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Un compleanno diverso dagli altri

Bruno Giordano compie oggi, 13 agosto 2026, 70 anni. Un compleanno inevitabilmente diverso per l’ex attaccante di Lazio e Napoli, che quattro mesi fa ha perso la moglie Susy dopo 45 anni trascorsi insieme. Nell’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Giordano racconta di cercare serenità soprattutto per i figli, ricordando quanto la moglie sia stata centrale nella sua vita.

È da questo momento personale che parte un viaggio attraverso una carriera entrata nella storia del calcio italiano: la Lazio di Maestrelli, il Calcioscommesse, il Mondiale 1982 mancato, Napoli, Maradona e il primo scudetto azzurro.

Da falso nove a centravanti

Giordano racconta di essere nato calcisticamente come un attaccante molto mobile, quello che oggi verrebbe probabilmente definito un falso nove. Il suo modello era Johan Cruijff e amava allontanarsi dall’area, partecipando alla costruzione del gioco.

A cambiare definitivamente la sua posizione fu anche Giorgio Chinaglia.

Quando Long John decise di trasferirsi negli Stati Uniti, consegnò a Giordano la maglia numero 9. Poco dopo il giovane attaccante segnò a Firenze e iniziò il percorso che lo avrebbe trasformato nel centravanti della Lazio.

Tommaso Maestrelli ebbe un ruolo fondamentale. Giordano gli attribuisce la capacità di aver individuato qualità che persino lui non era ancora consapevole di possedere.

La Lazio delle “canaglie” e le pistole nello spogliatoio

Uno dei passaggi destinati a far discutere maggiormente riguarda la vecchia Lazio.

Giordano conferma che la fama dello spogliatoio biancoceleste non era costruita soltanto sulle leggende. Racconta che lui e Felice Pulici sarebbero stati, a un certo punto, tra i pochi giocatori a non possedere una pistola. Ricorda anche un episodio durante una trasferta ad Ascoli, quando alcuni compagni avrebbero utilizzato la carcassa abbandonata di un’automobile come bersaglio prima della partita.

È il racconto di un calcio e soprattutto di uno spogliatoio completamente lontani dagli standard contemporanei.

Quella Lazio era caratterizzata da personalità fortissime, con allenamenti spesso durissimi e rapporti accesi, ma capace secondo Giordano di trasformarsi la domenica in un gruppo estremamente compatto.

Il Calcioscommesse e il Mondiale perso

La ferita sportiva probabilmente più profonda resta quella del primo scandalo del Calcioscommesse del 1980.

Giordano fu squalificato dalla giustizia sportiva, mentre successivamente venne assolto nel procedimento ordinario. La squalifica iniziale di tre anni e mezzo fu poi ridotta e lo tenne comunque lontano dal Mondiale del 1982.

Nell’intervista non nasconde il rimpianto: ritiene che avrebbe potuto fare parte dell’Italia diventata campione del mondo in Spagna. Paolo Rossi riuscì invece a rientrare in tempo e divenne il simbolo di quella Nazionale.

A distanza di oltre quarant’anni, Giordano considera ancora quella vicenda uno dei grandi “cosa sarebbe successo se” della propria carriera.

Maradona: il più grande di tutti

Il rimpianto mondiale viene compensato almeno in parte da un privilegio che Giordano rivendica con orgoglio: aver giocato insieme a Diego Armando Maradona.

Per l’ex attaccante, Maradona resta il più grande calciatore di tutti i tempi. Il rapporto non si limitava inoltre al campo: erano compagni e amici.

Diego, dal canto suo, aveva definito Giordano il calciatore italiano più forte con cui avesse giocato.

Insieme formarono una delle linee offensive più celebrate della storia del Napoli e conquistarono il primo scudetto del club nel 1986/87.

La Ma.Gi.Ca. del Napoli

Maradona, Giordano e Andrea Carnevale formarono la prima versione della celebre Ma.Gi.Ca..

Giordano ricorda Carnevale come un attaccante sorprendentemente moderno, capace di lavorare per la squadra e contemporaneamente segnare. Successivamente arrivò Careca e la sigla continuò a funzionare sostituendo semplicemente il terzo protagonista.

Il Napoli di quegli anni era una squadra costruita per competere ai massimi livelli in Italia.

Proprio per questo uno dei rimpianti più grandi resta la stagione successiva allo scudetto.

Il secondo scudetto sfumato e l’ammutinamento

Giordano torna anche sulla crisi con Ottavio Bianchi.

Dopo la sconfitta contro il Milan, la situazione all’interno dello spogliatoio diventò esplosiva e alcuni giocatori entrarono apertamente in contrasto con l’allenatore. Secondo Giordano, la società non gestì quella fase nel modo migliore.

L’ex attaccante ritiene che quel Napoli avrebbe potuto conquistare nuovamente il campionato. La mancata vittoria continua a essere uno dei momenti che gli provocano maggiore amarezza, soprattutto considerando che il Milan di Sacchi sarebbe successivamente diventato dominatore in Europa e nel mondo.

I derby di Roma di un’altra epoca

Giordano ricorda inoltre un calcio nel quale rivalità feroce e rapporti personali riuscivano a convivere.

Nei derby affrontava Bruno Conti e Agostino Di Bartolomei, simboli della Roma, ma fuori dal campo esistevano legami e amicizie profonde. Durante i novanta minuti erano avversari; terminata la partita, il rapporto personale tornava al centro.

Il ricordo di Di Bartolomei resta particolarmente doloroso e Giordano lo descrive come una persona straordinaria.

Settanta anni tra gioie e ferite

L’intervista realizzata per il settantesimo compleanno non è quindi una semplice celebrazione nostalgica.

Dentro ci sono il talento scoperto da Maestrelli, una Lazio irripetibile, una squalifica mai completamente digerita, il Mondiale mancato, Maradona, lo scudetto di Napoli e soprattutto la perdita recente della donna con la quale Giordano aveva condiviso 45 anni.

A settant’anni Bruno Giordano può guardarsi indietro con qualche rimpianto, ma anche con una certezza difficile da eguagliare.

Non è diventato campione del mondo. In compenso ha potuto giocare e vincere accanto a Diego Armando Maradona. E, come ripete lui stesso nel ripercorrere quella storia, questo nessuno potrà toglierglielo.

 

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