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Per gli inglesi è overhead o bicycle kick, per gli spagnoli è la “chilena“. La “rovesciata” è stata vista per la prima volta nei porti del Pacifico del Cile e del Perù, probabilmente già alla fine del 1800, stando alle parole di un giornalista argentino, specializzato nella storia del calcio sudamericano.

Per Jorge Barraza, autore di numerosi libri come Fútbol de ayer y hoy (Il calcio di ieri e di oggi; n.d.a.), non vi è dubbio che la prima Chalaca (rovesciata) nacque in Perù.

Alle persone che vivono nel porto di Callao le chiamano chalacos, quelli che vivevano lì praticavano quella giocata“, ha detto Barraza durante un’intervista radiofonica rilasciata dalla stazione radio colombiana RCN.

Stando ai suoi racconti, i marinai britannici giocavano a calcio tra loro e con i locali come forma di svago, mentre le loro navi erano attraccate; la pratica dello sport è stata abbracciata dagli abitanti dei porti perché le sue semplici regole e attrezzature lo hanno reso accessibile ai più.

Il vero inventore di questo gesto tecnico è però un polisportivo spagnolo immigrato in Cile: “Era un atleta totale. Ha giocato a pallanuoto e faceva parte della squadra nazionale. Ha anche gareggiato a 100 metri in piano, 110 metri con recinzioni e salto con l’asta”, afferma al quotidiano spagnolo El País il nipote dell’inventore di quella che, a ragione, gli hispano-parlanti chiamano appunto la “cilena“.

L’inventore della sforbiciata

Ramón Unzaga Asla
© El Pais

Ramón Unzaga Asla, questo il suo nome, che a soli 16 anni dimostrò pubblicamente che era lui per l’appunto l’inventore di quel tiro.

La cilena, quella “improvviso andirivieni di forbici” con le gambe in aria – secondo la descrizione dello scrittore Eduardo Galeano, che attribuisce il brevetto appunto a Unzaga – l’aveva fatto per la prima volta un venerdì. Era il 14 gennaio 1914, secondo quanto affermato il ricercatore Eduardo Bustos Alister, biografo del calciatore, che addirittura sottolinea che la cosa fu intenzionale.

Non è nato per caso. Non è stato inventato per risolvere un brutto passaggio. Il cileno l’ha provata in allenamento fino a quel giorno, come ha detto a mio padre.“, conferma suo nipote al telefono dal Cile. E lo fa con “l’orgoglio di sapere che parla di suo nonno in molti paesi“, ma anche, con “un peso, un certo onere” sulle sue spalle. Perché Ramón Unzaga Asla (nonno, ed inventore della rovesciata; n.d.a.) e Ramón Unzaga Zapata (papà; n.d.a.) erano giocatori di calcio, ma Ramón Unzaga Muñoz (nipote; n.d.a.) non lo è. “Ho rotto la catena. Mi piace guardare il calcio, non giocarci. Non sono mai stato bravo. Sono un ingegnere”, confessa, quasi imbarazzato, all’età di 70 anni.

Ramón Unzaga Asla era emigrato in Cile con suo padre nel 1906 in cerca di una vita migliore. Il ragazzo fu arruolato nella scuola di padri scolopici e, dopo aver terminato gli studi, iniziò a lavorare come contabile in alcune miniere di carbone. “Lì ha giocato a calcio con i suoi compagni di squadra fino a quando uno scout lo ha portato a Talcahuano per giocare in una squadra lì“, dice suo nipote. La storia della cilena, che i peruviani chiamano “chalaca” è attribuita ad un vicino di casa di Callao nel 1892, risale a un’epoca in cui i portieri giocavano con i berretti, i calciatori stavano al chiaro di luna e nessuno immaginava che sarebbero diventati capricci per il quale sarebbero state pagate cifre deliranti. “Quindi i calciatori, giocavano nelle squadre in cambio di un lavoro. Ad esempio, come contabile nelle miniere o nella scuola dei torpedinieri della Marina, come ha fatto Unzaga”, spiega Fernando Barrera, vice presidente della Federcalcio Talcahuano. “Era una cosa totalmente amatoriale, con trofei e medaglie“, aggiunge Bustos Alister. Unzaga è riuscito a vincere ben 85 medaglie in diverse discipline. Suo nipote li ha appese al muro di casa sua. “Era un atleta totale. Ha giocato a pallanuoto e faceva parte della squadra nazionale. Ha anche gareggiato a 100 metri in piano, 110 metri con recinzioni e salto con l’asta”. Forse è stata quell’esperienza del salto con l’asta che lo ha incoraggiato a volare per un gol.

Unzaga Muñoz dice che suo nonno non ha dato un nome alla giocata, ma gliel’hanno dato. E all’inizio non era “chilena“, ma chorera, perché così erano conosciuti colloquialmente gli abitanti di Talcahuano. Era lì, nel campo di El Morro, uno dei più antichi luoghi sportivi del paese, dove si dice che lo abbia fatto per la prima volta. Lo stadio oggi porta il suo nome e di fronte ad esso, nel 2014 è stata inaugurata una statua che lo immortala facendo la famosa piroetta.

Ramón Unzaga Asla
© El Pais

La mossa ebbe alcune ripercussioni all’estero quando Unzaga, un cittadino cileno dall’età di 18 anni, fu chiamato nel 1916 per giocare per la squadra nazionale nel girone della futura Copa América, in cui il cile Cile affrontava, Argentina, Brasile ed Uruguay. “La cilena è diventato noto all’estero perché mio nonno l’ha fatto di nuovo in una partita contro l’Uruguay. ” Le partite si giocavano a Buenos Aires, quindi, secondo Bustos Alister, “furono gli argentini” a chiamarla per primi la “chilena” che aveva inventato un “cileno” nativo dei paesi baschi. Per lui non c’è dubbio. Cita persino una dichiarazione giurata davanti a un notaio in cui un cittadino di Talcahuano, Santiago Risso Opazo, nato nel 1909, dichiara quanto segue: “Nel 1918, ho visto il grande giocatore di Ramón Unzaga fare una mossa piena di forza, equilibrio e senso estetico. Fu soprannominata cilena“.

Il “divulgatore” della rovesciata

David Arellano
David Arellano – © El Pais

I collegamenti della famosa mossa con la Spagna non finiscono con Unzaga. Nello stadio José Zorrilla, a Valladolid, c’è una targa di bronzo che rende omaggio a un cileno, David Arellano, al quale sempre Galeano attribuisce non l’invenzione della piroetta, ma la sua divulgazione nel 1927. Due anni prima, Arellano, che era maestro di elementari, aveva fondato il Colo-Colo. Per pubblicizzare il club e raccogliere fondi, organizzò un tour internazionale. Fu in quel tour, secondo l’autore di El fútbol a sol y sombra (Galeano; n.d.a.), che l’attaccante esibì la rovesciata e la rese famosa: “I giornalisti spagnoli hanno celebrato lo splendore della sconosciuta capriola e l’hanno chiamata così perché erano venuti dal Cile, come le fragole e la cueca (ballo tipico del Sud America; n.d.a.)… “.

© El Pais

In Italia

Sulle immagini dei calciatori prodotte dall’azienda italiana, il logo raffigura Carlo Parola intento ad eseguire il famoso gesto atletico. Nel vecchio Stivale, è a lui che attribuiamo l’invenzione di tal modo di calciare la palla.

storia del calcio

Allo storico difensore della Juventus, però bisogna solo attribuire la prima esecuzione vista in Italia, tra l’altro in un’azione difensiva, il 15 gennaio 1950, all’80’ di un Fiorentina-Juventus.

«[…] Parte un lancio di Magli verso Pandolfini. Egisto scatta, tra lui ed il portiere c’è solo Carlo Parola; l’attaccante sente di potercela fare ma il difensore non gli dà il tempo di agire. Uno stacco imperioso, un volo in cielo, una respinta in uno stile unico. Un’ovazione accompagna la prodezza di Parola.»

Corrado Banchi, giornalista e fotografo freelance autore della fotografia
 
 

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