giovanni roccotelli
 

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Giovanni “Cocò” Roccotelli, il mago della rabona è nato a Bari il 14 maggio 1952. L’ala destra del Toro era il re della rabona all’italiana, oggi dirige una scuola calcio a Quartu Sant’Elena: “Ho circa 130 ragazzi e quattro squadre: Allievi, Giovanissimi, Esordienti e Pulcini. Il livello tecnico è calato perché non si gioca più a pallone nelle strade. I bambini che dribblano sono rari e, nonostante io la insegni a ogni allenamento, non ce n’è uno che riesca a fare una rabona come si deve. Su dieci passaggi otto sono sbagliati”. Rimpianti, Cocò? “E certo. Io sono stato un numero sette sfortunato, trent’anni fa avevo davanti Causio e Claudio Sala. Se fossi giovane oggi...”.

A Bari negli anni Cinquanta non c’era la tv, possedere un pallone era già tanto. Un giorno in strada ebbi un’intuizione inspiegabile: avevo la palla sul lato sinistro, così infilai il piede destro dietro il ginocchio mancino e calciai. Stupore: “ooohhh, che hai fatto”…. E io: ma che ne so Più avanti trovammo il nome, per noi ’sto colpo diventò l’incrociata“.

Il re dell’incrociata, dunque, non sapeva che prima o poi l’avrebbero chiamata rabona né che Pelé in persona avrebbe chiesto di lui: “Tanto tempo fa Pelé venne in Italia — racconta Roccotelli — e finì a parlare di incrociate. Vi giuro che a un certo punto disse: “So che c’è un italiano bravo a fare le rabone, un tipo coi baffi, me ne hanno parlato”. Si riferiva a me, a chi sennò?, e non potete capire la soddisfazione“.

Cocò Roccotelli
Cocò Roccotelli

Roccotelli è però passato alla storia per un’altra faccenda., per una frase, questa: “E piantala, un cross di Roccotelli vale più di tutto il campionato di pallacanestro“. Si tratta delle parole di Guido Lajolo, cronista del settore calcio della redazione sportiva del Corriere della Sera, in una domenica degli anni Settanta, in risposta a Zelio Zucchi, prima firma del basket che si lamenta per il poco spazio concesso al suo sport.

É uno dei pochi calciatori, forse l’unico, a darsi il soprannome per conto suo: “Quando ero giovane, tutti parlavano del Brasile di Didì, Vavà e Pelé. Un giorno non ce l’ho fatta più e ho detto: e allora a me chiamatemi Cocò. Didì, Vavà, Pelé e Cocò: bello, no?“.

Sai perché si chiama rabona?

Fonte: gazzetta.it

 
 

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