Qualsiasi persona è soggetta a infortuni più o meno gravi. Tuttavia, chi pratica un’attività sportiva amatoriale o professionistica è, per ovvie ragioni, più soggetto ad infortunarsi. Inoltre, alcune discipline sportive sono decisamente più rischiose di altre, anche se nessuna, nemmeno la più “soft”, può considerarsi a rischio zero.
Un banale esempio: il golf è sicuramente una disciplina meno traumatica del rugby o del calcio, tuttavia è molto frequente nei golfisti l’insorgenza di epitrocleite (patologia non a caso nota come “gomito del golfista”), così come sono frequenti i dolori lombari, dovuti allo swing, il movimento di torsione e flessione della colonna vertebrale tipico di chi pratica il golf.
Lo sport in generale, quindi, che costringe spesso a movimenti ripetitivi e a gesti più o meno traumatici, è di per sé un’attività intrinsecamente rischiosa in cui il verificarsi di infortuni è pressoché inevitabile.
A questo riguardo, la fisioterapia ha una grande importanza in ambito sportivo poiché è una disciplina medica che può svolgere un ruolo di prevenzione, di trattamento e di riabilitazione.
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Infortuni negli sport: le due principali categorie
Per semplicità espositiva, gli infortuni sportivi possono essere suddivisi in due grandi categorie principali:
- infortuni da sovraccarico (anche “da overuse”);
- infortuni da trauma.
Come la terminologia lascia bene intendere, gli infortuni da sovraccarico sono solitamente determinati da carichi eccessivi o da movimenti ripetitivi. Molto spesso coinvolgono i tendini, i muscoli e le articolazioni.
Un classico esempio di infortunio da sovraccarico è l’epicondilite, altrimenti nota come “gomito del tennista”. È una patologia infiammatoria che interessa i tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio alla parte esterna del gomito (epicondilo laterale). La causa è un uso continuato ed eccessivo del gomito. Fuori dall’ambito sportivo, è una condizione spesso riscontrata anche negli imbianchini.
Gli infortuni da trauma sono invece causati da cadute, da scontri di gioco o da movimenti improvvisi o eccessivi. Esempi classici sono le distorsioni, le fratture, le lussazioni e gli strappi muscolari.
La fisioterapia è molto importante nella gestione di queste problematiche perché può aiutare l’atleta sia a ridurre il rischio di andare incontro a infortuni da sovraccarico (fisioterapia preventiva) sia a gestire un infortunio che si è verificato (fisioterapia terapeutica e riabilitativa).
La fisioterapia preventiva in ambito sportivo
Il principio che guida la fisioterapia preventiva è quello riassunto dal detto popolare “prevenire è meglio che curare”. È un principio valido in senso assoluto, ma che assume una valenza maggiore nel caso degli sportivi, in particolare se professionisti.
Prevenire un infortunio significa infatti evitare periodi di stop più o meno prolungati, che possono pregiudicare il lavoro svolto in precedenza.
La fisioterapia preventiva dedicata agli sportivi si concentra soprattutto sull’aspetto del rafforzamento e prevede esercizi mirati a rinforzare soprattutto le zone stimolate maggiormente da una determinata attività sportiva e quelle più soggette a infortunio.
La fisioterapia preventiva è importante anche per coloro che hanno già subito un infortunio e vogliono evitare recidive, una problematica non così infrequente in ambito sportivo.
La fisioterapia terapeutica e riabilitativa nello sport
La fisioterapia terapeutica e riabilitativa risulta fondamentale quando l’atleta ha subito un infortunio, che sia da trauma o da sovraccarico. A seconda del tipo di infortunio cambia ovviamente l’approccio. Per esempio, nel caso di una frattura, il fisioterapista interverrà in un secondo momento per guidare la riabilitazione. In altri casi interverrà fin da subito con terapie manuali, esercizi terapeutici o terapie strumentali.
Le principali terapie manuali, utilizzate per trattare il dolore e gestire le problematiche muscolo-scheletriche, sono il massaggio, l’allungamento muscolare e la mobilizzazione delle articolazioni.
Gli esercizi terapeutici sono quelli mirati al recupero del movimento globale dell’arto infortunato.
Infine, le terapie strumentali, altrimenti note come terapie fisiche, sono trattamenti che prevedono il ricorso a strumenti o apparecchiature specifiche. Tra gli esempi più noti si ricordano la tecarterapia, la laserterapia, le onde d’urto, l’elettrostimolazione ecc.
I tempi di trattamento e di recupero dipendono dalla gravità dell’infortunio e anche dalla risposta dell’atleta ai trattamenti, che può variare tra un soggetto e l’altro.
