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Il passaggio decisivo: la FIGC chiede il parere al Collegio di Garanzia

L’Associazione Italiana Arbitri entra in una fase istituzionale delicatissima. Il Consiglio Federale della FIGC ha ratificato la decadenza di Antonio Zappi dalla carica di presidente dell’AIA e ha condiviso la proposta di Gabriele Gravina di procedere al commissariamento dell’associazione, ma subordinando l’intervento al parere della Sezione Consultiva del Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI. Non si tratta ancora di un commissariamento formalmente operativo, ma di un passaggio che ne prepara il terreno e che fotografa la gravità della crisi interna.

Il comunicato della FIGC parla di “criticità politico-organizzative” e di una situazione che richiede il ripristino del regolare funzionamento dell’associazione. La federazione ha preso atto anche della lettera del Comitato Nazionale AIA, nella quale viene richiamato un quadro di incertezza interna, di non serenità e di difficoltà operative legate alla tempistica di un eventuale percorso elettorale.

La decadenza di Zappi e la crisi di governance

Il nodo politico nasce dalla decadenza di Antonio Zappi, arrivata dopo la conferma dei 13 mesi di inibizione. ANSA aveva già spiegato che il Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI aveva respinto il ricorso dell’ex presidente AIA contro la squalifica, aprendo di fatto la strada alla perdita automatica della carica.

L’AIA, nel proprio comunicato ufficiale, ha confermato la ratifica della decadenza e ha ringraziato Zappi per il lavoro svolto, rivendicando però anche la disponibilità ad affrontare il percorso elettorale. Nello stesso testo, il Comitato Nazionale ha sottolineato la necessità di garantire continuità gestionale, equilibrio istituzionale e serenità per il futuro dell’associazione, precisando inoltre che il budget 2025 sarebbe stato rispettato senza sforamenti.

Il punto è proprio questo: l’AIA si trova senza presidente in un momento in cui la credibilità complessiva del sistema arbitrale è già sotto pressione per l’inchiesta della Procura di Milano sul caso Rocchi e sulle presunte pressioni legate a designazioni e sala VAR. La crisi quindi non è soltanto amministrativa. È una crisi di fiducia, di percezione pubblica e di capacità di governo.

Il caso Rocchi sullo sfondo della decisione federale

L’inchiesta giudiziaria resta distinta dal percorso politico-istituzionale dell’AIA, ma ne condiziona inevitabilmente il clima. Secondo ANSA, gli investigatori dovranno ricostruire gli elementi già in atti riguardo alle contestazioni mosse a Gianluca Rocchi, tra cui il filone delle presunte “bussate” alla sala VAR e quello delle sospette designazioni pilotate. La stessa ricostruzione precisa che, al momento, non risultano nuovi indagati e che la testimonianza dell’ex club referee manager dell’Inter Giorgio Schenone non avrebbe portato a nuove esigenze investigative.

È un dettaglio essenziale per evitare letture forzate. Le indagini devono fare il loro corso, vale la presunzione di innocenza e non esiste ancora un accertamento definitivo. Ma il rumore attorno al mondo arbitrale è diventato troppo forte per non produrre conseguenze politiche. Il commissariamento, se confermato dal parere del Collegio di Garanzia, servirebbe proprio a separare la gestione tecnica e associativa dall’instabilità del momento.

Massini frena: AIA non ancora commissariata

Il vicepresidente vicario Francesco Massini ha chiarito un punto fondamentale: l’AIA, allo stato attuale, non è ancora commissariata. La Gazzetta dello Sport ha riportato le sue parole all’uscita dal Consiglio Federale: ci sarà un passaggio al Collegio di Garanzia, poi un nuovo aggiornamento nel prossimo Consiglio federale del 26 maggio. Massini ha anche spiegato che l’associazione sarebbe pronta a indire nuove elezioni, ma Gravina avrebbe chiesto di attendere una decina di giorni.

Questa scansione temporale dà il senso della partita istituzionale. La FIGC vuole intervenire, ma intende farlo con una copertura giuridica solida, evitando il rischio di nuovi ricorsi e ulteriori fratture. Per questo il parere del Collegio di Garanzia assume un peso determinante: non deciderà soltanto il destino immediato dell’AIA, ma anche il margine di intervento della federazione in una fase di ordinaria amministrazione e di presidenza Gravina in prorogatio.

Il vero tema: ricostruire fiducia negli arbitri

Il problema dell’AIA, oggi, non è solo chi la guiderà nelle prossime settimane. Il problema è come ricostruire fiducia attorno agli arbitri italiani. Le polemiche sulle designazioni, le ombre dell’inchiesta, la decadenza del presidente e la prospettiva del commissariamento hanno prodotto un cortocircuito pericoloso: ogni decisione in campo rischia di essere letta attraverso il sospetto.

Per il calcio italiano, questo è un punto sensibile. Un campionato può sopportare errori tecnici, anche gravi, se il sistema viene percepito come indipendente e trasparente. Fatica molto di più a reggere quando la discussione si sposta sul terreno delle pressioni, delle relazioni informali e delle zone grigie. Per questo il futuro dell’AIA dovrà passare da procedure più chiare, ruoli più definiti e comunicazione meno difensiva.

Il commissariamento, se arriverà, non potrà essere solo un intervento di emergenza. Dovrà servire a rimettere ordine nei meccanismi interni, garantire continuità alle commissioni tecniche, accompagnare la prossima stagione e preparare un percorso elettorale credibile. Gli arbitri di base, le sezioni territoriali e i direttori di gara impegnati ogni settimana sui campi non possono restare schiacciati da una crisi di vertice.

Una svolta necessaria ma non sufficiente

La decisione della FIGC segna una svolta, ma non basta da sola. Il calcio italiano ha bisogno di un’AIA solida, autonoma, riconoscibile e capace di difendere i propri arbitri senza sottrarsi alle verifiche. Ha bisogno di designatori credibili, di rapporti tracciabili con i club, di un uso del VAR più comprensibile e di una governance che non venga percepita come chiusa su se stessa.

Il passaggio al Collegio di Garanzia diventa quindi il primo banco di prova. Se arriverà il via libera, la stagione degli arbitri entrerà in una fase commissariale che dovrà essere rapida, ordinata e soprattutto utile. Se invece emergeranno ostacoli, la FIGC dovrà trovare un’altra strada per evitare che l’incertezza si prolunghi.

L’Associazione Italiana Arbitri resta un patrimonio essenziale del calcio nazionale. Proprio per questo non può permettersi di restare sospesa tra inchieste, decadenze e rinvii. Serve una risposta istituzionale forte, ma anche una ricostruzione culturale. Perché la vera partita non è soltanto nominare un commissario: è restituire agli arbitri italiani una credibilità piena davanti al campo, ai club e ai tifosi.

 
 
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