us open
Tempo di lettura stimato: 6 minuti
   

La notte di Flushing Meadows ha raccontato due storie completamente differenti. Da una parte Ben Shelton, che continua a spingere il tennis americano verso un sogno che negli Stati Uniti manca da più di vent’anni. Dall’altra Sorana Cîrstea, eliminata da Jessica Pegula ma protagonista di un ultimo US Open capace di sintetizzare perfettamente la sua straordinaria stagione d’addio.

Shelton ha dominato Stefanos Tsitsipas negli ottavi di finale con il punteggio di 6-2, 6-3, 6-4, conquistando per la seconda volta in carriera un posto nei quarti dello Slam di casa. Adesso sulla sua strada c’è Carlos Alcaraz, campione in carica e uno dei favoriti principali del torneo.

Cîrstea, invece, si è fermata contro Jessica Pegula. La statunitense ha vinto 6-3, 6-4, mettendo fine all’ultima apparizione della romena a Flushing Meadows dopo che la 36enne aveva già annunciato che il 2026 sarebbe stato il suo ultimo anno nel circuito.

Due risultati opposti, ma entrambi carichi di significato.

Shelton non lascia spazio a Tsitsipas

Il modo in cui Shelton ha raggiunto i quarti è forse ancora più significativo del risultato stesso.

Tsitsipas arrivava alla partita dopo avere ritrovato gli ottavi di uno Slam per la prima volta dal 2024, ma sul campo dell’Arthur Ashe Stadium la differenza è apparsa evidente fin dall’inizio.

Shelton ha preso immediatamente il controllo del match.

Il primo set è durato appena 31 minuti e si è chiuso 6-2. Servizio, risposta aggressiva e una profondità costante con il diritto hanno tolto al greco il tempo necessario per costruire il proprio tennis.

Il secondo parziale non ha modificato il quadro.

Tsitsipas ha provato ad accorciare maggiormente gli scambi e a utilizzare il proprio rovescio per cambiare ritmo, ma Shelton ha continuato ad attaccare il lato sinistro dell’avversario e a proteggere con grande sicurezza i propri turni di servizio.

Sul 6-3 il match sembrava già aver preso una direzione quasi irreversibile.

Nel terzo set Tsitsipas ha resistito più a lungo, ma l’americano non ha perso concentrazione e ha chiuso 6-4 senza concedere al pubblico la sensazione di poter assistere a una vera rimonta.

Il salto di qualità di Ben Shelton

La versione di Shelton vista a New York è molto diversa dal giovane esplosivo che raggiunse la semifinale degli US Open nel 2023.

La potenza era già evidente allora.

Oggi c’è molto di più.

Shelton continua a possedere uno dei servizi più pesanti del circuito, ma ha migliorato notevolmente la gestione degli scambi, le percentuali nelle fasi decisive e soprattutto la capacità di non trasformare ogni punto in una ricerca immediata del vincente.

A 23 anni sta iniziando a giocare con una maturità differente.

Anche il percorso precedente agli ottavi lo dimostra.

All’esordio aveva perso nettamente il primo set contro Tallon Griekspoor prima di ribaltare l’incontro. Poi aveva battuto Hubert Hurkacz in quattro set e Denis Shapovalov ancora in quattro, prima della prestazione quasi perfetta contro Tsitsipas.

Il suo bilancio nel torneo è ora di quattro vittorie consecutive. Prima di New York aveva inoltre conquistato il Masters di Montreal, chiudendo quella settimana senza perdere un incontro. Il suo 2026 comprende anche i titoli di Stoccarda e Monaco.

Shelton sta quindi entrando nell’ultima parte della stagione come uno dei giocatori più in forma del circuito.

Adesso arriva Carlos Alcaraz

Il livello della sfida sale però drasticamente.

Nei quarti Shelton affronterà Carlos Alcaraz, che negli ottavi ha eliminato Tommy Paul in tre set, 6-4, 6-3, 6-4.

Lo spagnolo è tornato a Flushing Meadows dopo un lungo stop per un problema al polso e, partita dopo partita, sembra ritrovare il livello che gli ha permesso di vincere il torneo nella stagione precedente.

Shelton conosce perfettamente la difficoltà dell’appuntamento.

Dopo la vittoria con Tsitsipas ha parlato con grande rispetto di Alcaraz e ha ricordato di essersi allenato recentemente con lui, sottolineandone la straordinaria qualità.

Ma il pubblico dell’Arthur Ashe sarà inevitabilmente dalla parte dell’americano.

E il tennis statunitense vive un momento particolarmente interessante.

Tre americani nei quarti: New York sogna

Shelton non è solo.

Frances Tiafoe e Alex Michelsen hanno già raggiunto i quarti e si affronteranno tra loro, garantendo quindi almeno un americano in semifinale.

Tiafoe ha eliminato Daniil Medvedev in tre set, mentre Michelsen ha superato Tomas Martin Etcheverry.

È un segnale importante per un Paese che non vede un proprio giocatore vincere uno Slam maschile dal 2003, quando Andy Roddick conquistò proprio gli US Open.

Shelton rappresenta probabilmente il volto più spettacolare di questa nuova generazione.

Potenza, personalità, rapporto diretto con il pubblico e una capacità naturale di esaltarsi nei grandi stadi.

Contro Alcaraz servirà però una prestazione ancora superiore.

Sorana Cîrstea saluta gli US Open

La serata di Shelton ha coinciso anche con l’ultimo capitolo americano della carriera di Sorana Cîrstea.

Jessica Pegula ha fermato la romena agli ottavi con un 6-3, 6-4 più combattuto di quanto il punteggio possa suggerire.

Il primo set è stato caratterizzato da numerosi break.

Pegula ha avuto bisogno di cinque set point prima di riuscire a chiuderlo, mentre nel secondo è stato un singolo break decisivo a creare la differenza.

Cîrstea ha combattuto fino all’ultimo game.

Quando la partita è terminata, però, il risultato è passato immediatamente in secondo piano.

Quella appena conclusa era infatti la sua ultima presenza in uno Slam negli Stati Uniti.

Un 2026 straordinario proprio nell’anno dell’addio

La particolarità della stagione di Cîrstea sta tutta in un paradosso.

La romena aveva deciso che il 2026 sarebbe stato il suo ultimo anno da professionista.

Quella scelta ha finito per liberarla.

La stessa giocatrice ha raccontato come l’annuncio del ritiro le abbia tolto una parte della pressione con la quale aveva convissuto durante tutta la carriera. Il risultato è stato uno dei migliori anni della sua vita tennistica.

A Roma ha raggiunto la semifinale.

Al Roland Garros è arrivata fino ai quarti.

A Wimbledon ha superato due turni.

E a New York ha raggiunto gli ottavi dopo un percorso di grande qualità.

Ha battuto Julia Grabher 6-3, 6-0 al debutto, Diane Parry 6-2, 7-5 al secondo turno e soprattutto Jasmine Paolini 6-3, 6-3 al terzo. Era la prima vittoria di Cîrstea sull’italiana dopo tre precedenti persi.

Prima della partita con Pegula era salita fino al numero 15 del ranking live, posizione mai raggiunta prima nella sua carriera.

A 36 anni il miglior ranking della carriera

È forse il dato che sintetizza meglio tutto.

Cîrstea ha debuttato nel circuito quando molte delle attuali protagoniste erano ancora bambine.

È stata numero 21 del mondo già nel 2013.

Ha vissuto infortuni, ritorni, stagioni difficili e momenti nei quali sembrava vicina all’uscita dal grande tennis.

Poi, nell’anno in cui ha deciso di fermarsi, ha prodotto il proprio miglior ranking.

A 36 anni.

La sconfitta con Pegula non cancella nulla.

Anzi, rende ancora più particolare l’immagine del suo ultimo saluto a New York.

Pegula continua invece la corsa verso il titolo

Per Jessica Pegula il torneo prosegue.

La finalista degli US Open 2024 raggiunge nuovamente i quarti e affronterà Emma Navarro, che nella notte ha eliminato Anna Kalinskaya 6-4, 6-2.

Sarà quindi un altro derby statunitense.

Il tabellone femminile presenta contemporaneamente Aryna Sabalenka contro Linda Noskova, mentre nella parte ancora da completare restano protagoniste Iga Swiatek, Coco Gauff, Naomi Osaka e Elena Rybakina.

Shelton guarda avanti, Cîrstea guarda indietro

È questa la fotografia più affascinante della notte americana.

Ben Shelton ha 23 anni e sembra entrare proprio adesso nella fase più importante della carriera.

Sorana Cîrstea ne ha 36 e sta vivendo gli ultimi mesi nel circuito.

Lui lascia il campo pensando a Carlos Alcaraz.

Lei lo lascia sapendo che non giocherà più un altro US Open.

Shelton rappresenta il futuro che New York aspetta.

Cîrstea rappresenta una carriera che il pubblico ha visto attraversare quasi due generazioni del tennis femminile.

La stessa notte ha portato uno verso una delle partite più importanti della sua vita e l’altra verso uno degli ultimi saluti della propria carriera.

È anche per questo che gli US Open continuano a produrre storie ben oltre il semplice risultato.

 

Leggi Anche