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Il ritorno nella top 200 come punto di ripartenza

Marco Cecchinato è tornato a essere un nome attuale del tennis italiano non per nostalgia, ma per risultati. Il palermitano, ex numero 16 del mondo e semifinalista al Roland Garros 2018, ha ritrovato la top 200 ATP e ha rimesso in moto una carriera che sembrava avvicinarsi alla chiusura. La FITP Sicilia ha raccontato la sua risalita come una vera “Ceck 2.0”: in meno di dieci mesi ha recuperato oltre 250 posizioni in classifica, fino alla posizione numero 188 citata dalla federazione regionale ad aprile.

Il dato sportivo conta, ma conta ancora di più il modo in cui è arrivato. Cecchinato ha attraversato una fase di sfiducia profonda, al punto da pensare concretamente di smettere. La svolta è arrivata con il ritorno al lavoro accanto a Francesco Palpacelli, cugino e guida tecnica, e con il contributo di Max Sartori. Lo stesso Cecchinato ha raccontato che a metà della scorsa stagione avrebbe lasciato se Palpacelli non lo avesse seguito nel nuovo percorso.

Il gancio attuale: Roland Garros e qualificazioni Slam

La risalita ha un primo premio concreto: il ritorno nelle qualificazioni Slam. Cecchinato sarà infatti tra gli italiani attesi nelle qualificazioni del Roland Garros 2026, due anni dopo l’ultima presenza parigina. SportMediaset ha inserito il suo nome nella pattuglia azzurra per le “quali” maschili, insieme a giocatori come Matteo Arnaldi, Francesco Maestrelli, Andrea Pellegrino, Luca Nardi, Francesco Passaro, Giulio Zeppieri, Matteo Gigante, Federico Cinà e Lorenzo Giustino.

Per Cecchinato, Parigi non è un torneo qualunque. È il luogo della semifinale del 2018, del successo contro Novak Djokovic nei quarti e della settimana che lo trasformò per sempre da specialista della terra a giocatore di dimensione internazionale. Tornarci dalle qualificazioni non ha il sapore del ridimensionamento, ma quello della ricostruzione. A 33 anni, dopo cadute di ranking e stagioni complicate, rientrare in uno Slam significa aver rimesso basi tecniche e mentali abbastanza solide per competere.

La cura Palpacelli e il nuovo equilibrio

La FITP Sicilia ha raccontato il rapporto con Francesco Palpacelli come uno dei motori della rinascita. Il tecnico non è solo un allenatore: è una figura familiare, uno dei primi maestri del tennista palermitano al TC Palermo 2 e una presenza capace di restituire fiducia in un momento in cui Cecchinato aveva perso il piacere della lotta quotidiana.

La nuova struttura di lavoro comprende anche sedute di videoanalisi, preparazione atletica mirata e allenamenti sui campi del TC Palermo 2. È un dettaglio importante perché il ritorno del “Ceck” non nasce da un episodio isolato, ma da una programmazione più ordinata. Nel tennis, soprattutto oltre i 30 anni, non basta ritrovare un buon torneo: serve un sistema che permetta di reggere viaggi, superficie, recupero fisico e pressione mentale.

Kigali, Concepcion e i segnali della ripartenza

Il primo tratto del 2026 ha dato a Cecchinato ciò che gli mancava: continuità. La FITP Sicilia ha ricordato la semifinale raggiunta a Concepcion, la finale a Kigali e le vittorie contro avversari di buon livello come Lajovic, Harris e Tseng. Sono risultati che hanno costruito punti, ma anche autostima.

A Kigali, in particolare, Cecchinato è arrivato fino alla finale del Challenger 100, poi persa contro Marco Trungelliti con il punteggio di 4-6 6-0 6-3. SuperTennis ha sottolineato che si è trattato della diciannovesima finale Challenger della sua carriera, con un bilancio aggiornato di 8 titoli vinti e 11 finali perse.

Questi numeri raccontano un giocatore che conosce benissimo il circuito cadetto. Cecchinato non deve imparare a vincere Challenger: deve usare quel livello per tornare vicino ai palcoscenici che ha frequentato a lungo. La differenza è sottile ma decisiva. Un conto è essere un ex grande nome che prova a sopravvivere; un altro è essere un giocatore esperto che sa ancora quali tornei scegliere, quando spingere e quando proteggere il corpo.

Il presente tra Challenger e obiettivo top 100

Il calendario conferma la direzione. Dopo il ritorno nella top 200 e la prospettiva Roland Garros, Cecchinato è presente anche nell’entry list del Challenger 125 di Perugia, torneo che negli ultimi anni ha alzato molto il livello e che nel 2026 propone un campo da circuito maggiore, con diversi italiani e giocatori vicini o dentro la top 100.

Il vero obiettivo, però, è dichiarato: tornare in top 100. Cecchinato lo ha spiegato alla FITP Sicilia, parlando di una stagione sulla terra europea da affrontare passo dopo passo. Non è un traguardo semplice, perché la concorrenza nel tennis italiano è cresciuta enormemente e il ranking non concede scorciatoie. Ma il ritorno nella top 200 ha cambiato il quadro: ora il palermitano può entrare in più tabelloni, giocare qualificazioni importanti e costruire punti su superfici favorevoli.

Il valore simbolico di Cecchinato nel tennis italiano

Cecchinato occupa un posto particolare nella storia recente del tennis azzurro. Prima dell’esplosione di Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Matteo Arnaldi, Flavio Cobolli e della nuova generazione, la sua semifinale al Roland Garros del 2018 aveva dimostrato che un italiano poteva tornare in fondo a uno Slam maschile. Non era ancora il boom strutturale di oggi, ma fu un segnale.

Lo stesso Cecchinato ha riconosciuto con orgoglio questo ruolo, dicendo di prendersi “qualche merito” nell’essere stato una sorta di apripista per il movimento attuale. Non è una rivendicazione fuori luogo. Il tennis italiano di oggi vive una stagione eccezionale, ma è passato anche attraverso risultati che hanno rotto barriere psicologiche. La Parigi di Cecchinato fu una di quelle.

Una seconda carriera da costruire senza fretta

Il nuovo Cecchinato non deve essere giudicato con il metro del 2018. Quel giocatore era nel momento più alto della carriera, pieno di fiducia e capace di battere chiunque sulla terra in una settimana ispirata. Il Cecchinato di oggi è diverso: più esperto, più consapevole dei propri limiti fisici, probabilmente meno esplosivo, ma ancora pericoloso sul rosso quando riesce a comandare con il dritto, usare il rovescio a una mano per variare e costruire punti con intelligenza.

La sua storia attuale è interessante proprio perché non vive di passato. Il ritorno nella top 200, la finale di Kigali, le qualificazioni al Roland Garros e l’entry list di Perugia sono fatti concreti. Non garantiscono un ritorno immediato ai grandi livelli, ma dicono che Cecchinato è di nuovo dentro il circuito con ambizione reale.

Parigi sarà il banco emotivo. Non dovrà vincere il torneo della vita, ma dimostrare a sé stesso di poter ancora appartenere a quel mondo. Per uno che a Parigi ha toccato il punto più alto, ripartire dalle qualificazioni può sembrare un passo indietro. In realtà, per il “Ceck” di oggi, è il segnale opposto: la carriera non è finita, ha solo trovato un secondo capitolo.

 
 
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