Il nome forte per il nuovo ciclo azzurro
Roberto Mancini è tornato in cima alla lista per la panchina della Nazionale. Dopo le due amichevoli vinte dall’Italia giovane di Silvio Baldini, la FIGC sembra orientata verso un ritorno dell’ex commissario tecnico, l’uomo che aveva riportato gli Azzurri sul tetto d’Europa nel 2021. Secondo Tuttosport, Mancini avrebbe superato Antonio Conte e lo stesso Baldini, con un’intesa di massima su un contratto quadriennale fino al 30 giugno 2030.
Eurosport conferma lo scenario: il ritorno di Mancini sarebbe oggi l’ipotesi più probabile, ma l’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare soltanto dopo le elezioni per la presidenza FIGC del 22 giugno. Il tema, dunque, non è solo tecnico: è anche politico e federale.
Perché l’annuncio deve aspettare
Il punto centrale è la tempistica. Fanpage scrive che la scelta sarebbe stata fatta, ma che Mancini non può ancora essere annunciato perché bisogna attendere il nuovo presidente federale. Giovanni Malagò parte favorito nella corsa contro Giancarlo Abete, ma il passaggio istituzionale resta necessario prima di ufficializzare il nuovo commissario tecnico.
C’è poi un secondo nodo: il contratto con l’Al Sadd. Tuttosport riporta che Mancini è legato al club qatariota fino al 30 giugno 2028 e dovrà prima risolvere quel rapporto prima di firmare con l’Italia.
La parentesi Baldini chiusa con due vittorie
Il ritorno di Mancini arriva dopo una mini-fase molto particolare. Silvio Baldini, ct ad interim, ha guidato una Nazionale giovane nelle amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia. La FIGC ha raccontato il successo di Creta come il secondo 1-0 consecutivo firmato da Pio Esposito: due partite, due vittorie, due gol dello stesso attaccante e una squadra capace anche di soffrire in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Luca Reggiani.
Baldini ha lasciato un segnale positivo, soprattutto sul piano del coraggio. Ha chiamato tanti giovani, ha abbassato l’età media del gruppo e ha dato all’Italia un’immagine diversa dopo l’ennesima ferita mondiale. Ma il progetto della Nazionale maggiore, almeno nelle intenzioni della federazione, sembra destinato a essere affidato a un profilo più strutturato e riconoscibile.
Il peso del passato: Wembley e la rottura del 2023
Mancini non è un nome neutro. È il ct dell’Europeo vinto a Wembley, ma anche l’allenatore della mancata qualificazione al Mondiale 2022 e delle dimissioni improvvise dell’agosto 2023. Proprio per questo il suo ritorno dividerebbe inevitabilmente l’ambiente: da una parte la memoria dell’ultimo grande trionfo azzurro, dall’altra il ricordo di una separazione complicata e mai davvero assorbita.
Eurosport ricorda che Mancini aveva portato l’Italia al titolo europeo, ma anche che il ciclo era stato segnato dal fallimento nei playoff mondiali contro la Macedonia del Nord. Il ritorno sarebbe quindi una seconda occasione, ma non una ripartenza senza ombre.
Il compito: ricostruire e qualificarsi
La missione è chiara: riportare l’Italia dentro un grande Mondiale. Tuttosport sottolinea che gli Azzurri da settembre saranno impegnati nel Gruppo A di Nations League contro Francia, Belgio e Turchia, prima del percorso verso Euro 2028 e poi verso il Mondiale 2030.
Mancini, se tornerà, dovrà fare qualcosa di diverso rispetto al primo ciclo. Non gli basterà riproporre il modello che aveva funzionato nel 2021. Dovrà integrare giovani, ricostruire fiducia, dare continuità a un gruppo frammentato e soprattutto evitare che la Nazionale resti prigioniera della nostalgia.
Il nodo giovani
La mini-Italia di Baldini ha mostrato una strada: Pio Esposito, Reggiani, Fini, Koleosho, Pisilli, Lipani e altri profili emergenti hanno dato segnali interessanti. La domanda ora è quanto spazio troveranno nel nuovo ciclo. Il rischio di ogni restaurazione è tornare troppo rapidamente al passato. La sfida di Mancini, invece, sarebbe usare la propria esperienza per proteggere il futuro.
In questo senso il ritorno avrebbe senso solo se accompagnato da una riforma tecnica più ampia. Non un semplice “Mancini bis”, ma una Nazionale più giovane, più sostenibile, più collegata al Club Italia e meno dipendente da emergenze dell’ultimo momento.
Un ritorno che può funzionare solo se cambia prospettiva
Roberto Mancini conosce Coverciano, conosce il peso della maglia azzurra e conosce anche le trappole del ruolo. Ha vinto, ha fallito, se n’è andato, ora può rientrare. Ma il calcio italiano del 2026 non è quello del 2018 né quello del 2021.
Il suo possibile ritorno non può essere venduto solo come una riparazione emotiva. Deve essere una scelta di progetto. L’Italia ha bisogno di un ct, ma soprattutto di una direzione. Mancini può darla, a patto che il nuovo corso non sia una semplice replica del passato. Dopo tre Mondiali mancati, il tempo delle scorciatoie è finito.
