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La Classicissima di oggi ruota ancora attorno a Van der Poel

Se oggi Mathieu van der Poel è uno dei nomi più forti del giorno, il motivo è evidente: la Milano-Sanremo 2026 ha costruito ancora una volta il proprio centro narrativo attorno a lui. Il sito ufficiale della corsa lo presentava già alla vigilia come il campione in carica e uno dei due grandi poli della “sfida infinita” con Tadej Pogačar, mentre Cyclingnews lo indicava come il corridore più attrezzato per una terza vittoria a Sanremo grazie a una combinazione quasi ideale di esplosività, lettura tattica e potenza sul finale. In una Monumento che storicamente sfugge alle semplificazioni, il fatto che il discorso si restringa ancora su Van der Poel dice molto di quanto la sua relazione con questa corsa sia diventata speciale.

Questa centralità nasce anche da un dato che il sito ufficiale della Milano-Sanremo ha sottolineato con forza già a gennaio: dal 2008 in poi, nessun altro corridore era riuscito a vincere la corsa due volte, mentre Van der Poel sì. Non è un primato statistico qualunque. Significa dominare la gara più ambigua tra le Monumento, quella che raramente concede il lusso della ripetizione e che punisce chiunque provi a leggerla con troppa sicurezza. Van der Poel, invece, è riuscito non solo a vincerla, ma a diventare l’uomo che più di tutti sembra averne capito la grammatica recente.

La sua forza non è solo fisica: è soprattutto interpretativa

È qui che il caso Van der Poel diventa davvero interessante. Molti campioni arrivano alla Sanremo con gambe straordinarie; pochi arrivano con una sensazione di familiarità così profonda con il suo sviluppo tattico. Cyclingnews ha insistito su questo aspetto nei giorni scorsi: il neerlandese sembra avere il talento perfetto e la corsa più “dialled in”, cioè interiorizzata, per vincere a Sanremo. Non soltanto perché va forte, ma perché capisce quando muoversi, quando risparmiare, quando lasciare che gli altri rendano la gara dura al posto suo e quando infine far pesare una superiorità che non si esprime per forza in salita pura, ma nel modo in cui collega salita, discesa e sprint.

Lo dimostrano anche le sue parole della vigilia. Prima dell’edizione 2026, Van der Poel ha giocato apertamente sul piano tattico con Pogačar, arrivando a dire che non pensava nemmeno fosse necessario attaccare per forza sulla Cipressa. Non era solo schermaglia verbale: era il riflesso di un corridore convinto che la Sanremo non si vinca solo con l’azione più forte, ma con quella più giusta nel momento più giusto. È questo il tratto che lo ha reso quasi il controcanto perfetto del ciclismo di Pogačar: meno compulsione allo strappo devastante, più capacità di leggere la corsa come una progressione di opportunità.

La condizione con cui si è presentato alla Sanremo era da grande favorito vero

Van der Poel non arrivava a questa Milano-Sanremo soltanto con il peso dell’albo d’oro, ma anche con una condizione molto credibile. Le cronache della Tirreno-Adriatico 2026 lo hanno raccontato come uno dei grandi uomini della settimana, capace di vincere due tappe e di usare la corsa dei Due Mari come un vero laboratorio Sanremo. Cyclingnews ha descritto in particolare la sua vittoria nella quarta tappa come una specie di mini-manuale di come affrontare un finale da classica: posizione, pazienza, potenza, tempismo. Perfino nell’ultima tappa della Tirreno, poi, è stato protagonista di un forcing lungo e aggressivo che ha confermato la sua brillantezza.

È per questo che, anche prima del finale di oggi, il suo nome restava inevitabilmente il più pesante accanto a quello di Pogačar. La Milano-Sanremo 2026, secondo Cyclingnews, si presentava proprio come il nuovo capitolo di una rivalità che sta ridefinendo il modo in cui si guarda alle classiche di primavera. Se Pogačar è il corridore che costringe tutti a chiedersi come si possa resistergli, Van der Poel è il rivale che più spesso ha saputo rispondere sul campo, soprattutto nelle corse dove la combinazione di forza e istinto tattico conta più della sola superiorità numerica.

La Sanremo di oggi ha confermato ancora una volta quanto sia difficile toglierlo dal centro del racconto

Le coperture in diretta consultate durante la giornata hanno continuato a raccontare Van der Poel come uno dei protagonisti del momento decisivo. Cyclingnews lo ha seguito nella fase in cui la corsa si è incendiata attorno a Pogačar e Tom Pidcock, mentre altre cronache live hanno segnalato anche momenti difficili, tra accelerazioni, rientri e passaggi in cui il neerlandese è sembrato più vulnerabile del solito. Al di là del singolo fotogramma, il dato che conta è un altro: anche quando la Sanremo cambia volto e si fa caotica, Van der Poel resta il nome attorno a cui si misura la tenuta del finale. È un segno di statura, non solo di forma.

Questa osservazione vale quasi più di un piazzamento, anche perché le fonti reperite nelle prime battute post-gara non risultano ancora del tutto uniformi sull’ordine d’arrivo finale. Quello che invece emerge con sufficiente chiarezza è che Van der Poel è stato ancora una volta il riferimento tecnico e narrativo della corsa: il corridore che tutti aspettavano sulla Cipressa, sul Poggio e poi eventualmente in Via Roma, il corridore la cui presenza obbliga gli altri a ridefinire continuamente il proprio piano. In giornate come questa, il trend non nasce solo dal risultato nudo, ma dal peso specifico con cui un atleta occupa la gara.

Il punto più profondo, in fondo, è proprio questo. Van der Poel alla Milano-Sanremo ha smesso di essere un semplice ex vincitore o un favorito abituale. È diventato una specie di grammatica della corsa. Quando si parla di come reggere Pogačar, di come gestire la Cipressa, di come uscire dal Poggio con abbastanza gamba e lucidità, il suo nome torna sempre. È una qualità rarissima nello sport: non rappresentare soltanto il talento, ma il modo stesso in cui un evento viene compreso e raccontato.

Ed è per questo che Van der Poel continua a essere attuale anche quando non si può ridurre tutto a una celebrazione lineare. La sua grandezza a Sanremo non dipende soltanto dalle volte in cui ha vinto, ma dal fatto che ogni nuova edizione sembra chiamarlo di nuovo in causa come parametro. Oggi è successo ancora. La Classicissima del 2026 ha avuto molte storie dentro di sé, ma una delle più forti è stata ancora la sua: quella del corridore che, su questa corsa, continua a pesare più degli altri. E finché sarà così, Van der Poel resterà non solo un protagonista della Sanremo, ma quasi il suo interprete naturale.

 
 
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