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Restarà il n.1 nel nono?

Una partita basta a farsi domande sbagliate; due di fila ti obbligano a farne di giuste. Dopo l’ennesima ottava disastrosa a Houston, con eiezioni per Devin Williams e Aaron Boone fra proteste sullo strike-zone e basi ball concesse, gli Yankees si ritrovano a discutere di ruolo e fiducia proprio nel tratto di stagione in cui i dettagli pesano quanto un home run. I fatti: walk della rimonta per gli Astros, Williams fuori per proteste, crollo di bullpen e ko per 8-7. Boone difende il suo uomo, ma il dibattito è aperto.

Devin Williams
© AP News

Dati sul tavolo: un 2025 in salita

La linea 2025 racconta un closer alterno: 18 salvezze ma ERA 5.60 al 4 settembre, indizio di un rendimento a onde nonostante lampi del celebre Airbender (change-up). Il percorso stagionale ha già visto un declassamento ad aprile, quindi il ripristino del ruolo a inizio giugno complice l’emergenza in bullpen. Oggi il problema non è solo il comando (BB%), ma la tenuta emotiva in ambienti ostili e chiamate borderline.

Houston, crocevia: cosa è successo davvero

Contesto: vantaggio Yanks, ottavo inning. Williams concede un leadoff double, poi tre walk (l’ultima a basi cariche) e viene espulso dopo il confronto con l’HP Brian Walsh; poco dopo Camilo Doval subentra e peggiora il quadro con balk e lanci pazzi, mentre la panchina esplode. Al netto dell’arbitraggio discusso (fonte ufficiale MLB), l’esecuzione non è stata all’altezza: first-pitch strike troppo basso, poco lavoro su elevazione e poche seconde “fidate”.

Boone: fiducia pubblica, aggiustamenti privati

Nelle ultime settimane il manager ha difeso Williams, sottolineando come dopo un avvio complicato fosse arrivata una fase di buona continuità. La logica è chiara: quando il closer “vince” gli 0-1 e impone il cambio di velocità tra fastball/cambio, il dominio torna. Ma la realtà di inizio settembre impone un piano B situazionale: salvaguardare Williams con ingressi su clean inning e matchup meno “trafficati”, mentre Luke Weaver e Doval si alternano in alta leva a seconda dei battitori.

Che cosa dicono i numeri avanzati

Il tema non è la velocità (sostanzialmente in linea con le sue medie carriera) ma le zone: aumento dei miss middle-middle e calo della chase rate sul cambio quando i conti arrivano “deep”. È qui che lo staff dovrà riallineare tunneling e sequencing: più fastball alte che preparino il cambio sotto la zona, qualche slider early-count per allargare orizzonti, e – soprattutto – evitare di arrivare dietro troppo spesso, dove l’arbitro diventa fattore.

Resta il closer?

Ad oggi, le indicazioni sono che resta lui: Boone non ha rotto pubblicamente il patto, e in un club house che ha visto Williams digerire momenti peggiori (e rialzarsi), il capitale di fiducia conta. Ma la gestione fine (ottavi/noni in base alla “runway” disponibile) potrebbe essere il compromesso fino a quando il comando non torna “da manuale”.

 
 
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