Dal colpo su Tsitsipas a Monte-Carlo al debutto con Struff: il suo momento si gioca tutto nella capacità di dare seguito ai segnali
Per Francisco Cerúndolo, il passaggio da Monte-Carlo a Monaco di Baviera dice molto più di un semplice cambio di torneo. Il tennista argentino arriva al BMW Open 2026 con il peso di una settimana monegasca che lo ha riportato al centro del discorso sulla terra battuta: prima la vittoria su Stefanos Tsitsipas per 7-5 6-4, poi la sconfitta contro Tomáš Macháč, che gli ha impedito di entrare fino in fondo nella parte alta del tabellone, e infine il nuovo esordio in Germania, dove l’ordine di gioco ufficiale ATP lo colloca oggi sul Center Court contro Jan-Lennard Struff nel primo turno del torneo. È un incastro molto rivelatore, perché Cerúndolo si trova di nuovo esattamente nel punto in cui la sua carriera oscilla da mesi: abbastanza forte da rompere gli equilibri, ma non ancora abbastanza continua da consolidare davvero il proprio status.
Il successo su Tsitsipas nel Principato è stato il tipo di vittoria che il circuito non può archiviare come episodio casuale. Tsitsipas, per quanto in fase molto complessa, restava un ex dominatore recente di Monte-Carlo, campione lì tre volte, e Cerúndolo lo ha battuto in due set con un match solido, chiuso in modo quasi simbolico da un errore molto vistoso del greco sul match point, come ha evidenziato la copertura della Gazzetta. Quel risultato ha confermato una verità che gli addetti ai lavori conoscono da tempo: quando entra nella stagione sul rosso, l’argentino diventa uno dei giocatori più scomodi da affrontare, soprattutto perché ha peso di palla, continuità di spinta e una naturalezza tattica sulla superficie che molti altri top 20 non possiedono con la stessa intensità.
Il problema, per Cerúndolo, non è più dimostrare di poter vincere grandi partite
Ed è qui che il suo 2026 si fa interessante. Cerúndolo non deve più convincere nessuno di poter battere un top player su terra. Lo ha già fatto più volte negli anni scorsi, e l’intero tabellone di Monte-Carlo lo confermava come uno dei possibili ostacoli più credibili nella sezione bassa del draw di Jannik Sinner, come scriveva SuperTennis già al momento del sorteggio. Il punto, semmai, è un altro: trasformare la sua pericolosità in una forma di continuità che gli permetta di essere qualcosa di più di un eccellente specialista da Masters 1000 su rosso o da torneo “complicato” per le teste di serie più alte. Cerúndolo ha da tempo i colpi per aprire le partite; quello che ancora gli manca davvero è la regolarità necessaria per trasformare quelle aperture in una corsa lunga dentro gli eventi più importanti.
La sconfitta con Macháč, in questo senso, pesa proprio perché arriva dopo un successo di alta visibilità. L’ATP archivia il match come una vittoria netta del ceco in due set, e il punteggio racconta che Cerúndolo non è riuscito a capitalizzare il tipo di slancio emotivo che spesso separa i giocatori molto buoni da quelli che iniziano davvero a costruire un torneo. È un difetto di continuità più che di livello. Perché l’argentino ormai appartiene a quella fascia di circuito in cui il problema non è più passare inosservato, ma restare abbastanza stabile da trasformare i giorni buoni in un’identità di ranking. E proprio il fatto che, una settimana dopo, si ritrovi già in campo in un ATP 500 come Monaco contro un avversario esperto e pericoloso come Struff, rende tutto ancora più concreto: il calendario non gli concede tregua, e dunque nemmeno al giudizio sul suo rendimento.
Monaco è il tipo di torneo che può dire molto sulla sua tenuta stagionale
Il debutto di oggi contro Struff ha una valenza particolare anche per un altro motivo. Monaco, nel 2026, non è un torneo di semplice transizione ma un ATP 500 che attira diversi nomi importanti in piena costruzione della stagione europea sulla terra. L’ordine di gioco ufficiale ATP mette Cerúndolo tra i match centrali della giornata, segno che il suo nome continua a essere percepito come uno di quelli con peso specifico reale nel torneo. Non sta entrando in Baviera come comprimario. Ci entra da testa di serie numero 5, con il carico di un giocatore che dovrebbe stare nella parte alta della settimana e che quindi non può più permettersi partenze “da assestamento”. Quando si arriva in un ATP 500 in questa posizione, il margine per considerare un torneo solo come avvicinamento si riduce quasi a zero.
Struff, poi, è l’avversario perfetto per capire dove stia davvero Cerúndolo in questo momento. Il tedesco gioca in casa, conosce perfettamente il contesto, ha una relazione storica con il torneo e possiede ancora un tennis capace di sporcare i ritmi, togliere tempo e trasformare il primo turno in una lotta dura, più emotiva e nervosa di quanto il ranking possa suggerire. Cerúndolo, in una partita così, dovrà dimostrare non tanto di essere più forte in astratto, ma di saper gestire il peso del proprio ruolo. È un tipo di prova che spesso racconta moltissimo dei giocatori da terra: non solo come costruiscono, ma come amministrano la pressione del dover vincere.
Il suo 2026 resta apertissimo, ma il tempo delle definizioni parziali sta finendo
C’è anche un livello più ampio dentro cui leggere questo momento. A marzo, la Gazzetta aveva rilanciato una sua presa di posizione molto netta in difesa del tour sudamericano sulla terra, segno che Cerúndolo continua a rappresentare non solo un giocatore competitivo, ma anche una voce riconoscibile di una certa identità del tennis latinoamericano sul rosso. È un dettaglio secondario rispetto ai risultati, ma aiuta a capire che il suo nome ha ormai una consistenza piena nel circuito: viene ascoltato, osservato e collocato dentro un discorso più largo sulla superficie e sulla sua cultura tennistica. Questo, però, rende ancora più evidente il passaggio che gli manca: trasformare l’autorevolezza naturale da specialista in autorevolezza di classifica e di rendimento.
Alla fine, il punto centrale è semplice. Cerúndolo non è più un talento da scoprire né un outsider simpatico della stagione sul rosso. È un giocatore pienamente riconosciuto, abbastanza forte da battere Tsitsipas in uno dei tornei più delicati dell’anno e abbastanza atteso da essere seguito con attenzione già al primo giorno di Monaco. Proprio per questo, però, la sua valutazione si è fatta più severa. Le sue settimane non vengono più lette per il solo valore del singolo acuto, ma per la loro capacità di trasformarsi in traiettoria. Se Monaco gli darà continuità dopo Monte-Carlo, il suo 2026 entrerà in una fase molto più seria. Se invece tutto si fermerà al colpo nel Principato, resterà ancora addosso la sensazione di un giocatore che può mettere in crisi chiunque, ma che non ha ancora deciso davvero fino a dove vuole arrivare.

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