Il derby italiano finisce nel modo più amaro
Matteo Berrettini ha lasciato il Roland Garros nel modo che più temeva: non battuto fino all’ultimo punto, ma costretto a fermarsi. Il quarto di finale tutto italiano contro Matteo Arnaldi si è chiuso sul 7-5, 5-2 per il ligure, con il romano costretto al ritiro per un problema all’anca dopo un medical timeout e dopo aver provato a restare in campo fino a quando il dolore non è diventato ingestibile. Arnaldi è così entrato nella sua prima semifinale Slam, dove affronterà Flavio Cobolli, garantendo comunque una presenza italiana in finale.
La notizia sportiva è storica per il tennis italiano, ma l’immagine emotiva resta quella di Berrettini: il volto segnato, la camminata sempre più difficile, l’abbraccio con Arnaldi e la sensazione di una nuova occasione spezzata dal fisico. Secondo Reuters, Berrettini ha chiesto un medical timeout dopo tre game del secondo set per un dolore riconducibile all’anca, poi si è ritirato al cambio campo dopo essere stato incoraggiato dal proprio entourage a non proseguire.
Le parole di Berrettini: “Sono stanco di ritirarmi”
In conferenza stampa, Berrettini ha spiegato che il problema riguarda certamente l’anca, pur senza conoscere ancora la diagnosi precisa. Ha raccontato di non aver mai avvertito una sensazione simile, di aver chiesto l’intervento medico perché la zona era molto indolenzita e di essersi fermato per evitare danni più gravi. La frase più dura è quella finale: è stanco di ritirarsi.
Il dolore, secondo il racconto del romano, era iniziato già a metà del primo set mentre serviva. Berrettini ha provato a non pensarci, a restare dentro una partita durissima, ma più serviva e più colpiva di dritto, più il fastidio aumentava. Dopo il trattamento, è rientrato in campo, ha tenuto un turno di battuta, ma non era più in grado di muoversi: negli ultimi 14 punti ne ha vinti soltanto due.
Un primo set buttato via e poi il corpo che cede
La partita aveva già avuto un peso psicologico enorme. Berrettini era partito meglio, era salito 3-0 nel primo set e aveva avuto anche la palla del 4-0, ma Arnaldi era riuscito a rientrare e a strappare il parziale 7-5. Nel secondo set, dopo il controbreak dell’1-2, Berrettini si è toccato la parte alta della coscia sinistra e ha chiamato il medical timeout.
È stato il momento in cui il match ha cambiato natura. Fino a quel punto era un derby tecnico, emotivo, pieno di tensione. Da lì è diventato una lotta contro il dolore. Berrettini non riusciva più a spostarsi, rispondeva corto, zoppicava e non trovava più la spinta necessaria nei colpi che normalmente costruiscono il suo tennis: servizio e dritto.
La scelta giusta, anche se dolorosa
Il ritiro è stato vissuto da Berrettini come una ferita, ma anche come una decisione inevitabile. Il romano ha spiegato che continuare avrebbe probabilmente peggiorato la situazione e allungato i tempi di recupero. Ha parlato di una scelta fatta per la propria carriera, non soltanto per la partita, perché nel tennis non esiste una sostituzione e un giocatore deve capire quando proteggersi.
È qui che la vicenda diventa più grande del singolo match. Berrettini conosce già il lato più crudele degli infortuni. Negli ultimi anni ha dovuto ricominciare più volte, perdendo ritmo, ranking, fiducia e continuità. Il Roland Garros 2026 sembrava la settimana della rinascita: quarti di finale a Parigi, una condizione competitiva, la sensazione di potersi finalmente misurare di nuovo con un grande obiettivo. Proprio per questo il ritiro pesa così tanto.
L’orgoglio per il torneo e il rischio del “loop”
Berrettini ha provato comunque a spostare lo sguardo su ciò che di buono ha costruito. Ha detto di voler tornare a casa con il sorriso, perché poche settimane fa pensare a un quarto di finale al Roland Garros sarebbe stato quasi incredibile. Allo stesso tempo, ha ammesso la tristezza per la sensazione di essere stato privato della possibilità di provarci fino all’ultimo punto.
La parola chiave è mentale. Berrettini deve evitare di rientrare nel “loop” degli infortuni: dolore, stop, esami, recupero, nuova partenza, nuova paura. È un percorso che logora anche i campioni più forti, perché impedisce di costruire abitudini agonistiche e trasforma ogni fastidio in un possibile allarme.
Arnaldi, rispetto e semifinale
Arnaldi ha vissuto una gioia composta. Dopo la partita ha detto che nessuno vorrebbe vedere finire così il torneo di un avversario, soprattutto di un connazionale e amico. Ha augurato a Berrettini di recuperare per la stagione sull’erba, ricordando che su quella superficie il romano resta un giocatore difficilissimo da affrontare.
Il ligure arriva in semifinale dopo un torneo quasi estremo dal punto di vista fisico: prima del quarto aveva già trascorso 17 ore e 42 minuti in campo, poi ha aggiunto altre due ore sul Philippe-Chatrier. Ha ammesso di essere stanco, ma anche di essere disposto a dare tutto per partite di questo livello.
Wimbledon resta il grande interrogativo
Ora tutta l’attenzione si sposta sugli esami. Berrettini ha detto di sperare che non ci siano danni seri e che il quadro sia chiaro rapidamente. Wimbledon è vicino e, per lui, non è mai un torneo qualsiasi: sull’erba ha costruito la parte più alta della sua carriera, fino alla finale del 2021.
La domanda è semplice e crudele: quanto tempo servirà? Se l’anca avrà bisogno solo di riposo e terapie, Berrettini potrà provare a presentarsi sull’erba con cautela. Se gli esami diranno altro, la stagione rischierà di cambiare di nuovo. Il Roland Garros gli ha restituito orgoglio, ma gli ha tolto continuità nel momento più delicato.
Berrettini non esce da Parigi ridimensionato. Esce ferito, ancora una volta. E proprio per questo il prossimo passo sarà decisivo: non solo guarire, ma convincersi che il suo tennis può ancora avere spazio pieno, senza essere ogni volta interrotto dal corpo.
