Una sconfitta che nasce anche fuori dal campo
Il Roland Garros di Alejandro Davidovich Fokina è finito dentro una storia quasi surreale: prima la battaglia vinta al quinto set contro Damir Dzumhur, poi l’addio improvviso del coach Mariano Puerta, infine la sconfitta al secondo turno contro Thiago Agustin Tirante. Lo spagnolo, testa di serie numero 21, è stato battuto dall’argentino 4-6 7-6 6-1 6-3, chiudendo un torneo che sembrava potergli offrire continuità e invece si è trasformato in una pagina di caos tecnico ed emotivo.
Il caso Puerta: “Mi ha lasciato con un messaggio”
Il vero gancio della vicenda è arrivato in conferenza stampa. Davidovich Fokina ha raccontato che Puerta, dopo il primo turno, gli avrebbe comunicato via messaggio la volontà di interrompere la collaborazione, per poi volare a Miami senza parlare con il resto del team. Secondo la ricostruzione di Reuters e BBC, lo spagnolo ha negato litigi o discussioni pesanti, spiegando che tutto sembrava normale dopo la vittoria su Dzumhur e che il tecnico aveva detto soltanto di non sentirsi bene e di voler rientrare in hotel.
Il punto più duro è personale prima ancora che professionale. Davidovich Fokina ha detto di essere rimasto sorpreso dal comportamento di Puerta, aggiungendo che il coach avrebbe bloccato lui e la moglie al telefono. La rottura è arrivata nel pieno di uno Slam, tra una partita fisicamente massacrante e un secondo turno da preparare in poche ore: il peggior momento possibile per perdere una figura tecnica centrale.
La maratona con Dzumhur e il prezzo pagato
Il primo turno aveva già prosciugato energie. Davidovich Fokina aveva superato Damir Dzumhur 6-7 6-3 2-6 7-5 6-3 in 4 ore e 05 minuti, salvandosi dopo una partita piena di strappi, crampi e momenti di tensione. Tennis Majors ha sottolineato come lo spagnolo fosse stato sotto due set a uno e 3-5 nel quarto, prima di rimontare e portare a casa una vittoria di enorme carattere.
Proprio per questo, il secondo turno con Tirante andava gestito con lucidità estrema. Davidovich ha iniziato bene, ha vinto il primo set, ma ha perso il tie-break del secondo e da lì il match si è rovesciato. Il crollo nei due parziali successivi non può essere spiegato solo con il caso Puerta, ma è difficile ignorare il peso mentale di una rottura così improvvisa nel mezzo del torneo.
Il talento che continua a inseguire il primo titolo
La delusione di Parigi pesa ancora di più perché Davidovich Fokina sta vivendo una fase importante della carriera. L’ATP lo aveva presentato alla vigilia del secondo turno come un giocatore alla ricerca del “giusto premio” per la propria costanza, ricordando che lo spagnolo continua a inseguire il primo titolo ATP nonostante un livello ormai stabilmente competitivo.
È il paradosso della sua carriera: Davidovich Fokina ha tennis, fisico, creatività e capacità di battere quasi chiunque nella singola giornata, ma fatica ancora a trasformare tutto questo in una settimana perfetta. A Parigi, il problema non è stato solo tecnico. È stato il contesto. Per vincere negli Slam serve una squadra stabile, un ambiente protetto, una routine precisa. Lui ha perso tutto questo nel momento più delicato.
Un ko che può lasciare scorie
L’uscita al secondo turno non cancella il valore dello spagnolo, ma apre una domanda: quanto può incidere una frattura interna sulla prossima fase della stagione? Davidovich Fokina dovrà ricostruire rapidamente il proprio staff, ritrovare equilibrio e preparare l’erba senza trascinarsi dietro rabbia o sfiducia.
Il tennis moderno è sempre più individuale in campo, ma sempre più collettivo fuori. Un giocatore non viaggia solo con racchette e preparatore: viaggia con abitudini, relazioni e fiducia. A Parigi, Davidovich Fokina ha perso una partita e un pezzo del proprio team. Il secondo aspetto, nel medio periodo, rischia di contare più del primo.
