news-tennis
Tempo di lettura stimato: 3 minuti
   

Il doppio 6-0 con Berrettini è molto più di un incidente

Il 6-0 6-0 subito da Matteo Berrettini al secondo turno di Monte-Carlo è il tipo di punteggio che sposta immediatamente il discorso da una semplice sconfitta a una crisi di immagine sportiva. Eurosport lo definisce senza giri di parole la peggior sconfitta della carriera di Daniil Medvedev, mentre il live di Corriere dello Sport conferma il punteggio conclusivo e la rapidità della caduta. In meno di un’ora, il russo è passato da testa di serie del torneo a simbolo di una disfatta rarissima per un giocatore del suo livello.

Il risultato colpisce ancora di più se lo si guarda dentro la cornice della sua reputazione. Medvedev resta un ex numero 1 del mondo, uno dei giocatori più intelligenti e difficili da leggere del circuito, ma a Monte-Carlo è sembrato svuotato di qualunque arma riconoscibile. Eurosport parla di una partita senza storia, la Gazzetta di un incontro “senza storia e finale inglorioso”, e in effetti il dato più impressionante non è solo il punteggio ma l’assenza quasi totale di opposizione reale. Berrettini ha semplicemente preso il campo e Medvedev non ha mai trovato nemmeno una zona in cui resistere.

La scena della racchetta distrutta ha reso tutto ancora più pesante

Come spesso accade con Medvedev, il momento tecnico si è trasformato quasi subito in momento emotivo. La Gazzetta dello Sport ha raccontato la sequenza in cui, sotto 6-0 2-0, il russo ha perso completamente il controllo, scagliando la racchetta più volte contro la terra rossa di Monte-Carlo fino a distruggerla, sotto gli olé del pubblico e poi tra i fischi a fine partita. È una scena che non aggiunge nulla dal punto di vista tennistico, ma dice moltissimo sul livello di frustrazione accumulato in quel momento.

Il problema, però, è che in questo caso il gesto non può essere isolato dal contenuto della partita. Quando un giocatore del calibro di Medvedev reagisce così, normalmente si pensa a una giornata storta o a un passaggio di nervosismo. Qui invece la furia sembra la prosecuzione naturale di una sensazione più profonda: quella di non avere controllo su ciò che succede in campo. La racchetta spaccata non è il centro del problema; è solo l’immagine più vistosa di una partita che gli era già scivolata completamente dalle mani.

La terra resta la sua contraddizione più grande

A rendere tutto ancora più significativo c’è il rapporto mai davvero pacificato tra Medvedev e la terra battuta. Solo pochi giorni prima del torneo, il Corriere dello Sport aveva rilanciato parole molto chiare del russo: aveva detto di non amare la terra, di essersi ormai rassegnato a conviverci e perfino di non sapere bene come fosse riuscito a vincere a Roma nel 2023. Erano frasi che suonavano come una delle sue solite provocazioni autoironiche, ma la partita contro Berrettini le ha rese improvvisamente molto più serie.

Perché il punto non è più soltanto che Medvedev non ami la superficie. È che sulla terra continua a esporre una vulnerabilità identitaria che altrove sa mascherare meglio. Sul cemento, anche nelle giornate peggiori, riesce spesso a restare ordinato, tattico, leggibile. Sul rosso, quando il match gli sfugge, tutto appare più fragile: il timing della risposta, la posizione in campo, la pazienza nello scambio, perfino la tenuta emotiva. Monte-Carlo ha portato questo conflitto al punto più estremo possibile.

Il problema per Medvedev, adesso, non è solo assorbire la sconfitta. È impedire che questo 6-0 6-0 diventi il modo in cui verrà letto il suo intero avvio di stagione sulla terra. I grandi giocatori possono perdere male una volta. Ma quando un ko così netto si appoggia a un rapporto storicamente ambiguo con la superficie e a un’esplosione di nervi così evidente, il rischio è che la partita smetta di essere un episodio e diventi una diagnosi. Monte-Carlo, per Daniil Medvedev, assomiglia molto a quel confine.

 
 
Tempo di lettura stimato: 3 minuti
 
 

Leggi Anche

Loading...