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Come nasce il gemellaggio tra Genoa e Napoli

Il gemellaggio più longevo d’Italia, e che è continuato fino al campionato 2018/2019, tra due delle tifoserie più calorose dello stivale nasce negli anni ’80, precisamente nella stagione 1981/1982, in uno storico scontro tra le due compagini che si concludeva con un pareggio.

Era il 16 maggio 1982 e il Napoli di Rino Marchesi ospitava al San Paolo un Genoa che lottava per una salvezza, poi arrivata a scapito del Milan, mentre gli azzurri, grazie a quella partita, conclusero la stagione al 4° posto (con 35 punti ndr) riuscendo a qualificarsi per la Coppa UEFA.

Il Grifone aveva bisogno di un punto per non retrocedere in Serie B, e aveva disputato un campionato non brillante, proprio come Milan di Italo Galbiati, che all’ultimo turno di campionato era costretto non solo a battere il Cesena ma anche a sperare nella sconfitta del Genoa o del Cagliari per garantirsi la permanenza nella massima serie.

A soli due minuti dal fischio di inizio Briaschi porta in vantaggio i rossoblu mentre la diretta concorrente, il Milan, annaspava a Cesena dove addirittura perdeva 2 a 0 durante i primi 45 minuti di gioco.

Nel secondo tempo i goal di Criscimanni e Musella ribaltano la situazione e gli azzurri si trovano in vantaggio, a condurre la partita sul 2-1. Nel frattempo, però, da Cesena arrivano cattive notizie per il Genoa, anche il Milan, infatti, era riuscito a ribaltare la situazione grazie ai goal dello “Squalo” Jordan, Ciccio Romano e Roberto Antonelli. Di colpo la speranza tornò ad alimentare i sogni rossoneri.

Negli ultimi minuti, però, il popolo di Fuorigrotta iniziò a chiedere a gran voce il pareggio del Genoa, proprio per relegare in Serie B gli odiatissimi e acerrimi nemici del Milan.

Il pubblico del San Paolo fu “accontentato”, e a pochi minuti dalla fine il portiere azzurro Castellini fece un errore clamoroso regalando un calcio d’angolo agli ospiti che Faccenda (tra l’altro ischitano ndr), al minuto 86, trasforma nel definitivo 2-2.

Al fischio finale l’arena di Fuorigrotta fu scosso da un tremendo impeto di festa, il Diavolo era stato finalmente spedito all’inferno, mentre Napoli e Genoa, invece, si stringevano un’amicizia fraterna sorretta anche dalle parole dell’allora dottore sociale del Genoa Piuerluigi Gatto: “Grazie di cuore a Napoli perché ha tifato per noi, è un gesto che non dimenticheremo mai”.

Ci sono state poi altre occasioni in cui si è sancito il gemellaggio non solo tra le due tifoserie, ma anche tra i rispettivi club, oltre che le squadre in campo. Un esempio su tutti è un’altra ultima giornata, quella della Serie B più bella che sia stata mai giocata, correva la stagione 2006/2007, e a vincerla fu la Juventus post Calciopoli di Buffon, Del Piero e Trezeguet.

L’ultimo turno era proprio tra il Grifone e Napoli e stavolta si giocava a Genova. Per essere matematicamente promosse in Serie A, c’era bisogno che la terza in classifica (il Genoa ndr) avesse almeno 10 punti di distacco rispetto alla quarta. La partita si mantenne sullo 0-0 per tutto il tempo, e alla fine terminò così. Il pareggio bastò e le due squadre ritornarono finalmente nella massima serie.

Fine del gemellaggio tra Napoli e Genoa

Il gemellaggio più longevo d’Italia è venuto meno all’indomani della partita del 7 aprile 2019 proprio tra Napoli e Genoa all’arena di San Paolo. A quanto pare la tifoseria locale non ha gradito la freddezza mostrata dai fratelli genoani. Il tutto è stato sancito da un comunicato ufficiale diramato dalle due curve partenopee:

Affidiamo a questo comunicato la volontà di interrompere il rapporto di amicizia che ci ha visti legati al popolo genoano per circa 40 anni ribadendo che questo è l’unico modo di comunicare universalmente riconosciuto nel nostro mondo e rappresenta insindacabilmente la sola voce delle nostre gradinate prendendo in modo irrevocabile le distanze da precedenti comunicati o dichiarazioni virtuali di singoli che non rappresenteranno mai il nostro pensiero.

Quarant’anni non si cancellano con un colpo di spugna, ma consapevoli delle reciproche manchevolezze, in ultima la scelta di esporre striscioni per nemici deceduti ma che tuttavia stavano tendendo un agguato mai riuscito a dei loro gemellati.

Dobbiamo fare i conti con dei rapporti personali non più estesi ai rispettivi gruppi e avanzare alcune perplessità sul modo di vivere la nostra passione non più univoca e coesa come nei precedenti lustri dove ci accomunavano nemici e valori.

Il pezzo di strada fatto insieme non lo rinneghiamo e non cancelleremo i momenti trascorsi insieme così come non abbiamo cancellato la pretese che si interrompano i rapporti personali sociali e cittadini costruiti nel tempo ma intendiamo congelare il proseguimento di un cammino comune e condiviso visto che sono venuti a mancare i presupposti per una fratellanza riconosciuta nelle rispettive curve”.

 
 
 

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