Cosa ha deciso il Tribunale FIDAL
Il Tribunale federale FIDAL ha inflitto 36 mesi di squalifica e inibizione a Giacomo Tortu, fratello di Filippo, per lo spionaggio illegale ai danni di Marcell Jacobs. La Procura chiedeva la radiazione. Ecco la sentenza, i passaggi del procedimento e gli effetti.
È arrivata la decisione sul caso che ha scosso l’atletica italiana. Il Tribunale federale della FIDAL ha sanzionato Giacomo Tortu con tre anni di squalifica e inibizione per la vicenda di spionaggio ai danni del campione olimpico Marcell Jacobs. Secondo gli atti, l’azione — riconducibile all’agenzia privata Equalize — mirava a raccogliere materiali su un presunto uso di sostanze dopanti da parte dell’azzurro. Il collegio giudicante ha respinto la richiesta di radiazione avanzata dalla Procura federale, ribadendo al contempo l’estraneità di Filippo Tortu e della sua società sportiva.
Cosa dice la sentenza (in sintesi)
La decisione comporta per Giacomo Tortu il divieto di accesso a campi e impianti federali e l’incompatibilità con cariche e ruoli societari per tutta la durata della squalifica. Nel dispositivo si precisa che la responsabilità è personale e non si estende né al fratello Filippo — olimpionico della 4×100 — né al club di appartenenza, entrambi ritenuti estranei alla vicenda. Diversi media nazionali hanno pubblicato estratti del provvedimento e ricostruzioni cronologiche del caso.
Contesto e tempi dell’inchiesta
L’indagine federale è partita nei mesi scorsi, dopo la segnalazione di attività intrusive ai danni dell’entourage di Jacobs. Nelle scorse settimane sono stati ascoltati testimoni, acquisite documentazioni e valutati i profili disciplinari. La delibera odierna chiude il primo grado in ambito federale; restano possibili i gradi di impugnazione previsti dalle norme (giustizia sportiva e, se del caso, giustizia ordinaria). Nel frattempo il dibattito pubblico si è concentrato sugli aspetti etici e sulla tutela della privacy degli atleti ai massimi livelli.
Cosa cambia per l’atletica italiana
Il caso non impatta direttamente sull’attività agonistica di Filippo Tortu — che resta figura distinta, con un 2025 fatto di 100 e 200 tra Europei e Mondiali — ma richiama la necessità di regole chiare sulle condotte extra-sportive dei tesserati e di presìdi a tutela di atleti esposti all’attenzione mediatica. Al tempo stesso, la sentenza FIDAL manda un messaggio netto: la lealtà sportiva include anche i comportamenti fuori pista.
