A volte nella vita bisogna affrontare i propri fallimenti per poter andare e guardare avanti, e Marko Arnautovic questo lo sa bene. A 28 anni il campione austriaco è un giocatore chiave del West Ham ma non è ancora il calciatore che vuole essere o si sente di essere, come si evince dalle sue parole in un’intervista al Daily Mail.
Gli anni dell’adolescenza passati a correre con le gang di Vienna forse non hanno aiutato, come non lo hanno fatto le numerose espulsioni nelle giovanili. E poi c’è stata quella volta in cui è stato in ritardo per ben tre volte in un solo giorno quando era alla corte di Mou, anche se la cosa più divertente di tutta la vicenda è un’altra.
L’attuale giocatore del West Ham, nella stagione 2009/10 passò dagli olandesi del FC Twente all’Inter in prestito per un anno e le cose non andarono esattamente bene. Tre sole presenze all’ombra di San Siro e tanti scontri col tecnico portoghese, che alla fine dei conti lo ritenne poco professionale.

In questa famosa intervista Arnautovic stesso racconta la vicenda di questo ritardo: “Siamo stati a Abu Dhabi per la preparazione estiva con l’Inter nel 2009. Non mi sono svegliato per la colazione. Ritardo numero uno. […] Subito dopo avevamo un incontro di squadra. L’hotel era enorme e la mia camera era al 75° piano, aspetto l’ascensore e premo in continuazione, ma ho sette minuti di anticipo quindi sono tranquillo. Ma l’ascensore non arrivava. Disastro, numero due. […] Dopo poi all’appuntamento per la partita è successo di nuovo e mi dicevo: ‘Mi ucciderà’. Abbiamo combattuto un po’ e quello stesso giorno sono stato messo fuori squadra, ad allenarmi da solo“.
Arnautovic racconta anche che riconosceva la fortuna di far parte di quel gruppo e di avere le migliori intenzioni. Così un giorno, nel 2010, si presenta all’allenamento con cinque ore d’anticipo, ma questo solo perché pensava che la sessione fosse mattutina e non pomeridiana: “Ritornati a Milano ho pensato che dovessimo allenarci di mattina e sono andato in perfetto orario. Non c’erano automobili lì. L’allenamento quel giorno era nel pomeriggio! […] Mourinho era già lì con il suo staff e al vedermi si alza e comincia ad applaudirmi e a ridere, dicendomi: << Tu sei il mio uomo, sei venuto qui cinque ore prima all’allenamento, ti amo, prendi il mio orologio.>>, quell’orologio è ancora a casa mia.”
In quella stessa Inter giocò un’altra meteora, un tal Ben Greenhalgh, conoscete la sua storia?
