Indice
- Le origini, il nome e l’identità di un fuoriclasse
- San Paolo, futsal e un mancino che “piega” la palla
- Il soprannome la “Patada Atómica”
- Corinthians (1965–1974): il Reizinho del Parque
- Esordi, ruolo e stile
- L’elástico: la “finta di Rivellino”
- L’addio e la ferita sportiva
- Fluminense (1975–1978): la “Máquina Tricolor”
- Trasferimento e impatto
- Un calcio “europeo” in Brasile
- Brasile: Messico ’70 e la consacrazione mondiale
- L’orchestra perfetta
- 1974 e 1978: maturità e bronzo
- Rivelino & Maradona: un filo ideale tra mancini assoluti
- Il modello del “Pibe”
- La pedagogia del sinistro
- L’esperimento globale: Rivellino all’Al-Hilal (1978–1981)
- Il trasferimento pionieristico e il contesto
- Titoli, gol e un campionato cambiato
- Numeri in Arabia e lascito
- Allenatore e dopocarriera
- Shimizu S-Pulse 1994: parentesi giapponese
- Rivelino oggi
- Stile di gioco: perché ha fatto scuola
- Tecnica d’élite e letture
- Fisico e misure
- Statistiche di Rivellino e palmarès
- Nazionale (Brasile)
- Club (selezione)
- Riquadro tecnico — l’elástico (o “finta di Rivelino”)
- Origine, tecnica, applicazioni
C’è un gesto tecnico che, più di ogni altro, racconta Roberto Rivellino (meglio noto come “Rivelino” nella grafia italiana): l’elástico. Un lampo di caviglia che sposta il pallone due volte in un soffio e manda al bar il marcatore. Ma Rivellino non è stato solo la finta che ha educato generazioni di talenti: è stato il mancino che accendeva il Brasile del 1970, l’uomo della punizione arcuata contro la Cecoslovacchia—la “Patada Atómica”—e il simbolo di due club amatissimi, Corinthians e Fluminense, prima del trasferimento pionieristico all’Al-Hilal saudita a fine anni ’70. Nato a San Paolo il 1° gennaio 1946 (oggi 79 anni), ha chiuso la carriera in Nazionale con 92 presenze e 26 gol, un Mondiale vinto nel 1970 e un terzo posto nel 1978.

Le origini, il nome e l’identità di un fuoriclasse
San Paolo, futsal e un mancino che “piega” la palla
Rivellino cresce nei quartieri popolari di São Paulo: strade, futebol de salão e campetti forgiano controllo sul breve, protezione palla e un tiro che piega l’aria. Entra presto nel vivaio del Corinthians e, già da ragazzo, la combinazione tra tocco e potenza lo distingue. Il suo nome completo è Roberto Rivellino (in molti paesi scritto “Rivelino”), figlio di immigrati italiani e destinato a diventare un simbolo transnazionale del calcio sudamericano.
Il soprannome la “Patada Atómica”
Al Mondiale messicano del 1970, dopo la punizione vincente contro la Cecoslovacchia, i tifosi locali lo battezzano “Patada Atómica”: un soprannome che unisce potenza, traiettoria a uscire e iconografia (i baffi più famosi del torneo). L’immagine del mancino a spolverare la rete diventa il marchio della sua grandezza offensiva.
Corinthians (1965–1974): il Reizinho del Parque
Esordi, ruolo e stile
Debutta in prima squadra a metà anni ’60 e s’impone come mezzapunta/esterno sinistro capace di rifinire e concludere. Al Corinthians gioca spesso tra le linee, parte largo, converge sul sinistro, rifinisce con traccianti diagonali e chiude l’azione con calci piazzati e tiri dalla media distanza.
L’elástico: la “finta di Rivellino”
Per i tifosi è la “finta di Rivelino”, ma le cronache ricordano che l’elástico fu ideato da Sérgio Echigo, suo compagno al Corinthians: Rivellino lo imparò, perfezionò e rese celebre nel mondo. La dinamica è semplice nell’idea e complessa nell’esecuzione: interno piede per “mostrare” la direzione A, immediato esterno per scappare verso B; il difensore, sbilanciato, resta al palo. Dall’America del Sud all’Europa, fino alla generazione di Romário, Ronaldo e Ronaldinho, il gesto diventa patrimonio universale.
L’addio e la ferita sportiva
Gli anni al Corinthians coincidono con una lunga astinenza di titoli statali: la frustrazione popolare esplode nel 1974 dopo una finale Paulista persa con il Palmeiras, e Rivellino diventa (ingiustamente) il parafulmine. L’epilogo è l’addio: si chiude un capitolo emotivamente intenso, si apre la porta di Rio de Janeiro.
Fluminense (1975–1978): la “Máquina Tricolor”
Trasferimento e impatto
Al Fluminense Rivellino trova il contesto ideale per esprimere calcio associativo e colpi risolutivi. La squadra passa alla storia come Máquina Tricolor: talento diffuso, aggressività elegante, qualità nelle corsie e un leader tecnico sulla mezzala sinistra. Con lui arrivano due titoli Carioca (1975, 1976) e un’aura di spettacolo che ancora oggi definisce quell’epoca al Maracanã.
Un calcio “europeo” in Brasile
Il Flu di Rivellino scivola tra 4-3-3 e 4-2-3-1 ante litteram: transizioni rapide, ampiezza costante, punizioni dirette come asset strategico. Tanti i gol “a mezza altezza” oltre la barriera, angolati sul palo del portiere: una specialità che innesca emulazioni tra i più giovani.
Brasile: Messico ’70 e la consacrazione mondiale
L’orchestra perfetta
La Seleção 1970 è un unicum storico: Pelé regista offensivo, Tostão a legare, Jairzinho a strappare, Gerson a governare il tempo, Rivellino a rifinire dal lato sinistro e a chiudere da fermo. Indossa la 11, segna 3 gol e finisce nel World Cup All-Star Team. La punizione alla Cecoslovacchia è un manifesto: rincorsa breve, piatto pieno “a frustata”, palla che scavalca il lato della barriera e precipita all’angolo. Brasile campione del mondo.
1974 e 1978: maturità e bronzo
Dopo il quarto posto del 1974, la Seleção di fine decennio conquista il terzo posto a Argentina ’78. È l’ultima grande cartolina mondiale del mancino di San Paolo con il Brasile: meno funambolico, più stratigrafico nelle scelte, ancora decisivo sui calci piazzati.
Rivelino & Maradona: un filo ideale tra mancini assoluti
Il modello del “Pibe”
Diego Maradona ha indicato Rivellino come una delle sue grandi ispirazioni: “Rivelino era tutto quello che volevo essere come calciatore”, disse in un’intervista ripresa anche dai canali ufficiali FIFA. Non solo estetica: Diego studiava la postura del calcio di punizione, l’uso del collo-piede per “spingere” la palla che ricade. Echi tecnici che attraversano mezzo secolo di calcio.
La pedagogia del sinistro
Dal Brasile all’Europa, l’alfabeto di Rivellino—orientamento del corpo, anca che “apre” all’ultimo, rincorsa disciplinata—diventa un tutorial naturale per chi sogna la punizione “a foglia morta” o il cambio direzione sul primo controllo. Nella memoria dei tifosi, il suo mancino è un manuale vivente.
L’esperimento globale: Rivellino all’Al-Hilal (1978–1981)
Il trasferimento pionieristico e il contesto
Dopo il Mondiale 1978, a 33 anni, Rivellino accetta la sfida dell’Al-Hilal, in un’Arabia Saudita calcisticamente agli albori del professionismo. È un trasferimento pionieristico: contratti e attenzioni mediatiche “europee” calati in un campionato in trasformazione.
Titoli, gol e un campionato cambiato
Con Rivellino in campo i blu di Riyadh vincono la Saudi Premier League 1978-79; seguono altri trofei domestici (inclusa la Saudi Cup 1979-80), e un impatto culturale che scardina le abitudini della lega. I cronisti ricordano il gol decisivo contro l’Al-Nassr in una sfida-scudetto: controllo fuori area e semivolée imparabile. L’Al-Hilal apre una fase di aperture internazionali che oggi è nella cronaca, ma allora era avanguardia.
Numeri in Arabia e lascito
Tra 1978 e 1981 Rivellino disputa oltre 50 partite e supera le 20 reti in maglia Al-Hilal (conteggi che variano secondo le fonti), portando con sé pubblico, sponsor e un nuovo standard tecnico per il campionato. La sua presenza resterà riferimento identitario per i tifosi di Riyadh.
Allenatore e dopocarriera

Shimizu S-Pulse 1994: parentesi giapponese
Appesa la maglia, Rivellino passa in panchina: nel 1994 guida i Shimizu S-Pulse in J.League, lasciando tracce fotografiche e di archivio che ne attestano la breve esperienza. È l’anno in cui la J-League sperimenta profili iconici per crescere in prestigio tecnico e mediatico.
Rivelino oggi
Rivellino resta volto e voce del calcio: opinionista, ambasciatore, presenza in eventi celebrativi della Seleção e delle sue ex squadre. Nato nel 1946, ha 79 anni e continua a essere citato in liste e hall of fame (tra cui la FIFA 100 firmata da Pelé).
Stile di gioco: perché ha fatto scuola
Tecnica d’élite e letture
Il primo controllo orienta l’azione, il baricentro basso gli consente cambi di passo stretti; l’elástico è la fiammata, ma la partita la domina con passaggi spezzalinee, rifiniture a uscire e punizioni cariche di rotazione. La sua versatilità lo rendeva spendibile da ala sinistra “a piede invertito”, mezzala o fantasista.
Fisico e misure
Le misure ufficiali variano secondo le fonti (da 1,69 m a 1,75 m, peso attorno ai 70–73 kg). Al di là dei centimetri, la sua fisicità era funzionale: equilibrio, forza del core e gamba sinistra dominante.
Statistiche di Rivellino e palmarès
Nazionale (Brasile)
- 92 presenze, 26 gol (1965–1978).
- Campione del mondo 1970; terzo posto 1978; inserito nel World Cup All-Star Team 1970.
Club (selezione)
- Corinthians (1965–1974): oltre 200 presenze in campionato (totali di carriera variabili per competizioni).
- Fluminense (1975–1978): Campeonato Carioca 1975, 1976.
- Al-Hilal (1978–1981): Saudi Premier League 1978-79, Saudi Cup 1979-80.
Nota fonti & conteggi: i dati aggregati di club differiscono tra almanacchi e database; per la Nazionale i numeri RSSSF (92/26) sono il riferimento più condiviso.
Riquadro tecnico — l’elástico (o “finta di Rivelino”)
Origine, tecnica, applicazioni
- Origine: attribuito all’italo-giapponese Sérgio Echigo (compagno di Rivellino al Corinthians), che lo inventa; Rivellino lo perfeziona e globalizza.
- Come si esegue: tocco d’interno verso l’esterno per “illudere” la chiusura, esterno immediato per rientrare nello stesso corridoio; va fatto in corsa, con busto leggermente ruotato e appoggio forte sull’altro piede.
- Quando usarlo: 1v1 in fascia, ingresso mezzo spazio, uscita da raddoppio corto; ad alto livello crea separazione per il cross teso o il tiro sul secondo palo.
