertata la loro necessità, non possono più essere abbandonati. Nonché dopo i sedici anni di età quando la cartilagine del calcagno scompare, perchè i piedi con difetti di andatura restano esposti ad altri problemi infiammatori questa volta a carico di tendini ed articolazioni.

Osteocondrosi vertebrale

L’osteocondrosi vertebrale, conosciuta anche come “malattia di Scheuerman” o “dorso curvo giovanile”, è una patologia che consiste in un difetto nell’ossificazione delle vertebre del tratto dorsale della colonna vertebrale e tende a modificarne la forma rendendo la schiena estremamente curva.
Le vertebre sono formate dai nuclei epifisari che ne permettono la crescita; se i nuclei vengono colpiti dalla malattia si deformano e la schiena tende ad assumere un aspetto cifotico (curvo). Se si osserva una radiografia di un paziente colpito dalla malattia, i nuclei appaiono deformati, addensati e schiacciati.
La patologia colpisce più comunemente gli adolescenti di sesso maschile fra i 10 e i 14 anni, quando l’attività osteogenetica è maggiore. Può essere causata da un trauma o da una predisposizione genetica; seguendo una terapia mirata, si può guarire dall’osteocondrosi vertebrale.
L’ osteocondrosi vertebrale è una patologia che colpisce la colonna vertebrale come anche la dorsalgia, la scoliosi, la cervicobrachialgia, la protusione-discale e molte altre. Tutte queste malattie si manifestano per cause diverse e, fra le cause principali che possono far sviluppare l’osteocondrosi vertebrale, vanno citate le seguenti:
– predisposizione genetica;
– trauma lieve o importante;
– osteocondrite delle cartilagini dei piatti vertebrali superiore e inferiore;
– minore apporto ematico;
– occlusione vasale.
L’ osteocondrosi vertebrale a volte risulta essere indolore ma olto spesso si manifesta attraverso il mal di schiena. Altri sintomi molto comuni sono un progressivo incurvamento del dorso in avanti (si accentua la cifosi dorsale che può essere diffusa o localizzata) unito ad una iperlordosi lombare in compenso (si accentua la curva lombare); le spalle tendono ad incurvarsi.

Negli stadi più tardivi i piatti vertebrali diventano irregolari e sclerotici; il disallineamento del rachide è in prevalenza di natura cifotica, ma a volte può manifestarsi una deformità in scoliosi.
L’ osteocondrosi vertebrale è una malattia curabile, il cui decorso a volte può durare anche alcuni anni. Soltanto in casi molto gravi, dove la cifosi è particolarmente visibile, è consigliato l’intervento chirurgico mentre negli altri casi è consigliato:
– utilizzo di tutori ortopedici che servono ad estendere la colonna vertebrale;
– ginnastica attiva per rafforzare i muscoli addominali e paravertebrali in modo da correggere la posizione della colonna vertebrale;
– riduzione del sovrappeso, ove presente;
– nei casi più gravi è consigliata la fasciatura della colonna vertebrale e il riposo assoluto

Osteocondrite dissecante

È considerata una patologia rara. Tuttavia se si considera la solo popolazione sportiva e tra questa solo i bambini e gli adolescenti la sua incidenza sale di molto. Una possibilità che è bene tenere sempre presente quando un piccolo sportivo riferisce dolore ad un ginocchio e a una caviglia, specie se pratica sport che lo espongono a urti e contrasti con altri giocatori. Ignorarla e ritardare i necessari sforzi terapeutici può infatti avere conseguenze permanenti per l’articolazione colpita. Non si tratta infatti dei “dolori di crescita” che con il tempo passano.

La cartilagine dell’articolazione e a volte anche una porzione abbondante di osso si staccano dalla superficie dell’articolazione lasciando al loro posto un cratere grande come una moneta da dieci lire. Tanto basta a generare disturbi e dolori che possono innescare un precoce processo artrosico. Al ginocchio i suoi sintomi possono inizialmente essere scambiati per un più benigno problema meniscale. L’articolazione si gonfia, duole, il movimento produce piccoli scatti o rumore di scroscio e a volte si blocca. La diagnosi clinica e difficile e vista la soverchiante incidenza di problemi meniscali rispetto a quelli dell’osteocondrite si pensa subito alla prima possibilità. Poco male la risonanza magnetica e poi l’artroscopia dirimono ogni dubbio e indicano la successiva scelta terapeutica. Se il frammento, sebbene distaccato, è ancora alloggiato nella sua sede il riposo completo dell’arto e l’immobilizzazione con il gesso per alcune settimane sono il trattamento più efficace.

In molti casi il frammento si consolida e restituisce al ginocchio una superficie articolare liscia e funzionante. Circostanza questa favorita dalla giovane età, quando le capacita di riparazione delle lesioni sono ancora alte. Meno favorevoli alla guarigione i distacchi completi, quando il frammento di cartilagine abbandona la sua sede e vaga libero nell’articolazione. Difficilmente si integra, anche quando viene accostato e fissato con appositi chiodini riassorbibili nella sua corretta posizione. C’è ancora rimedio: se il danno non è troppo esteso, può essere riparato con il trapianto di cartilagine. La tecnica, di recente introduzione nella pratica ortopedica, prevede il trasferimento di carote di cartilagine sana prelevate da una zona dello stesso ginocchio infortunato, ma non essenziale ai fini del movimento. La riparazione può essere compiuta con tecnica mini-invasiva utilizzando solo tre piccole incisioni cutanee e non prevede l’immobilizzazione post-operatoria.

I DISTACCHI APOFISARI

Sono delle separazioni traumatiche del nucleo apofisario dalla sua sede. Durante un’azione di gioco una brusca contrazione di una grossa massa muscolare, crea un’ipersollecitazione in trazione, esercitata da tendini o legamenti, il punto di rottura è rappresentato dalla cartilagine di accrescimento. Dopo i 20 anni di età le cartilagini scompaiono e l’osso difficilmente può essere distaccato.
I distacchi apofisari si presentano tra gli 11 e i 17 anni ed interessano soprattutto il bacino, e la gamba dove si inseriscono i tendini:
1. Spina iliaca anteriore-superiore (SIAS), per brusca contrazione dei muscoli sartorio e tensore

DISTACCHI APOFISARI
Via besport.org

della fascia lata.
2. Spina iliaca anteriore-inferiore (SIAI), tipica lesione
del calcio, per violenta contrazione del muscolo retto
femorale.
3. Tuberosità ischiatica (NATI), per brusca
contrazione dei muscoli posteriori della coscia, capo
lungo del bicipite femorale, parte mediale del
semitendinoso e del semimembranoso.
4. Tuberosità tibiale anteriore, per brusca contrazione del muscolo quadricipite.
Il dolore che compare è immediato e forte per cui diventa difficile anche camminare. I disturbi sono riferiti alla radice della coscia, posteriormente alla piega della natica se è la interessata la tuberosità ischiatica o sotto il ginocchio per la tuberosità tibiale.
La palpazione della zona d’inserzione tendinea e l’estensione del muscolo provocano spesso dolore.
La diagnosi viene fatta con una radiografia: un frammento di osso irregolare o grande come un pisello è ben evidente e distanziato alcuni millimetri dal margine dell’osso del bacino.

La terapia: riposo per 2-3 settimane e un cauto ritorno alla deambulazione e alla corsa sono in genere le misure sufficienti a risolvere il problema. Solo raramente, quando il frammento distaccato si è molto allontanato dalla sua sede e non può formare un vero callo osseo, si deve ricorrere alla chirurgia.

 

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