Indice
- La Classicissima arriva nel suo momento più delicato: quando tutti pensano di sapere già come finirà
- Il percorso 2026 resta fedele alla tradizione, ma con un dato che pesa: è più lungo del 2025
- La Sanremo 2026 sembra un affare tra Pogačar e Van der Poel, ma non è mai così semplice
- Il successo di Pidcock alla Milano-Torino aggiunge un terzo nome al discorso
- La corsa resta enorme anche sul piano simbolico
- Il finale non cambia, ma cambia il modo in cui il gruppo lo abita
- Perché questa Milano-Sanremo può essere ricordata a lungo
La Classicissima arriva nel suo momento più delicato: quando tutti pensano di sapere già come finirà
La Milano-Sanremo 2026 entra oggi davvero nel vivo. Il sito ufficiale segnala che la corsa si disputa sabato 21 marzo, con la Teams Presentation fissata proprio oggi, 20 marzo, e con un’attesa che, più che disperdersi su una pluralità di scenari, si sta addensando attorno a una domanda quasi ossessiva: questa volta Tadej Pogačar riuscirà finalmente a spezzare l’incantesimo di Mathieu van der Poel, oppure la Classicissima confermerà ancora una volta di essere la Monument più difficile da piegare perfino per il corridore più forte del mondo?
È una domanda legittima perché il racconto recente della corsa spinge chiaramente in quella direzione. Cyclingnews, nel presentare l’edizione 2026, parla di Van der Poel come del favorito per un possibile terzo titolo e di Pogačar come del grande rivale destinato ancora una volta a forzare la corsa sulla Cipressa. Il duello, insomma, è diventato il centro della narrazione. Eppure la Milano-Sanremo conserva sempre una sua ironia profonda: più sembra riducibile a due nomi, più tende a ricordare che 298 chilometri non si lasciano governare fino in fondo da nessuna sceneggiatura.
Il percorso 2026 resta fedele alla tradizione, ma con un dato che pesa: è più lungo del 2025
Il sito ufficiale della corsa spiega che la 117ª edizione partirà da Pavia e arriverà su Via Roma a Sanremo dopo 298 chilometri, cioè nove in più rispetto all’edizione 2025. La gara si muove inizialmente verso nord, in direzione Milano, per poi ricongiungersi al percorso classico. È una precisazione importante, perché la Milano-Sanremo è una corsa in cui anche le variazioni apparentemente piccole di distanza o di disegno contano, soprattutto sul logorio generale con cui il gruppo affronta il finale.
La parte decisiva, comunque, resta quella che tutti conoscono e che tutti temono. Dopo i Tre Capi, la corsa entra nella sua zona sacra con la Cipressa e poi con il Poggio, il cui scollinamento è fissato a 5,6 km dall’arrivo. Gli ultimi due chilometri, come ricorda il dettaglio del percorso ufficiale, si sviluppano su lunghi rettilinei cittadini, con una curva significativa a sinistra a 850 metri dal traguardo e l’ultima curva che immette nella retta finale di Via Roma a 750 metri dall’arrivo. È un finale notissimo eppure sempre capace di generare nuove interpretazioni.
La Sanremo 2026 sembra un affare tra Pogačar e Van der Poel, ma non è mai così semplice
La ragione per cui la vigilia si è polarizzata su questi due nomi è evidente. Cyclingnews sostiene apertamente che la corsa oggi ruoti soprattutto intorno a loro: Van der Poel perché ha già dimostrato di saper battere Pogačar proprio su questo terreno, Pogačar perché è l’unico campione contemporaneo abbastanza forte da voler trasformare la Sanremo in qualcosa di più duro di ciò che tradizionalmente è. La loro contrapposizione è tecnica prima ancora che simbolica: uno vuole rendere selettiva la corsa molto prima del Poggio, l’altro sa che la gestione, il tempismo e lo sprint o la progressione finale possono continuare a premiarlo.
Il fascino della Milano-Sanremo, però, nasce dal fatto che spesso la teoria migliore si scontra con la struttura più ambigua del calendario WorldTour. Non è una classica da puri sprinter, ma non è nemmeno una corsa che garantisce automaticamente il successo ai più forti in salita. Non è del tutto chiusa, ma nemmeno davvero aperta. È una prova che costringe ogni tipologia di campione a negoziare con un terreno intermedio. Ed è proprio questo che ha frustrato Pogačar negli ultimi anni: per vincere Sanremo non basta essere il corridore più devastante, bisogna anche riuscire a rendere sufficiente il proprio vantaggio in un punto della corsa che spesso si presta al rientro.
Il successo di Pidcock alla Milano-Torino aggiunge un terzo nome al discorso
In questa vigilia, tuttavia, non si può ignorare il nome di Tom Pidcock. Ieri il britannico ha vinto la Milano-Torino 2026 con un attacco secco sull’ultima ascesa a Superga, precedendo Tobias Halland Johannessen e Primož Roglič. Cyclingnews ha letto quel successo come un’iniezione di fiducia importante in vista della Sanremo, e il collegamento ha senso: Pidcock non ha il profilo classico del velocista puro, ma possiede discesa, esplosività, fantasia tattica e capacità di inventarsi il colpo quando la corsa si spezza.
Non bisogna forzare il parallelo tra Milano-Torino e Milano-Sanremo, perché si tratta di prove molto diverse. Però la vittoria di Pidcock pesa eccome nella lettura del weekend. Arrivare alla Classicissima dopo aver battuto corridori di alto livello in una corsa storica cambia il grado di credibilità con cui un nome viene percepito. Non lo trasforma automaticamente nel favorito assoluto, ma lo sposta fuori dal recinto delle comparse di lusso. E in una Sanremo che potrebbe diventare più dura del solito se Pogačar attaccherà davvero presto, un corridore con le sue caratteristiche diventa ancora più interessante.
La corsa resta enorme anche sul piano simbolico
C’è poi un aspetto che spesso si perde quando la vigilia si restringe solo ai favoriti: la Milano-Sanremo non è soltanto la prima Monument della stagione, è una gara che continua a vivere di un prestigio speciale. Il sito ufficiale la incornicia dentro una narrazione fortemente identitaria, fatta di percorso storico, di aggiornamenti continui sulle squadre e di un cerimoniale che oggi passa anche dalla presentazione dei team e da eventi collaterali. Quando una corsa sente il bisogno di raccontarsi ogni anno come rito, significa che il suo peso va oltre il dato sportivo immediato.
La lista delle squadre conferma questa grandezza. Tra i team ufficialmente indicati per il 2026 figurano, tra gli altri, Alpecin-Premier Tech, UAE Team Emirates XRG, Lidl-Trek, Soudal Quick-Step, INEOS Grenadiers, Visma | Lease a Bike, Red Bull–Bora–Hansgrohe, Groupama-FDJ United, Movistar, Jayco AlUla e Uno-X Mobility. È un elenco che restituisce pienamente il livello dell’evento: la Milano-Sanremo non è una corsa di transizione verso il cuore della primavera, ma uno dei luoghi in cui la primavera si decide.
Il finale non cambia, ma cambia il modo in cui il gruppo lo abita
La questione tecnica più importante resta allora questa: come verranno corsi Cipressa e Poggio nel 2026? Se il ritmo sarà devastante già sulla Cipressa, come molti si aspettano dalla presenza di Pogačar e della sua squadra, allora la corsa potrebbe assottigliarsi prima ancora del Poggio e aprirsi a uomini meno puramente veloci ma più capaci di stare dentro uno sforzo prolungato ad alta intensità. Se invece il forcing non sarà davvero risolutivo, il Poggio tornerà a essere la solita centrifuga di tentativi, rientri e microvantaggi destinati forse a ricomporsi in Via Roma.
È proprio questa incertezza, in fondo, a rendere la Sanremo quasi unica. In nessun’altra Monument la corsa può cambiare tanto senza mai rinunciare alla propria identità. La Parigi-Roubaix è brutale fin dall’idea; il Fiandre è selettivo per definizione; Liegi e Lombardia hanno una grammatica da scalatori. La Sanremo, invece, ti chiede di resistere quasi trecento chilometri e poi di interpretare con lucidità un finale che non perdona la minima indecisione. È una corsa di fondo che si decide come un duello nervoso.
Nelle ultime stagioni l’Italia ha spesso cercato nella Milano-Sanremo il luogo giusto per ritrovare un protagonista pienamente credibile. La corsa, per caratteristiche, potrebbe teoricamente adattarsi bene a un corridore italiano capace di unire tenuta, lettura e sprint o resistenza al Poggio. Ma il livello attuale dei grandi favoriti rende tutto molto più difficile. Il sito ufficiale 2026 insiste soprattutto sul quadro generale della corsa e sulle squadre al via, mentre la discussione mediatica internazionale si sta concentrando quasi interamente sul duello Pogačar–Van der Poel, con Pidcock come intruso più serio del momento. È il segno di una Classicissima che, almeno alla vigilia, sembra parlare soprattutto una lingua globale.
Perché questa Milano-Sanremo può essere ricordata a lungo
La sensazione finale è che la Milano-Sanremo 2026 abbia tutti gli ingredienti per lasciare un segno forte. C’è il percorso classico con i suoi riferimenti intoccabili, c’è una distanza addirittura leggermente più lunga del 2025, c’è un campione come Pogačar che continua a inseguire una Monument che ancora gli sfugge, c’è un Van der Poel che su questa corsa sembra aver trovato una forma di autorità speciale, e c’è un outsider di lusso come Pidcock lanciato dal successo di Superga.
Ma soprattutto c’è la natura stessa della Sanremo: una corsa che si lascia studiare all’infinito e che poi, puntualmente, costringe tutti a ricominciare da capo. Oggi la vigilia sembra quasi lineare, come se i nomi centrali fossero già stati scritti. È esattamente il momento in cui la Milano-Sanremo ama smentire i pronostici. E anche per questo resta la Classicissima: perché non smette mai di sembrare leggibile, senza esserlo davvero fino all’ultima curva verso Via Roma.

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