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Il fatto: la rottura è confermata

Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 2025 i Los Angeles Clippers hanno annunciato che Chris Paulnon fa più parte della squadra”, dopo averlo mandato a casa nel pieno del road trip. Il presidente Lawrence Frank ha firmato la nota spiegando che la decisione non attribuisce a Paul colpe per il 5–16 di start stagionale. La notizia è stata confermata da ESPN, Reuters, The Guardian e Sky Sport, con dettagli sull’orario (post social alle 3 a.m. EST), sul contratto (un anno, veteran minimum) e sul fatto che il 40enne aveva annunciato che questa sarebbe stata la stagione d’addio.

Stato contrattuale: taglio secco, ma tecnicamente conta la “procedura”

Le ricostruzioni di ESPN e dei media specializzati indicano che, pur essendo stato “mandato a casa” e indicato come release, ci sono aspetti procedurali (waivers/trade eligibility) ancora da formalizzare nel transaction log: BasketNews spiega che Paul non è immediatamente free agent finché non è processato il taglio; Heavy aggiunge che alcune finestre di trade/claim possono incidere sul timing. In ogni caso, il perimetro è chiaro: i Clippers non lo schiereranno più.

Numeri e ruolo 2025/26

Nella sua seconda vita angelena, Paul è stato backup con minuti controllati: 2,9 punti, 3,3 assist, 1,8 rimbalzi con 32,1% dal campo nelle prime 16 presenze. Dati ESPN in linea con un impiego ridotto e focalizzato su gestione del secondo quintetto. Sul piano storico, resta il 2° di sempre per assist e steal dietro John Stockton, 12 volte All-Star, membro del 75th e futuro Hall of Famer.

Gli scenari: claim, sign altrove o ritiro

Tre esiti possibili:

  • Claim/Trade tecnico entro la finestra utile (più difficile per motivi salariali).
  • Firma altrove da free agent quando la procedura sarà chiusa (si è citata OKC a livello speculativo).
  • Ritiro immediato, ipotesi che lo stesso Paul aveva ventilato per fine stagione.
    In ogni caso, il finale “mid-season” apre un dibattito sulla gestione degli addii in NBA e sulla tutela d’immagine delle leggende. Le reazioni mediatiche (TalkSport, siti di team-coverage) danno il polso della polemica.
 
 
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