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Alessandro Gentile, classe 1992, nativo di Maddaloni (CE), ma figlio del Mondo. Ha girato un po’ prima di accasarsi con l’Aquila Trento. Uno swingmen con un discreto Palmarès, ovunque sia andato ha vinto qualcosa o, almeno, ha lasciato il segno.

Pilastro della Nazionale Italiana (ha fatto tutta la trafila, dalla U16 alla maggiore; n.d.a.), come al solito non le manda a dire, neanche stavolta attraverso i fogli rosa de La Gazzetta dello Sport.

Ecco l’intervista:

Alessandro, come ha trascorso questi mesi?
«A casa, dalla mia famiglia. Sono fortunato: ho un grande giardino, un canestro e una macchina sparapalloni. E poi sono circondato dalle persone che mi vogliono bene. Di più non potevo pretendere. È stato comunque un periodo duro e strano. La priorità ora è ritrovare un minimo di normalità, limitando al massimo i rischi».

Un pensiero ricorrente?
«Lo scorso settembre ero laddove il mondo è stato sconvolto. Con la Nazionale abbiamo giocato a Wuhan la seconda fase del Mondiale. Da lì a qualche mese sarebbero emersi i primi casi. Ogni tanto ci penso e mi vengono i brividi».

Tornando in Italia. fermare il campionato? «Saggio fermarlo senza considerare la possibilità di completare la stagione. L’Eurolega tiene ancora aperta l’ipotesi ripartenza, mah… Ammesso esistano le condizioni di sicurezza, richiamare un atleta fermo fisicamente e mentalmente da oltre due mesi è improponibile, quasi disumano».

La Serie A, invece, dovrebbe riprendere in autunno a porte chiuse. Condivide? «Premetto che non ho mai giocato senza pubblico. Per me i tifosi sono fondamentali, ma se devo scegliere tra non giocare o cominciare a porte chiuse, preferisco quest’ultima ipotesi, anche se capisco i sacrifici cui sono sottoposte le società».

Ha ancora un anno di contratto a Trento e tanti rumors di mercato che la riguardano. «Troppo presto per scrutare il futuro. Dico solo che a Trento sto bene e per questo devo ringraziare il club. È molto ben organizzato e merita di fare l’Eurocup».

Sul suo profilo Instagram ha postato una sua foto in maglia Olimpia. Nostalgia?
«No, fa parte del passato, anche se quella è casa mia. Là ho trascorso anni bellissimi. Ora c’è un grande timoniere come Messina: gli auguro di raccogliere i successi che il club e la città meritano».

Torniamo a Trento. Il suo ex compagno King ha detto: «L’arrivo di Gentile ha stravolto la squadra. Alessandro ha avuto sempre più spazio». Risposta?

«Non ho seguito bene la vicenda. Auguro a George una brillante carriera, nella speranza che nessun Gentile vada a stravolgere i suoi spazi».

Capitolo Nazionale. Obiettivo Preolimpico?
«Vedremo. Inutile parlarne ora, tutti sanno quanto valga per me quella maglia».

Spagnolo, Bortolani, Mannion, Banchero, Moretti. Una nuova generazione si affaccia in azzurro.

«Mi sembrano tutti ottimi giocatori, lasciamoli crescere in pace. Pensiamo nel frattempo a far ripartire un campionato che valorizzi anche il prodotto interno».

 
 

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