ciclismo
 

Tempo di Lettura: 8 minuti

Paolo Bettini ex ciclista campione olimpico e mondiale su strada, anche c.t. della nazionale ed oggi dirigente, proprio non digerisce il nuovo calendario UCI redatto per via della pandemia: «Il giro merita rispetto».

A La Gazzetta dello Sport, confessa quanto questo calendario d’emergenza sia “Tour-centrico” e quanto si rispetti poco la salute dei ciclisti.

Paolo Bettini
© Youtube

Bettini, che cos’era il Giro d’Italia per lei?
«Prima ancora che corressi, i genitori mi portavano a vedere le tappe e questa grande festa popolare che è il Giro, la più grande che ha l’Italia. Lo spirito di festa così ce l’ha soltanto il Giro. E facendo il corridore, da ragazzino, pensi “chissà se un giorno lo farò”. Il Giro ti appare come un sogno. In quel 2005 portai la maglia rosa in due occasioni, e la seconda volta feci tutta la tappa da Marina di Grosseto a Pistoia in rosa, nella mia terra».

Ha visto il nuovo calendario mondiale?
«Sì, ed è assurdo, assurdo. Questa pandemia ha esaltato in maniera plateale gli interessi dell’Uci e gli inchini che l’Uci fa nei confronti di Aso e del Tour. Il concetto è: sistemo il Tour, e il resto del mondo si adegua. E questo succede anche perché i proprietari del Tour sono gli stessi della Vuelta, e che la Vuelta sia tre giorni in meno, e che non recuperi le tre tappe previste in Olanda per liberare spazio nel calendario, è secondario. E’ tutta una logica sbagliata: esiste solo il Tour e tutto si deve adeguare».

Il Tour assicura la metà della visibilità mondiale agli sponsor delle squadre…
«Non lo nego, ma parto proprio da qui. I grandi sponsor che investono 15-20 milioni di euro lo fanno perché esiste il Tour, giusto, ma in questa stagione straordinaria si doveva far capire agli sponsor che non esiste solo il Tour. Ci sono Giro e Vuelta, Fiandre e Sanremo, Roubaix e Strade Bianche. Il principio doveva essere “si investe nel ciclismo, non in una gara”. Chi investe, deve farlo nella forza di questa famiglia. Ma l’Uci ha dimostrato che non siamo una famiglia e che non fa gli interessi del movimento ciclistico mondiale, non ha interesse a valorizzare il suo mondo. Non c’è coerenza, non c’è rispetto per tutto ciò che non sia il Tour».

Già nella nostra intervista per il suo compleanno, il 1° aprile, aveva sottolineato la criticità del sistema-ciclismo e la sua debolezza.

«L’Uci non può dire che, salvato il Tour, abbiamo salvato la stagione. Perché allora è difficile andare da uno sponsor e dirgli di investire. Tutte le gare del calendario generano interessi e risorse. Il presidente Lappartient ha dimostrato di non aver voluto valorizzare la sue gare. La logica di questa stagione doveva essere: poca quantità e grandissima qualità. Ma come, hai 100 giorni e ti ritrovi il meglio che puoi, le cinque classiche-Monumento e i tre grandi giri, e che cosa fai? Lasci libero il Tour e fai sovrapporre tutto il resto. Se durante il Giro d’Italia mi metti tutte, e ripeto, tutte le classiche del Nord, e per di più ci sono sei giorni di sovrapposizione con la Vuelta e l’ultimo giorno anche la Roubaix, non hai valorizzato il tuo tesoro. Avrei selezionato per creare pochissimi eventi, ma di dimensioni mondiali. Facciamo vedere quanto il ciclismo è forte, invogliamo gli sponsor. Invece abbiamo solo prodotto il caos. Ha vinto la non-logica. L’Uci ha perso l’occasione di fare sistema con squadre e corridori nel gestire un anno di difficoltà».

E’ arrabbiato, Bettini.
«Sì, perché possiamo davvero essere una delle pochissime federazioni a fare qualche gara, e questi dovevano diventare spettacoli eccezionali. E invece ho anche un’altra paura, e si riferisce ai campionati nazionali, ho già sentito che l’obiettivo è riempire tutte le caselle del calendario. Ma per fare che cosa? Se già ci sono le sovrapposizioni delle gare principali… Non puoi salvare tutto. Ci saranno problemi enormi di logistica, trasporto, viaggi, personale. Come faranno le squadre a muoversi? E se non si possono muovere i grandi team e i corridori, che immagine avranno le corse secondarie? Se non c’è il palcoscenico giusto, l’evento salta in aria, e allora è meglio non farlo, lo svalorizzo ancora di più. E qui torno al punto di partenza: solo grandi corse WorldTour, quelle di grandissima tradizione con una loro identità, salviamo loro, e basta. Il resto al 2021. E poi c’è il nodo dei corridori».

In che senso?
«Nel ciclismo moderno si facevano 90-95 giorni di gara in una stagione. Ora un professionista ne fa 60, spalmati da gennaio a ottobre. Attenzione: nel 2020 se ne faranno 40-50 ma in 3 mesi, non vorrei vedere gente con le stampelle. Dov’è la tutela della salute? Se si trova uno positivo al virus, che si fa? Si chiude la corsa?».

La stagione, se si potrà, inizierà il 1° agosto con le Strade Bianche sugli sterrati senesi. «E’ una corsa a me molto cara, mi piace moltissimo. E, se posso, voglio dare un consiglio a Mauro Vegni: trasformiamola in un evento mondiale. E’ l’anno giusto per farlo. Le Strade Bianche hanno il fascino di Fiandre e Roubaix, viene considerata già il 6° Monumento, no? E allora allunghiamo il percorso a 230 km, togliamo un po’ di sterrato all’inizio e creiamo un nuovo finale degli ultimi 80-90 km con 2 volte il tratto di Monte Sante Marie (il più difficile, pure in salita, ndr). Inventiamoci un circuito per accogliere il pubblico, creiamo l’evento, non una corsa. La gente deve esserne colpita».

Bettini, è tornato a volare con il suo aereo?
«Lo farò presto. Anzi, sono già pronto».

 
 

Tempo di Lettura: 8 minuti

 

Ultime dalla Piazzetta

Pallavolo: stilato il protocollo per il ritorno della Serie A

L’uomo che ha scritto l’inno della Champions League

Come si gioca a paddle?

Marcelo e altri campioni che hanno scelto un orologio Casio

Il film hard sui Mondiali di Cicciolina e Moana Pozzi

Il Ministro Spadafora e il pubblico negli stadi, ecco quando si ritornerà a tifare

Loading...