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La Osgood-Schlatter (anche Osteocondrosi dell’apofisi tibiale anteriore; n.d.a.) è una malattia che colpisce soprattutto in età adolescenziale ed è dovuta ad alterazioni dell’accrescimento osseo.
Per avere più informazioni a riguardo, vi rimandiamo ad un nostro articolo.

Questa malattia, anche se sembra colpire in particolare modo i calciatori, purtroppo non colpisce solo loro. Molti altri sportivi ne hanno sofferto. Come il tennista francese Gaël Monfils il cui livello più alto in carriera è stato raggiunger la posizione numero 7 in ATP, ed è attualmente il terzo tennista francese con il punteggio più alto (n. 14 nella classifica mondiale ATP). È riuscito a diventare il secondo classificato ai Masters di Parigi nel 2009 e nel 2010 e un semifinalista nel 2008.

Secondo il medico francese della federazione di tennis Bernard Montalvan, Monfils ebbe la Osgood Schlatter quando era un adolescente: “Di tanto in tanto, ha ancora un’infiammazione al tendine rotuleo“, ha detto Montalvan.

Altro sportivo a cui fu diagnosticata la malattia è Ben Morgan, rugbista inglese, che rischiò di non giocare più dopo aver sofferto la malattia.

Chi sono i calciatori che hanno avuto la Osgood Schlatter?

Uno dei calciatori che abbiamo rischiato di non vedere per via della Osgood-Schlatter, è un tal Ciro Ferrara che ai microfoni di Di Marzio si racconta così: “Da ragazzino avevo il morbo di Osgood Schlatter che oggi tantissimi ragazzini in fase di sviluppo hanno. È un problema della cartilagine del ginocchio, in modo particolare, e quindi avevo grossi fastidi, se stavo tanto tempo seduto, persino a stendere le gambe, per non dire della attività fisica. Oggi come oggi è un problema di sviluppo, di accrescimento e quindi stai per un periodo fermo e passa. Io invece credo di essere stato l’ultimo ad aver subito un’operazione. Poi mi hanno ingessato tutte e due le gambe, sono stato per un mese sulla sedia a rotelle. Ma non smettevo di giocare al calcio, mio fratello mi lanciava il pallone e io di testa ci davo dentro, con tutta la sedia a rotelle“.

A parlarne apertamente della sua malattia è stato anche il centrocampista del Liverpool Jordan Henderson, al quale gli fu diagnosticata quando aveva 16 anni e al The Guardian nel 2013 dichiarò:”Era Osgood-Schlatter, non andava bene, è una cosa che fa sempre più male e ho dovuto sottopormi a molte terapie: mi sono immediatamente rialzato anche se non avevo i fisico per affrontarla. […] Ero alto, con le leve lunghe, e un po’ goffo. Ero al Sunderland da quando avevo sette anni ma stavo male alle ginocchia e non penso fossero sicuri su cosa fare, se tenermi o lasciarmi. Fu un periodo davvero critico per me. Verso la fine di quella stagione iniziai a sentirmi meglio, così decisero di tenermi, per fortuna. Mi hanno tenuto con loro per un bel po’“.

Gerrard Scholes
© Eurosport

Altri calciatori ne hanno sofferto anche se non ne hanno mai apertamente parlato come questi due, Paul Scholes e Steven Gerrard, due che a quanto pare hanno fatto una discreta carriera.

Leggi di quella volta che Paul Scholes giocò con scarpette da 40 sterline.

A Danny Welbeck fu diagnosticata la Osgood Schlatter da giovane, lasciandolo con un dolore lancinante e gonfiore alle ginocchia. I medici lo avvertirono che avrebbe dovuto prendere in considerazione la possibilità di smettere di giocare a calcio, sostenendo che continuare a allenarsi e giocare diverse volte alla settimana potrebbe causare continue complicazioni non solo fisico ma anche di crescita.

L’inglese faceva parte delle giovanili del Manchester City, e non venne considerato un potenziale futuro professionista e gli fu detto di non tornare in futuro. Pochi mesi dopo un talent scout del Manchester United lo vide giocare, club in cui milita tutt’ora.

Uno invece di cui forse sentiremo parlare è il belga Aaron Leya Iseka, classe 1997 che milita tra le fila dell’Anderlecht, ed è il vice capocannoniere della Youth League (L’Europa League delle “Primavere” per intenderci), con 9 reti. Attaccante puro che si rese protagonista già nell’edizione 2014 del Viareggio rifilando due gol all’Inter e uno al Milan, nella finale poi vinta dai rossoneri che allora allenava Pippo Inzaghi. È il fratello minore (di quattro anni) di Michy Batshuayi, centravanti del Marsiglia: è rapido e completo e ha come idolo Leo Messi. Anche lui da ragazzino ha sofferto di osteocondrosi, ma ciò lo ha aiutato a crescere mentalmente e oggi ne vede i frutti.

 

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