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L’eliminazione contro Milano non cancella il valore del percorso

Per Marco Gaspari, queste settimane rappresentano insieme il momento più duro e più rivelatore della stagione. La sua Savino Del Bene Scandicci è uscita dalla semifinale scudetto contro Numia Vero Volley Milano, che ha chiuso la serie sul 3-1 vincendo gara 4 il 29 marzo 2026. Il resoconto ufficiale della Lega Volley Femminile parla di una sfida intensa, risolta dalla maggiore qualità offensiva di Milano e da una straordinaria Paola Egonu, capace di trascinare la squadra in finale. Per Gaspari, però, questo passaggio non può essere letto solo come una battuta d’arresto: è il punto in cui una stagione già storica cambia direzione e chiede una nuova forma di lettura.

La semifinale persa pesa, naturalmente, soprattutto perché Scandicci si era presentata al cuore della primavera da seconda forza del campionato e da squadra ormai pienamente riconosciuta nel gruppo di vertice del volley femminile italiano. Il sito ufficiale del club ricorda che la regular season si era chiusa con la squadra di Gaspari al secondo posto con 62 punti, alle spalle di Conegliano ma davanti a una concorrenza ricchissima di talento. Non si trattava dunque di una squadra emergente in senso stretto, ma di un progetto ormai pienamente strutturato, costruito per stare stabilmente in alto. Proprio per questo la sconfitta con Milano non può essere trattata come un semplice inciampo: ha il peso di una verifica mancata su scala nazionale.

La serie con Milano ha raccontato bene pregi e limiti della sua Scandicci

La semifinale scudetto ha mostrato in modo quasi didattico quale sia oggi la natura della squadra di Gaspari. Da una parte una formazione capace di altissimo livello, come dimostrato dalla vittoria in gara 3, quando Scandicci ha allungato la serie battendo Milano 3-1 grazie ai 35 punti di Antropova, come ha raccontato la Gazzetta dello Sport. Dall’altra una squadra che, nel momento in cui il confronto si è fatto definitivamente feroce e lungo, non è riuscita a tenere la stessa continuità della rivale. Il tecnico aveva provato a giocarsi la serie insistendo su battuta, tecnica offensiva e fase difensiva, come emerge anche dalle sue parole rilanciate dal sito ufficiale del club prima di gara 3. Ma alla fine Milano ha mostrato più tenuta complessiva.

Ed è proprio qui che il lavoro di Gaspari diventa interessante da osservare. Perché la sua stagione non è stata quella di un semplice buon allenatore arrivato in fondo con una squadra forte. È stata la stagione in cui Scandicci ha cercato di diventare definitivamente qualcosa di più di una presenza fissa nelle zone alte: una squadra capace di trasformare il proprio status in una vera candidatura al titolo. La semifinale con Milano ha detto che il salto non è ancora compiuto del tutto sul fronte domestico. Ma non ha affatto detto che il progetto si sia fermato. Anzi, il paradosso di queste settimane è che proprio mentre il campionato ha chiuso una porta, l’Europa ne ha spalancata un’altra ancora più prestigiosa.

In Europa, Gaspari ha già firmato una stagione da élite assoluta

Se si allarga lo sguardo oltre i playoff italiani, il 2026 di Marco Gaspari assume infatti tutt’altro profilo. La Lega Volley Femminile ha certificato che Scandicci ha conquistato per il secondo anno consecutivo la qualificazione alla Final Four di CEV Champions League, eliminando il Fenerbahçe al termine di una sfida durissima, risolta addirittura al golden set. Anche Eurosport ha raccontato l’impresa, sottolineando come il club toscano abbia saputo reggere la bolgia di Istanbul e piegare una delle superpotenze turche del volley europeo. Questo risultato, da solo, sposta il giudizio sulla stagione. Una squadra che entra tra le migliori quattro d’Europa per due anni di fila non sta vivendo un’illusione. Sta costruendo una statura internazionale.

La stessa espressione usata dalla Lega — “di nuovo tra le migliori 4 d’Europa” — rende bene il punto. Non si parla di una sorpresa estemporanea, ma di una conferma. In un continente dove il volley femminile si concentra ormai su pochissime grandi potenze distribuite soprattutto tra Italia e Turchia, riuscire a rientrare ancora tra le prime quattro significa guadagnarsi un posto in un’élite molto ristretta. Per Gaspari, questo conta moltissimo anche sul piano personale: certifica che il suo profilo non è solo quello di tecnico da campionato nazionale, ma di allenatore capace di reggere il massimo livello internazionale.

Il Mondiale per Club vinto a dicembre ha già cambiato il peso del suo nome

A rendere il quadro ancora più importante c’è poi un altro passaggio che non va dimenticato: il trionfo di Scandicci nel Mondiale per Club 2025, conquistato a dicembre in Brasile battendo in finale Conegliano. Italpress lo ha definito un successo storico, ottenuto alla prima partecipazione al torneo iridato sotto la guida di Gaspari. Questo dato è fondamentale perché modifica il modo in cui bisogna guardare al presente. Gaspari non sta vivendo soltanto una buona stagione. Sta attraversando una stagione in cui ha già portato il club sul tetto del mondo e lo ha poi tenuto dentro le prime quattro d’Europa, pur senza riuscire ad arrivare fino in fondo nella corsa scudetto.

Quando un allenatore riesce a combinare questi risultati in una sola annata, il suo lavoro va letto in termini più profondi rispetto al solo esito di una serie playoff. Questo non significa cancellare la delusione contro Milano, né abbassare il peso di un’occasione nazionale sfumata. Significa però collocarla dentro una scala più corretta. Gaspari, oggi, non è l’allenatore che ha perso una semifinale. È l’allenatore che ha vinto un Mondiale per Club, portato Scandicci per il secondo anno di fila alla Final Four di Champions e tenuto il club al vertice del campionato italiano per tutta la stagione. È una differenza sostanziale, e spiega perché il suo nome continui a circolare con tanta forza anche dopo l’eliminazione scudetto.

La Champions adesso diventa la vera misura del suo 2026

Il punto centrale, allora, è che il giudizio finale sulla stagione di Marco Gaspari non è ancora stato emesso. La Final Four di Champions League del 2 e 3 maggio, ricordata sia dalla Lega Volley Femminile sia da La Nazione, resta lì come appuntamento capace di cambiare completamente la percezione dell’annata. Lo stesso Gaspari, parlando alla vigilia dell’evento europeo secondo il video de La Nazione, ha detto chiaramente: “Ci crediamo”. Una frase semplice, ma molto coerente con il momento. Perché dopo aver visto scivolare via il campionato, Scandicci si trova davanti al tipo di obiettivo che può dare una forma quasi epica alla stagione.

E qui si misura anche la qualità vera di un allenatore. Le stagioni grandi non sono solo quelle che procedono in linea retta. Spesso sono quelle in cui una squadra sa rimettere ordine dopo una ferita interna, trovare un’altra traiettoria e usare la delusione nazionale come combustibile per la scena continentale. Gaspari è esattamente in questa posizione. Deve evitare che la sconfitta con Milano sporchi la percezione del suo lavoro, ma soprattutto deve impedire che entri nella testa della squadra nel momento in cui il livello della competizione si alza ancora di più. È una prova di gestione mentale, non solo tecnica.

Il suo percorso a Scandicci non è più una scommessa

Un altro elemento da tenere presente è la fiducia strutturale che il club ha già riposto in lui. La Savino Del Bene Volley aveva annunciato già nel maggio 2025 il rinnovo biennale del tecnico fino alla stagione 2026-27, segnale che il progetto Gaspari non era stato pensato come un passaggio provvisorio ma come una costruzione. È importante ricordarlo oggi, perché significa che i risultati di questa stagione stanno confermando una scelta strategica, non aprendo una finestra casuale. Scandicci ha scelto Gaspari per consolidarsi definitivamente tra le grandi, e ciò che è accaduto in questi mesi indica che quella traiettoria esiste davvero.

In questo senso, persino la sconfitta contro Milano racconta qualcosa di utile. Non il fallimento del progetto, ma il punto preciso in cui il progetto deve ancora crescere. Le grandi squadre europee si misurano su due assi: continuità e titoli. Scandicci, con Gaspari, ha già conquistato una continuità di altissimo livello e almeno un grande titolo internazionale. Ciò che le manca ancora è la capacità di dominare il calendario nazionale fino in fondo. Ma è un tipo di mancanza che si corregge molto più facilmente quando il resto della struttura è già forte. E il resto, oggi, è fortissimo.

Alla fine, il motivo per cui Marco Gaspari merita un articolo oggi non è solo il fatto che alleni una squadra importante. È che si trova in un punto rarissimo della carriera di un tecnico: quello in cui una sconfitta pesante non lo ridimensiona automaticamente, perché il contesto della sua stagione è troppo ricco per essere letto in modo superficiale. La semifinale persa con Milano ha mostrato un limite. La qualificazione alla Final Four di Champions e il Mondiale per Club vinto mostrano invece una soglia già superata. E quando i secondi elementi pesano più dei primi, significa che un allenatore non sta attraversando una stagione buona: sta attraversando una stagione che lo ridefinisce.

Gaspari, oggi, è esattamente lì. In bilico tra una delusione nazionale e una possibilità europea gigantesca. Tra la sensazione di aver mancato qualcosa e quella di poter ancora trasformare l’anno in un manifesto. È una posizione scomoda ma molto alta. E nel volley di vertice, spesso, è proprio da lì che si capisce quali allenatori siano davvero pronti a lasciare un segno duraturo.

 
 
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