Sir Jackie Stewart è molto più di una leggenda vivente della Formula 1: è un pilastro della storia del motorsport, un uomo che ha saputo combinare genialità tecnica, coraggio e una visione rivoluzionaria fuori dalla pista. Negli anni Sessanta e Settanta, quando la F1 era una sfida di vita o di morte, Stewart ha scritto pagine indelebili grazie alla sua classe al volante e al suo impegno per trasformare uno sport pericoloso in uno più sicuro e moderno.
Celebre per le sue battaglie sulla sicurezza e per il suo inconfondibile casco blu con bordo bianco, ha segnato una generazione intera di piloti e appassionati. Ma la sua storia non si ferma al traguardo: dopo il ritiro è diventato uno dei volti più riconosciuti del paddock, prestando la sua voce al commento tecnico e mettendo la sua influenza al servizio di cause nobili.
Una carriera affascinante, fatta di successi, tragedie e rinascite. Scopriamo da dove è partito e come è riuscito a cambiare il volto della Formula 1 per sempre.

Gli inizi: Jackie Stewart e la dislessia
Infanzia e famiglia
Jackie Stewart nasce a Milton, Dunbartonshire (Scozia) l’11 giugno 1939. Cresce in una famiglia operaia: il padre è meccanico e gestisce un’autofficina, un ambiente che alimenta la passione per i motori fin da giovane età. Il fratello maggiore, Jimmy Stewart, era già pilota e gareggiò in Formula 1 per la scuderia Ecurie Ecosse.
La dislessia e l’abbandono scolastico
Durante gli anni scolastici, Jackie si confronta con gravi difficoltà nell’apprendimento. A causa della dislessia, allora ancora poco conosciuta, viene considerato un alunno lento o addirittura analfabeta. L’umiliazione e il senso di inadeguatezza lo portano ad abbandonare la scuola a soli 16 anni. In seguito, sarà uno dei primi personaggi pubblici a parlare apertamente del disturbo, contribuendo alla sua sensibilizzazione.
L’inizio nel motorsport
Prima di diventare pilota, Stewart si distingue come tiratore scelto, arrivando a rappresentare la Scozia a livello nazionale. Il suo debutto nel mondo delle corse avviene nei primi anni ’60 con competizioni minori, dove dimostra subito talento e rapidità d’adattamento. È il trampolino di lancio per la carriera professionistica.
La carriera in Formula 1
BRM (1965–1967)
Jackie Stewart debutta in Formula 1 nel 1965 con la scuderia British Racing Motors (BRM), al fianco di Graham Hill. Ottiene subito un’impressionante vittoria al Gran Premio d’Italia, e chiude la stagione con un ottimo terzo posto in classifica. Nei tre anni con BRM, Stewart accumula esperienza, ma è frenato da problemi tecnici e affidabilità della vettura.
Matra International (1968–1969)
Nel 1968 passa al team Matra International, una collaborazione tra il costruttore francese Matra e il manager britannico Ken Tyrrell. Nonostante una vettura non sempre competitiva, Stewart conquista tre vittorie e il secondo posto nel campionato piloti.
Il 1969 è l’anno della consacrazione: la Matra MS80 si dimostra superiore e Stewart domina il mondiale con sei vittorie, conquistando il suo primo titolo iridato. La sua guida fluida e aggressiva, unita a una grande capacità di gestione gara, lo rendono il pilota da battere.
Tyrrell (1970–1973)
Nel 1970, Ken Tyrrell fonda il proprio team, e Stewart lo segue. La Tyrrell 001 non è subito competitiva, e la stagione è anche segnata dalla morte del compagno di squadra Francois Cevert, evento che segnerà profondamente Stewart.
Nel 1971, con la nuova Tyrrell 003, Stewart torna al vertice, vincendo sei Gran Premi e conquistando il secondo campionato del mondo.
Il 1972 è un anno complicato: Stewart soffre di un’ulcera e la vettura è meno performante. Raccoglie solo una vittoria, chiudendo quarto in classifica.
Nel 1973, pur con un calendario più ridotto, Stewart domina e vince il terzo e ultimo titolo mondiale. Decide poi di ritirarsi, rinunciando all’ultima gara a Watkins Glen dopo la tragica morte di Cevert durante le qualifiche. Si ritira da campione, con un bilancio di 27 vittorie in 99 GP, un record per l’epoca.
Jackie Stewart e la sicurezza in Formula 1
Negli anni ’60 e ’70, la Formula 1 era estremamente pericolosa, con frequenti incidenti mortali. Jackie Stewart fu uno dei primi piloti a denunciare le gravi carenze di sicurezza: circuiti privi di barriere, soccorsi inadeguati, auto poco protette.
La battaglia per la sicurezza
Stewart si impegnò attivamente per l’introduzione di misure di sicurezza concrete e rivoluzionarie per l’epoca:
- barriere di protezione nei circuiti, per evitare che le vetture uscissero di pista con conseguenze tragiche;
- presenza obbligatoria di ambulanze e team medici fissi nei circuiti, per garantire soccorsi tempestivi in caso di incidenti;
- cinture di sicurezza e caschi più resistenti, spesso osteggiati dai piloti stessi per questioni di comodità o abitudine, ma che si sarebbero rivelati fondamentali per la sopravvivenza in caso di impatto.
Sebbene inizialmente criticato da colleghi e addetti ai lavori, che lo consideravano eccessivamente prudente in uno sport per “uomini duri”, Stewart riuscì a sensibilizzare progressivamente l’opinione pubblica, i media e soprattutto i vertici della FIA. Grazie alla sua tenacia e alla reputazione conquistata in pista, divenne il simbolo di una battaglia che salvò decine di vite e trasformò la Formula 1 in uno sport finalmente più umano e professionale. La sua eredità è visibile ancora oggi in ogni circuito moderno, dove la sicurezza è considerata un pilastro imprescindibile.
Vita privata: Jackie Stewart oggi

La famiglia
Jackie è sposato con Helen Stewart dal 1962. I due hanno condiviso ogni momento della lunga carriera del pilota, sia in pista sia fuori. Oggi Helen lotta contro il morbo di Alzheimer, e Jackie ha fondato la Race Against Dementia, una fondazione impegnata nella ricerca e nella sensibilizzazione.

Attività dopo la carriera
Dopo il ritiro dalle corse, Stewart diventa commentatore per ABC e NBC, collaborando anche con la BBC. Nel 1997 fonda il team Stewart Grand Prix, che debutta in F1 nel 1997 e ottiene una storica vittoria nel 1999. La squadra viene poi acquisita da Ford e diventa Jaguar Racing, base dell’attuale Red Bull Racing.
Impegni attuali
Oggi, pur in età avanzata, Stewart è attivo come ambasciatore per Rolex e Heineken, oltre che per cause benefiche. La sua figura rimane centrale nel panorama automobilistico internazionale.
Jackie Stewart: patrimonio e curiosità
Patrimonio netto
Secondo varie stime, Jackie Stewart possiede un patrimonio netto superiore ai 50 milioni di euro, derivanti da premi, sponsorizzazioni, diritti televisivi e iniziative imprenditoriali.

Curiosità
- Il suo casco blu con bordo bianco è diventato un’icona della F1.
- È stato insignito del titolo di Sir dalla regina Elisabetta II nel 2001 per meriti sportivi e civili.
- Ha scritto un’autobiografia intitolata Winning Is Not Enough, in cui racconta la sua carriera e la battaglia contro la dislessia.
- Ha avuto un ruolo attivo nello sviluppo delle vetture moderne, collaborando con ingegneri e sponsor anche dopo il ritiro.
Jackie Stewart ha segnato un’epoca in Formula 1, dentro e fuori la pista. Pilota leggendario, pioniere della sicurezza, imprenditore, uomo di famiglia e divulgatore: la sua vita è la prova che il successo va ben oltre le pole position. Con il suo impegno sociale e la sua continua influenza nel motorsport, è diventato una delle figure più complete e rispettate dello sport mondiale.
