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La vigilia della classica riporta tutto a quell’urlo del 2021

Alla vigilia della Parigi-Roubaix 2026, il nome di Sonny Colbrelli è tornato con forza al centro del racconto ciclistico italiano. Tuttosport ha scelto di rileggere la sua impresa del 2021 come il momento in cui il ciclismo azzurro spezzò un’attesa lunga ventidue anni, riportando il tricolore davanti a tutti nella “regina delle classiche”. È un richiamo tutt’altro che nostalgico: in un weekend in cui la Roubaix torna a occupare il centro della scena, il successo del Cobra continua a rappresentare l’ultima vera grande firma italiana su una corsa che, per la sua durezza e per il suo statuto simbolico, vale più di molte altre vittorie.

Il peso di quel trionfo cresce anche se lo si guarda oggi, con la prospettiva degli anni e con la carriera di Colbrelli già chiusa. Tuttosport ricorda che vinse in 6h01’57”, davanti a Florian Vermeersch e Mathieu van der Poel, diventando il quattordicesimo italiano a imporsi a Roubaix. Ma la parte più forte di quella pagina non sta solo nel risultato: sta nel fatto che da allora nessun altro italiano ha davvero rimesso le mani sulla corsa, e che ogni nuova edizione torna inevitabilmente a fare i conti con quel pomeriggio fangoso e perfetto. In questo senso, Colbrelli resta il riferimento immediato di ogni ambizione italiana sul pavé.

Il presente, però, racconta anche un’altra transizione

C’è però un secondo livello che rende il suo nome attuale in queste settimane. Cyclingnews aveva riportato a fine 2025 il suo addio al ruolo di direttore sportivo della Bahrain Victorious, dopo poco più di tre stagioni nello staff della squadra con cui aveva corso da professionista. Colbrelli, costretto al ritiro nel 2022 dopo il collasso alla Volta a Catalunya e la diagnosi di aritmia cardiaca, aveva provato a restare nel gruppo con un compito tecnico-dirigenziale; l’uscita da Bahrain ha però riaperto il tema di quale possa essere davvero il suo posto nel ciclismo del presente.

È proprio qui che il suo nome assume oggi una consistenza particolare. Da una parte il ciclismo italiano lo richiama come simbolo moderno di una Roubaix leggendaria; dall’altra il suo percorso post-carriera resta ancora aperto, meno definito di quanto si potesse immaginare. Il risultato è che Colbrelli vive in una zona rarissima: non è soltanto un ex campione da anniversario, ma una figura che continua a stare dentro il racconto del ciclismo in due modi diversi, come memoria sportiva recentissima e come uomo ancora in cerca di una collocazione stabile dopo il ritiro. Ed è anche per questo che, quando si avvicina la Roubaix, il suo nome torna a pesare così tanto.

 
 
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