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Dal Quirinale al Foro Italico: il momento politico del tennis italiano

Angelo Binaghi non è soltanto il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel: in questa fase è il volto istituzionale di un movimento che sta cercando di trasformare risultati sportivi, eventi e consenso popolare in un progetto industriale. L’attualità lo riporta al centro della scena per una sequenza ravvicinata di appuntamenti: la cerimonia al Quirinale con le nazionali azzurre, gli Internazionali BNL d’Italia al Foro Italico, l’accordo con la WTA per la formazione delle coach e il dibattito, sempre più acceso, sui prezzi dei biglietti del torneo romano.

Il passaggio al Quirinale ha avuto un peso simbolico forte. Davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Binaghi ha parlato del tennis italiano come di un’opportunità per il Paese, non solo in termini sportivi ma anche economici, sociali e reputazionali. La FITP ha ricordato il ciclo vincente delle nazionali, con Binaghi che ha rivendicato gli ultimi cinque titoli mondiali a squadre come il punto più alto di un percorso costruito negli anni.

È proprio qui che il caso Binaghi diventa interessante. Il presidente federale, in carica dal 2001 e rieletto nel 2024 per il quadriennio 2025-2028 con il 96,23% dei voti, si trova oggi nella posizione di chi deve difendere un modello vincente ma anche rispondere alle sue contraddizioni. Il tennis italiano produce campioni, riempie gli impianti, attira sponsor e muove grandi numeri. Ma più cresce, più aumentano aspettative, critiche e interrogativi sulla sua accessibilità.

Gli Internazionali d’Italia come prova di forza

Il banco di prova più visibile resta Roma. Gli Internazionali BNL d’Italia 2026 sono stati presentati dalla FITP come un’edizione da record, con un obiettivo dichiarato: superare le 400 mila presenze paganti, generare oltre un miliardo di euro di impatto economico sul territorio e rivedere un italiano vincere il singolare maschile al Foro Italico, cosa che non accade da Adriano Panatta nel 1976.

Sono obiettivi ambiziosi, ma non casuali. Binaghi li lega a un contesto tecnico mai così favorevole: il tennis italiano non vive più soltanto dell’eccezione Jannik Sinner, ma di una profondità di movimento che coinvolge uomini, donne, doppisti, giovani e squadre nazionali. La forza della FITP, nella narrazione del suo presidente, è proprio questa: non limitarsi al campione simbolo, ma usare il campione per allargare la base e rendere più riconoscibile tutto il sistema.

Roma, però, non è più soltanto un torneo. È diventata una piattaforma economica, turistica, televisiva e politica. Il Foro Italico è il luogo in cui la Federazione misura la propria capacità organizzativa e il proprio peso nelle relazioni con istituzioni, sponsor e circuiti internazionali. In questo senso, Binaghi gioca una partita doppia: da una parte vuole avvicinare gli Internazionali allo standard dei più grandi eventi mondiali; dall’altra deve convincere pubblico e addetti ai lavori che questa crescita non tradisca la vocazione popolare dello sport.

La polemica sui biglietti e il nodo dell’accessibilità

Il punto più delicato resta il prezzo dei biglietti. Da mesi le parole di Binaghi sulla politica dei prezzi fanno discutere. Il presidente FITP ha sostenuto che l’aumento dei costi contribuisca a finanziare la diffusione del tennis in chiaro, nelle scuole e nella pratica di base, spiegando che una configurazione più elitaria dell’evento può servire, paradossalmente, a rendere lo sport più popolare su scala nazionale.

È una tesi forte, destinata a dividere. Da un lato c’è la logica economica: se il mercato risponde, se gli spalti si riempiono e se gli incassi crescono, la Federazione può reinvestire in formazione, impianti, promozione e attività di base. Dall’altro c’è una questione culturale: il tennis italiano vive il suo momento di massima popolarità proprio mentre assistere dal vivo ai grandi eventi diventa sempre più costoso per una parte significativa del pubblico.

Le critiche non arrivano soltanto dall’Italia. Nelle ultime ore il tema del caro biglietti agli Internazionali ha alimentato discussioni anche all’estero, con riferimenti polemici provenienti dalla Francia e confronti con i prezzi del Roland Garros. La questione è diventata ancora più sensibile perché, insieme ai prezzi elevati, sono stati segnalati episodi di pubblico molesto e tensioni sugli spalti, un elemento che rende più fragile la difesa secondo cui il costo alto garantirebbe automaticamente un contesto più ordinato.

L’accordo con la WTA e la formazione come nuovo terreno strategico

Accanto alle polemiche, Binaghi ha però aperto anche un fronte meno mediatico ma molto significativo: quello della formazione. La partnership tra FITP, Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi” e WTA inserisce l’Italia come punto di riferimento europeo del WTA Coach Inclusion Program, un progetto pensato per favorire l’ingresso di ex giocatrici e professioniste nel coaching di alto livello.

Durante la presentazione, Binaghi ha insistito sulla necessità di migliorare il settore tecnico, definendo la formazione il futuro degli insegnanti e dei giovani. È un passaggio importante perché sposta il discorso dalla celebrazione dei risultati alla costruzione delle competenze. Vincere oggi è fondamentale, ma per una federazione il vero test è produrre continuità: tecnici preparati, scuole efficienti, programmi inclusivi e percorsi capaci di trasformare il talento in professionismo.

Questa scelta rafforza anche il ruolo del tennis femminile dentro il progetto federale. Dopo anni in cui l’Italia ha raccolto risultati enormi con le sue campionesse, dall’epoca Schiavone-Pennetta-Vinci-Errani fino alla nuova centralità di Jasmine Paolini, la sfida è non disperdere quel patrimonio. Portare più donne nei percorsi tecnici di vertice significa intervenire sulla struttura, non soltanto sull’immagine.

Binaghi tra leadership e responsabilità

Il merito storico della gestione Binaghi è evidente: la FITP è passata da federazione di nicchia a macchina sportiva capace di occupare il centro del dibattito nazionale. Il tennis italiano vince, organizza, comunica, produce eventi e attrae attenzione. Ma proprio per questo il suo presidente non può più essere giudicato soltanto sui risultati. La domanda, adesso, è quale forma debba prendere questa crescita.

Il modello attuale punta su grandi eventi, forte esposizione televisiva, valorizzazione dei campioni e ambizione internazionale. È un modello che ha prodotto numeri importanti e che ha permesso al tennis di contendere spazio mediatico anche a sport tradizionalmente più popolari in Italia. Ma la sostenibilità di questo sistema passerà dalla capacità di tenere insieme élite e base, incassi e accesso, spettacolo e formazione.

Il vero esame: trasformare il boom in cultura sportiva

Per Binaghi, il momento è favorevole ma anche rischioso. Quando un movimento cresce così rapidamente, il pericolo è confondere l’onda con la struttura. Sinner, Paolini, le nazionali, Roma e Torino hanno acceso l’entusiasmo; la Federazione deve ora dimostrare che quell’entusiasmo può diventare cultura sportiva diffusa, scuole più forti, tecnici migliori, impianti pieni tutto l’anno e non solo nelle settimane dei grandi tornei.

È qui che si gioca la partita più importante del presidente FITP. Gli Internazionali possono superare quota 400 mila spettatori, il tennis italiano può continuare a vincere e l’impatto economico può crescere ancora. Ma il successo sarà davvero completo solo se il movimento riuscirà a restare riconoscibile anche per chi non può permettersi un biglietto costoso al Foro Italico.

Angelo Binaghi oggi rappresenta insieme la forza e la tensione del tennis italiano: una federazione che ha imparato a pensare in grande, ma che deve evitare di perdere il contatto con il pubblico che ha reso possibile questa esplosione. Il boom è reale. La sfida, adesso, è farlo durare.

 
 
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