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Decidere chi siano stati i peggiori giocatori di una competizione che va avanti da un secolo non è cosa facile. Ad esempio, decidere chi siano stati i più grandi bidoni della Serie A non è stata cosa facile. Ne abbiamo selezionati una ventina (18 per l’esattezza) e qualcuno lo ricordiamo anche in Italia, due nomi su tutti: Winston Bogarde e Freddy Rincón.

  • Igor Dobrovolski

In Spagna lo ricordano, soprattutto, per essere stato un tremendo fiasco dell’Atlético Madrid in una stagione in cui il club dei colchoneros non hanno per niente valorizzato i propri acquisti. Nella sua unica stagione all’Atletico (94-95), ha segnato solo un gol. Dal 2007 è l’allenatore della Moldavia.

  • “Treno” Valencia

L’attaccante colombiano è stato un altro dei clamorosi fallimenti dell’Atlético Madrid. È ricordato dai tifosi madrileni per le controverse dichiarazioni dell’allenatore nella stagione 94/95, tutte sulla stessa falsa riga: “Al negro gli taglio il collo“. Si è ritirato nel 2004, nei ranghi di una squadra cinese.

  • Emmanuel Amunike

Il calciatore nigeriano non è stato esattamente uno dei gioielli del Barcellona quando era al Barça come giocatore. Arrivò a Barcellona dalla mani di Bobby Robson, ma il suo periodo al club catalano è stato più doloroso che gloria. I culés pagarono 500 milioni di pesetas (3 milioni di euro secondo il cambio del 1999; n.d.a.), e all’inizio della stagione 97/98 il loro calvario iniziò con infortuni e successive ricadute. Il nigeriano ha trascorso più di due stagioni senza riuscire a mettere piede in campo e non ha neanche giocato la Coppa del Mondo 98 in Francia.

  • Winston Bogarde

Van Gaal fu llui a volere Bogarde nei ranghi del Barça nella stagione 97/98. Divenne il primo rinforzo azulgrana nel mercato invernale dopo una terribile stagione a Milano. Il difensore centrale mancino non venne però molto apprezzato dai tifosi, per le sue “sfortunate” esibizioni sul campo ed è stato criticato anche dalla presidenza e dalla dirigenza del club. Quando Van Gaal lasciò la panchina e Serra Ferrer atterrò, quest’ultimo gli chiese di lasciare il club catalano.

Bogarde Milan
© calciomercato.com
  • Dragan Ciric

Altro ex calciatore del Barça che non sarà ricordato proprio come una delle perle della squadra. Il giocatore serbo arrivò al Camp Nou nell’estate del 1997 come un grande talento, ma non trovò molta fortuna in Catalogna. Non è stato risparmiato dalle critiche e il suo contributo al successo di Barcellona è stato minimo.

  • ‘Rambo’ Petkovic

Acquisto firmato Real Madrid sotto il comando di Lorenzo Sanz nella stagione 95/96. Petkovic è divenuto ben presto “carne da mercato”, panchina e molti dubbi che fecero finire il giocatore in esilio brasiliano. Arrivò a Spagna dal Partizan, e nella sue esperienza madrilena ha giocato 81 minuti in 5 partite. In terra iberica ha giocato anche per il Siviglia e il Racing Santander, senza dimostrare le sue “capacità”, finendo quasi nell’oblio fino a quando non tornò in Brasile dove si riunì con il suo calcio e riguadagnò il suo prestigio perso nell’avventura europea.

  • Renaldo

Calciatore brasiliano, atterrato nella stagione 96/97 al Deportivo La Coruña con la frase: “Sono un mix tra Ronaldo e Rivaldo“. Si è concluso, come tutti i precedenti, ponendo una serie di aspettative che non ha soddisfatto pienamente. Ha firmato quattro stagioni ma non ha finito di adattarsi alla Liga spagnola, ha sofferto la morte dei suoi genitori e di un fratello, il che ha comportato viaggi continui e assenze nella competizione, anche se ha giocato 23 partite. Da lì è stato prestato a varie squadre come Corinthians, Las Palmas, Leida ed Extremadura, finendo poi per ritornare in Brasile.

  • Sebastián Abreu

Abreu, 21 anni, arrivò al Deportivo nella stagione 97-98 dal San Lorenzo de Almagro, senza lasciare alcun segno. Il “loco” Abreu è poi ritornato nel campionato spagnolo per giocare con la Real Sociedad, ma anche qui, pochi ricordi.

  • Robert Prosinecki

Il Real Madrid pagò la Stella Rossa 1.000 milioni di pesetas (6 milioni di euro secondo il cambio del 1999; n.d.a.) dopo essere stato il campione europeo con la squadra di Belgrado, ma il giocatore non si ambientò molto ne La Liga. Nel 1991, firmato per il Real, e nel 1994, gioca anche a Oviedo, dove è rimasto per una stagione. La carriera del croato in Spagna è stato segnata da infortuni e ricadute. Finì anche un anno a Barcellona e uno a Siviglia.

  • Carlos Secretário

È arrivato al Real Madrid nell’estate del 1996 dal Porto, con il quale aveva vinto due campionati e una Supercoppa portoghese. Tuttavia, il suo passaggio con i blancos non è stato come previsto ed è durato solo due stagioni, venendo poi sostituito da Christian Panucci.

  • Pedrag Spasić

Con me, o la palla passa o il giocatore passa, ma mai i due insieme“, questa frase ha segnato il tonfo di Spasic come giocatore del Real. Il calciatore jugoslavo era un difensore centrale che arrivò a Madrid poco dopo la Coppa del Mondo italiana, come prologo del desiderato arrivo di Prosinecki al Bernabéu. A Madrid, oltre alla sua mancanza di vita e alla sua prematura calvizie, lascia come ricordo il suo gol al Camp Nou quando la partita era in parità e ciò fece sì che lo stadio Blaugrana cantasse persino il suo nome. Ha anche poi giocato per Osasuna e Marbella.

  • José Felix Guerrero

Fratello del calciatore dell’Athletic Bilbao, Julen Guerrero, non è stato così fortunato nel mondo del calcio e, nonostante un inizio promettente, ha debuttato con una filiale dell’Athletic nella stagione 95/96, con la quale ha segnato quattro gol in 28 partite. Non ricevendo il favore dell’allenatore, ha dovuto fare le valigie e iniziare a girare: Eibar, Racing Santander e Real Sociedad, ma in nessuno di essi è riuscito a sfondare. Per la Real Sociedad ha giocato solo 20 partite in tre anni e nel 2005 si è ritirato dal calcio professionistico.

  • “Pato” Sosa

I suoi exploit nella Premier League russa (messo poi da parte dall’allenatore dello Spartak Mosca dopo una forte discussione con lui; n.d.a.) gli valgono il suo biglietto per atterrare al Calderón e posare sul giornale Marca nell’anteprima di un derby di Madrid in cui minaccia i Galatcticos di Florentino Perez. Centrocampista difensivo dalle poche doti tecniche, durante le 28 partite giocate con l’Atletico ha distribuito tanti calci. L’anno successivo ha dovuto fare i bagagli, direzione Osasuna.

Con l’Osasuna di “Champions” tra infortuni e mancanza di opportunità, ha giocato undici partite, e dopo questa esperienza ha dovuto fare le valigie per tornare definitivamente in Sud America. Ha giocato al River Plate ed è attualmente parte del Nacional de Montevideo.

  • Freddy Rincón

Indiscusso con la squadra colombiana e campione della Lega brasiliana nel 1994 con Palemerias, raggiunse un Real Madrid campione de La Liga, dopo aver giocato per il Napoli, per completare la lista di cinque stranieri insieme a Redondo, Esnaider, Zamorano e Laudrup. L’inaspettata partenza di Alfonso al Betis costrinse il club madrileno a muoversi sul mercato. Vennero considerati nomi come Zihno, Seedorf o Kili González, ma alla fine Jorge Valdano optò per il colombiano.

In Spagna giocò 14 partite, senza alcun gol. Dopo una sola stagione, Valdano venne esonerato e lui tornò in Sud America, trovando fortuna in Brasile.

Rincon
© www.spazionapoli.it
  • Jesús Mariano Angoy

O genero di Cruyff, come divenne noto nel mondo del calcio, fece il salto nella prima squadra del Barcellona nella stagione 94/95. L’infortunio di Busquets e il supporto del suo allenatore e del suocero gli hanno dato l’opportunità di competere con Julén Lopetegui per un posto in porta. Durante le sue due stagioni ha giocato nove partite, di cui tre solo dopo l’espulsione di uno dei titolari. Dopo che Cruyff ha lasciò la panchina, decise di terminare la sua carriera come portiere e tentare la fortuna nel Football americano come kicker. Con la maglia del Barcellona Dragons ha giocato dal 1996 al 2003 ed è diventato il secondo miglior marcatore nella storia della NFL europea.

  • Faubert

Non c’è dubbio che il francese sia stato il grande fiasco del mercato invernale spagnolo. Arrivò per coprire le carenze del Madrid sulla fascia destra, ma andò via con un totale di 55 minuti in campionato (31 contro il Racing Santander e 24 contro l’Athletic Bilbao).

  • Peter Rufai

Figlio del re Rufai di Idimu, preferiva fare il portiere di un principe, disobbedendo agli ordini di suo padre. Ha partecipato a due Mondiali (1994 e 1998) come capitano della squadra nigeriana. Sbarcò nella stagione 96/97 nella Lega spagnola con la maglia di Alicante dopo aver attraversato Nigeria, Benin, Belgio, Paesi Bassi e Portogallo.

Grazie alla “Legge Bosman” passò nel Depor dei vari Djalminha, Luizao, Abreu, Scaloni, e Manteca Martínez, dove però ha trascorso due anni all’ombra di Songo’o, da regolare inquilino della panchina. Sul suo curriculum come atleta, ci sono nove partite giocate e sette di loro come titolare. Senza opzioni andò in Portogallo dove mise fine alla sua carriera.

  • Edwin Congo

È arrivato a Madrid nella stagione 2000-2001, ma l’eccesso di cittadini extracomunitari lo ha privato del suo debutto con la maglia dei blancos ed è quindi subito stato prestato al Valladolid. Un gol in dodici partite. L’anno seguente si trasferì al Vitoria de Guimaraes e successivamente al Tolosa, in Francia, per completare l’ultima stagione del suo contratto nelle fila del Madrid, senza aver giocato una sola partita.

Dopo la parentesi con i Galacticos ha tentato la fortuna col Levante, con lo Sporting, e con il Recreativo Huelva, ma non è durato più di una stagione in nessuna di queste squadre e l’ultimo club conosciuto è Olímpic de Xátiva, club minore della provincia di Valencia.

 
 

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