Indice
- Pirlo diventa il nome forte per la panchina azzurra
- Il contesto: Maldini direttore tecnico e una Nazionale da ricostruire
- Perché Maldini vede Pirlo come il profilo giusto
- I dubbi: una carriera in panchina ancora incompleta
- Il bivio tra Mancini, Guardiola e Pirlo
- Come potrebbe giocare l’Italia di Pirlo
- Una scelta di coraggio o un rischio eccessivo?
- La decisione che definirà il nuovo corso FIGC
Pirlo diventa il nome forte per la panchina azzurra
Andrea Pirlo è entrato con forza nella corsa alla panchina della Nazionale italiana. La Gazzetta dello Sport ha scritto il 16 luglio che Paolo Maldini, nuovo direttore tecnico azzurro e presidente del Club Italia, ha indicato Pirlo come il profilo preferito per guidare il nuovo corso della Nazionale. La decisione definitiva non è ancora arrivata: secondo la stessa ricostruzione, serve ancora convincere Giovanni Malagò, presidente della FIGC, che inizialmente puntava su Roberto Mancini.
Il gancio è quindi chiaro: non siamo davanti a una semplice suggestione, ma a un nome che entra nella fase finale della riflessione federale. Maldini e Leonardo vedono in Pirlo un profilo coerente con l’idea di ricostruire l’Italia non solo attraverso un allenatore, ma attraverso una nuova architettura tecnica. La Gazzetta parla di ore di contatti, colloqui e riflessioni, con Maldini intenzionato a spiegare a Malagò le ragioni della candidatura dell’ex regista azzurro.
Il contesto: Maldini direttore tecnico e una Nazionale da ricostruire
La candidatura di Pirlo va inserita dentro un quadro più ampio. Reuters ha riportato che Paolo Maldini è stato nominato direttore tecnico della FIGC dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia al Mondiale. Secondo Reuters, Maldini ha firmato fino al 2028 e sarà affiancato da Leonardo come advisor.
È una rivoluzione culturale prima ancora che tecnica. L’Italia non cerca soltanto un ct per la prossima partita, ma una figura che possa lavorare dentro un sistema ridisegnato. Maldini ha il compito di ricostruire l’area tecnica, collegare Nazionale maggiore e settore giovanile, dare visione a un movimento che ha perso continuità internazionale. In questo senso, la scelta del commissario tecnico diventa il primo grande atto politico-sportivo del nuovo corso.
Pirlo piace proprio perché è parte della memoria vincente dell’Italia. Campione del mondo nel 2006, simbolo di intelligenza calcistica, conoscenza e qualità, rappresenta per Maldini una figura capace di parlare alla storia e al futuro. Ma il punto è capire se questa forza simbolica basti per sostenere una panchina così delicata.
Perché Maldini vede Pirlo come il profilo giusto
La Gazzetta ha scritto che Maldini considera Pirlo un “visionario dai piedi per terra”, un allenatore con coraggio, intraprendenza e conoscenza profonda del calcio internazionale. Secondo il quotidiano, l’ex capitano del Milan lo vede come una figura capace di interpretare la missione verso il Mondiale 2030.
La chiave è proprio questa: Pirlo non viene valutato solo per il curriculum da allenatore, ma per il suo potenziale dentro una struttura più ampia. Con Maldini e Leonardo sopra di lui, il ct non sarebbe lasciato solo a gestire una ricostruzione enorme. Avrebbe alle spalle una direzione tecnica forte, capace di sostenerlo nelle scelte e nel rapporto con club, federazione e settori giovanili.
Tuttomercatoweb ha scritto che Pirlo è salito nelle gerarchie anche perché Maldini lo avrebbe già voluto al Milan e Leonardo lo avrebbe voluto al PSG da giocatore. Sono dettagli relazionali, ma nel calcio contano: fiducia, conoscenza reciproca e condivisione di visione possono pesare quanto l’esperienza formale.
I dubbi: una carriera in panchina ancora incompleta
Il problema è evidente: Pirlo non ha ancora costruito una carriera da allenatore tale da rendere la scelta inattaccabile. La Gazzetta, in un approfondimento sul suo modo di allenare, ha ricordato che le esperienze in panchina dell’ex centrocampista, dalla Juventus alla Sampdoria passando per il Karagumruk, hanno mostrato più ombre che luci.
La sua prima esperienza alla Juventus fu complicatissima. Arrivò nel 2020 senza una vera storia da tecnico alle spalle, ereditando una squadra reduce da nove scudetti consecutivi e da una fase di logoramento. Vinse Coppa Italia e Supercoppa, ma non riuscì a prolungare il dominio in campionato. La Gazzetta sottolinea che quel salto fu ingombrante, anche se non traumatico; oggi il passaggio dallo United FC di Dubai alla Nazionale sarebbe ancora più sorprendente.
Pirlo allena infatti negli Emirati. Reuters aveva riportato nel luglio 2025 la sua nomina come tecnico dello United FC, club di Dubai della seconda divisione emiratina, con un contratto biennale. La UAE Pro League, in un aggiornamento recente sugli allenatori della stagione 2026/27, indica l’Italia rappresentata da Andrea Pirlo allo United FC.
Il bivio tra Mancini, Guardiola e Pirlo
La scelta del nuovo ct non riguarda solo Pirlo. La Gazzetta ha scritto che Malagò puntava su Mancini, mentre Guardiola resta il sogno più ambizioso e Pirlo è diventato il nome indicato da Maldini e Leonardo. Tuttomercatoweb ha aggiunto che la shortlist dovrebbe comprendere sia Andrea Pirlo sia Pep Guardiola, profili molto diversi ma entrambi compatibili, in modi differenti, con l’idea di costruire la Nazionale come un club sotto la guida di Maldini e Leonardo.
Mancini rappresenterebbe la soluzione dell’esperienza e della conoscenza dell’ambiente. Guardiola sarebbe la scelta di rottura assoluta, ma con costi e difficoltà enormi. Pirlo sarebbe invece l’opzione più rischiosa e allo stesso tempo più identitaria: un campione del mondo chiamato a ricostruire l’Italia in nome di idee, coraggio e appartenenza.
Come potrebbe giocare l’Italia di Pirlo
Il Pirlo allenatore ha sempre cercato un calcio di possesso, libertà tra le linee e costruzione dal basso. La Gazzetta ha parlato di fantasia come principio cardine e di un allenatore che, nelle sue esperienze, ha provato a portare creatività anche in panchina.
In Nazionale, però, il tempo per lavorare è limitato. Un ct non può costruire automatismi quotidiani come in un club. Deve semplificare, scegliere pochi principi chiari e adattarli ai giocatori disponibili. Pirlo dovrebbe quindi trasformare la sua idea in qualcosa di più essenziale: qualità tecnica, centrocampo pensante, difesa organizzata e attaccanti messi nelle condizioni di ricevere con vantaggio.
La sfida sarebbe soprattutto gestionale. Pirlo conosce la maglia azzurra, ma dovrebbe dimostrare di saper guidare uno spogliatoio nazionale in una fase di enorme pressione. Dopo tre Mondiali mancati, l’Italia non può più permettersi esperimenti senza struttura. Se la scelta ricadesse su di lui, Maldini e Leonardo dovrebbero accompagnarlo con un progetto molto chiaro.
Una scelta di coraggio o un rischio eccessivo?
Pirlo ct sarebbe una scelta divisiva. Per alcuni rappresenterebbe il coraggio necessario dopo anni di fallimenti: un nome giovane, italiano, legato alla vittoria del 2006 e capace di parlare a una generazione nuova. Per altri sarebbe un azzardo troppo grande, considerando un curriculum da tecnico ancora non pienamente consolidato.
La verità sta nel mezzo. Pirlo non può essere presentato come garanzia. Non lo è. Ma non può nemmeno essere liquidato solo per le difficoltà delle sue prime esperienze. È un allenatore ancora in costruzione, con un’intelligenza calcistica enorme e un percorso tecnico da completare. La domanda è se la Nazionale sia il posto giusto per completarlo.
La decisione che definirà il nuovo corso FIGC
La scelta del ct sarà il primo vero esame della nuova FIGC di Malagò, Maldini e Leonardo. Se arriverà Pirlo, sarà un segnale forte: la Federazione accetterà il rischio di una guida giovane, appoggiata da una struttura tecnica nuova e pensata per lavorare oltre il breve periodo. Se invece si virerà su Mancini o su un altro nome, prevarrà la logica dell’esperienza immediata.
Al momento non c’è un annuncio ufficiale. Il dato verificabile è che Maldini spinge per Pirlo, Malagò deve ancora essere convinto e la decisione è in fase di confronto.
L’Italia cerca un ct, ma soprattutto cerca una direzione. Pirlo è diventato il simbolo di una possibile svolta: affascinante, rischiosa, piena di domande. Proprio per questo il suo nome oggi pesa più degli altri. Non perché sia la scelta più comoda, ma perché obbliga il calcio italiano a decidere che cosa vuole essere dopo l’ennesima ferita mondiale.
