Jeremy Lin ha annunciato il ritiro dalla pallacanestro professionistica. Lo ha fatto con un messaggio pubblicato su Instagram nella notte italiana tra il 30 e il 31 agosto 2025, chiudendo una carriera che ha attraversato NBA, CBA e le leghe asiatiche lasciando un segno profondo nella cultura sportiva globale. La notizia è stata confermata da fonti istituzionali e media di primo piano, che hanno ripercorso le tappe di un percorso reso leggendario da undici partite: la stagione 2011-12 dei New York Knicks, la parentesi che il mondo ha chiamato Linsanity.

Dall’anonimato alla mitologia
Undrafted nel 2010, Lin firma con i Golden State Warriors dove vede poco il campo. La svolta arriva a New York: nell’arco di poche settimane il playmaker nato a Palo Alto mette insieme numeri d’élite — medie superiori a 23 punti e 9 assist nel cuore della striscia — regalando ai Knicks un filotto di vittorie e agli appassionati un racconto che va oltre la statistica. Il picco più iconico resta la partita da 38 punti contro i Lakers al Madison Square Garden. Il resto è memoria collettiva: urgenza, gioia, un’intera città che si riconosce nel suo nuovo condottiero.
Le altre tappe in NBA e l’anello a Toronto
Dopo New York arrivano Houston, Lakers, Charlotte, Brooklyn, Atlanta e soprattutto Toronto, dove nel 2019 Lin conquista il titolo NBA. Il suo contributo in quella stagione è limitato dai minuti, ma il peso simbolico resta enorme: dal ruolo marginale alle Finals all’immagine di un professionista rispettato negli spogliatoi, capace di adattarsi a ogni contesto tecnico. Numeri alla mano, Lin chiude la carriera NBA con 11,6 punti e 4,3 assist di media.
La fase asiatica e il ritorno mediatico
Chiusa la parentesi NBA, Lin riparte dalla CBA con i Beijing Ducks e poi dalle leghe di Taiwan (New Taipei Kings, TPBL/PLG), mantenendo centralità e seguito. Ci sono stati infortuni non banali, dalle noie al ginocchio alle botte alla testa che nel 2023-24 hanno fatto temere per la sua salute, eppure Lin ha continuato a giocare e a rappresentare una comunità. Nel 2025 ha anche ricoperto un ruolo da coach onorario nel weekend All-Star NBA dedicato ai giovani talenti, segno di un legame mai interrotto. Il ritiro, oggi, arriva come una scelta ponderata.
Cosa resta di Linsanity
Oltre alle cifre, restano le narrazioni: il primo grande eroe americano di origini asiatiche a sfondare la barriera del pregiudizio nella NBA moderna; il ragazzo di Harvard che entra dalla porta di servizio e riscrive (per un mese) l’alfabeto dell’NBA-entertainment. Linsanity è stata una storia di possibilità e un moltiplicatore d’immaginario per milioni di tifosi in Asia e nella diaspora.
Il commiato
Nel suo messaggio, Lin ha parlato di gratitudine e di pace nella decisione. Niente clamori, solo l’idea di voltare pagina sotto i riflettori giusti. La NBA ha rilanciato il post con un tributo istituzionale; i media americani hanno ripercorso la timeline essenziale: debutto Warriors, esplosione Knicks, anello Raptors. Una carriera che ha superato di gran lunga le previsioni, e che oggi trova un finale coerente.
