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L’intervista che riapre il caso Ferrero-Alcaraz

Juan Carlos Ferrero è tornato a parlare e lo ha fatto nel momento più sensibile della stagione: il Roland Garros senza Carlos Alcaraz e senza Jannik Sinner nelle fasi decisive. L’ex coach dello spagnolo ha concesso al Corriere della Sera un’intervista che riapre molti temi: la separazione da Alcaraz, il confronto tecnico con Sinner, il futuro da allenatore e il nuovo scenario generazionale del tennis maschile. Il passaggio più forte è quello su un’eventuale collaborazione con Sinner: Ferrero ha ammesso che oggi, dopo mesi difficili, potrebbe anche valutare un incarico accanto all’azzurro, definendo “bellissimo” allenarlo.

La frase pesa perché arriva dall’uomo che ha accompagnato Alcaraz dai 15 anni fino al numero uno del mondo. Reuters aveva raccontato la fine del rapporto tra i due come la chiusura di una partnership durata sette anni, capace di produrre 24 titoli, compresi sei Slam. Ferrero, campione del Roland Garros 2003, aveva trasformato Alcaraz da talento naturale della terra a giocatore dominante su tutte le superfici.

 “Carlos è un pelo sopra”: il confronto con Sinner

Ferrero non si nasconde quando deve scegliere tra Alcaraz e Sinner. Il suo giudizio è netto ma non liquidatorio: i due se la giocano sui dettagli, Sinner è difficilissimo da battere quando può imporre il proprio ritmo veloce e lineare, ma Alcaraz ha più variazioni, più dinamismo e più capacità di togliere riferimenti all’avversario. La percentuale indicata dall’ex coach è quasi simbolica: 55% Carlos, 45% Jannik.

È una lettura tecnica interessante perché non nega la grandezza di Sinner, anzi la riconosce. Ma conferma ciò che Ferrero ha sempre costruito attorno ad Alcaraz: un giocatore capace di cambiare velocità, altezza, ritmo e soluzioni dentro lo stesso scambio. La differenza, secondo lui, non è nella potenza pura, ma nel ventaglio di possibilità.

Il lavoro su Alcaraz era pensato anche contro Sinner

Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio la rivalità con l’italiano. Ferrero ha spiegato che i miglioramenti di Alcaraz erano calibrati specificamente anche su Sinner. Non si trattava di lavorare in modo generico sul repertorio, ma di preparare Carlos a rispondere a un avversario preciso: uno che ama giocare rapido, colpire alla stessa altezza e non dare tempo.

Questo racconta quanto la rivalità Alcaraz-Sinner sia già diventata struttura portante del tennis contemporaneo. I grandi giocatori non migliorano nel vuoto: si modellano anche sulle minacce principali. Federer aveva Nadal, Nadal aveva Djokovic, Djokovic aveva entrambi. Alcaraz e Sinner stanno vivendo lo stesso processo, e Ferrero lo ha guidato dall’interno.

La ferita dell’addio

Nell’intervista emerge anche una dimensione emotiva evidente. Ferrero ha ammesso che parlare di Alcaraz gli provoca ancora tristezza e che i contatti tra i due sono diventati rari. Non è solo la fine di un rapporto professionale: è la chiusura di una relazione costruita in una fase decisiva della vita di entrambi. Reuters aveva riportato, al momento della separazione, anche il messaggio di gratitudine di Alcaraz, che ringraziava Ferrero per aver trasformato i sogni da bambino in realtà.

Il punto è che un rapporto così lungo non si archivia come un semplice cambio di staff. Ferrero non era solo un tecnico. Era una guida, un filtro, un costruttore di identità agonistica. La rottura ha lasciato spazio a nuove strade, ma anche a una malinconia che nelle sue parole resta molto presente.

Sinner come possibile futuro

L’ipotesi Sinner resta, al momento, solo teorica. Ma la disponibilità di Ferrero cambia il dibattito. L’ex numero uno del mondo ha spiegato che pochi mesi fa avrebbe risposto no, perché la separazione da Alcaraz era ancora troppo fresca. Ora si sente più forte e vede in Sinner un giocatore disposto a lavorare duramente per restare numero uno.

Dal punto di vista tecnico, sarebbe un incastro affascinante. Ferrero potrebbe portare a Sinner proprio ciò che ha sviluppato in Alcaraz: variazione, gestione emotiva dei momenti, soluzioni diverse quando il piano A non basta. Ma sarebbe anche una scelta esplosiva sul piano narrativo: l’ex coach di Alcaraz accanto al principale rivale di Carlos.

Fonseca e Jodar, il nuovo tennis che avanza

Ferrero guarda anche oltre i due dominatori degli ultimi anni. Tra i giovani ha indicato João Fonseca e Rafael Jodar come profili da titoli Slam, sottolineando la sorpresa per la solidità mentale dello spagnolo e paragonando alcuni tratti del suo sviluppo a quelli di Sinner.

È un passaggio utile per leggere il Roland Garros 2026, torneo caotico e aperto. L’assenza di Alcaraz e l’eliminazione precoce di Sinner hanno spalancato il tabellone e dato spazio a una generazione che non vuole più aspettare. Ferrero, da uomo di tennis, lo vede chiaramente: il futuro non è più una promessa lontana, è già dentro i quarti e le semifinali degli Slam.

Ferrero resta uno dei coach più desiderati

L’intervista conferma una cosa: Juan Carlos Ferrero resta uno dei tecnici più influenti del circuito. Non allena stabilmente un top player, ma ogni sua frase sposta il dibattito. Ha costruito Alcaraz, conosce Sinner come ossessione tecnica, legge i giovani con lucidità e porta con sé un’esperienza rara: essere stato campione, numero uno, allenatore di un numero uno e architetto di una rivalità.

Il suo futuro resta aperto. Potrebbe rientrare nel tennis, restare più vicino alla sua Academy, scegliere un progetto diverso o aspettare l’occasione giusta. Ma dopo questa intervista una cosa è chiara: Ferrero non è uscito dalla storia del tennis. È soltanto in attesa di capire da quale porta rientrare.

 
 
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