Jugoslavia

Storicamente dopo la guerra dei balcani degli anni 90′ la Jugoslavia vide così smembrarsi in piccoli stati indipendenti: Slovenia, Croazia, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Serbia e Montenegro.

Questi ultimi due parteciperanno insieme vestendo ancora la vecchia maglia jugoslava fino all’europeo 2000 (l’ultima volta) per mantenere gli stessi colori del completino, ma con il nome appunto di Serbia/Montenegro fino ai Mondiali del 2006 in Germania.
Successivamente sia negli europei che ai mondiali non rivedremo mai più indossare la leggendaria maglia dei “brasiliani dei balcani”, una squadra temutissima in tutto il mondo e che seppe mostrare un calcio spettacolare, atletico e concreto. Purtroppo gli è stato permesso di farlo solo fino all’inizio di quella maledetta guerra durata dieci lunghissimi anni che imperversò su tutto il territorio jugoslavo senza sosta.

Generazione di fenomeni, quelli degli anni novanta, che dovettero fermarsi ai rigori nei quarti di finale contro l’Argentina di Maradona (che per giunta sbagliò il rigore) e dell’agilissimo portiere dell’albiceleste dell’epoca, Goygochea.
Altro storico risultato a livello internazionale l’ottenne la Croazia nel mondiale francese del 98′ dove fu superata proprio dai padroni di casa e da un Lilian Thuram pazzesco in quella semifinale! per fortuna pero’ ottennero il terzo gradino del podio di Francia.
Molti grandi campioni yugoslavi vestiranno le maglie dei più importanti club europei e italiani: Savicevic, Boban, Jugovic, Boksic, Suker, Stankovic, Kovacevic, Mijatovic, Milosevic e Sinisa Mihaijlovic, sono solo alcuni dei nomi che avrebbe avuto quella maledetta nazionale se solo non fosse scoppiata la guerra, immaginate dove sarebbe potuta arrivare quella selezione se solo la Yugoslavia fosse stata ancora unita…

La Storia della nazionale jugoslava

Ufficialmente la nazionale jugoslava è esistita sin dal 1920, quando ad Anversa esordì perdendo 7-0 paradossalmente contro un’altra nazione che subirà anch’essa un scissione, la Cecoslovacchia, e proprio nello stesso anno, il 1992. Corsi e ricorsi storici.

Ai Mondiali del 1930 ( i primi ndr) riuscirono a raggiungere le semifinali, ma persero malamente (6-1) contro i padroni di casa dell’Uruguay, che poi vinsero quell’edizione. Buio totale fino all’era d’oro per la nazionale scomparsa, quella dei Beatles e dei Rolling Stones, i mitici anni sessanta e settanta.

ANNI 60/70

La formula di questa edizione del torneo, la prima organizzata dalla UEFA, prevedeva turni a eliminazione diretta con partite di andata e ritorno. In tutto si iscrissero 17 squadre, con le clamorose rinunce principalmente della Germania Ovest, dell’Italia e dell’Inghilterra.

Le semifinali e le finali per il terzo e per il primo posto sarebbero state disputate invece in gare uniche, disputate in una delle quattro nazioni che fossero giunte a questo punto. La scelta cadde sulla Francia, che ospitò le ultime quattro partite dal 6 al 10 luglio del 1960.

Il torneo fu vinto dall’URSS che, guidata dal leggendario portiere Lev Jašin, sconfisse in finale la Jugoslavia. Una Jugoslavia che con sorpresa arriva fino all’ultima partita del torneo non con poche difficoltà, soprattutto in semifinale, dove vinse contro la Francia per 5-4. La partita fu splendida ed è passata alla storia come una delle vittorie più memorabili della nazionale jugoslava.

ANNI 80

Negli anni 80, la nazionale jugoslava subisce una nuova epoca buia. Ai Mondiali del 1978 e agli Europei del 1980 non riescono a qualificarsi. Cosa che fanno nei Mondiali del 1982, ma dove non superano neanche i gironi. Pareggiano contro l’Irlanda del Nord (0-0), perdono contro la Spagna (2-1) e vincono contro l’Honduras (1-0). Non basterà.

Agli Europei del 1984 c’è voglia di rivalsa, ma la cosa andrà anche peggio e sarà segno dell’inizio della fine di un ciclo negativo. Tre sconfitte nel girone con Belgio, Danimarca e Francia e torneo finito. Ai Mondiali del 1986 e agli Europei del 1988 non si qualificano nuovamente.

Già nel 1987 però, qualcosa sembra cambiare. La nazionale jugoslava Under 20 vincerà i Mondiali di categoria, si affacciano prepotentemente al mondo del calcio gente come Savičević, Jarni, Šuker, Prosinečki ed altri.

 

Ai Mondiali italiani del 1990, c’è una ventata di freschezza e i giovani terribili, che solo tre anni prima avevano conquistato il Mondo, vogliono riconfermarsi. Si ritrovano in un bel girone di ferro (Germania Ovest – Colombia – Emirati Arabi Uniti), ma nonostante la pesante sconfitta contro i tedeschi (4-1) riescono a passare il girone da secondi.

Ai ottavi di finale incontrano la Spagna, battendola per 2-1 dopo i tempi supplementar grazie a una doppietta di Stojković. Ai quarti c’è l’Argentina, Maradona è il sorvegliato speciale e solo col gioco duro riescono a fermarlo. La partita finisce 0-0, ai supplementari la parità è ancora palese, si va ai rigori. Al terzo rigore i due rigoristi sono rispettivamente Maradona e Savićević, siamo sul 2-1 per gli Argentini.

Maradona aveva preso calci tutta la partita, era sfinito, e così sbaglia. Cosa che invece il buon vecchio Dejan non fa, si va sul 2-2. Al quarto rigore sbagliano sia l’argentino che lo jugoslavo, dopo quasi due ore la partita è ancora in parità.

L’Argentina è la nazionale che ha la precedenza nei rigori, e all’ultimo si presenta Guastavo Abel Dezotti, calciatore della Cremonese, che non si fa intimorire e l’Argentina è in vantaggio.

Per gli jugoslavi, l’ultimo rigorista è il capitano Faruk Hadžibegić. In molti lo ricordano per quel rigore, a noi piace pensare che lui sia stato l’ultimo capitano di una nazionale mitologica che poteva avere di più.

Il capitano sbagliò quel rigore, e la Jugoslavia nel 1992 cessò di esistere, dividendo il territorio nelle odierne nazioni di Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia. Non stiamo qui a farvi una lezione storica o socio-politica su come si sia potuto smembrare questo Paese, ma possiamo immaginare chi avrebbe potuto vincere gli Europei del 1992, si proprio quelli vinti dalla ripescata Danimarca di Schmeichel e Laudrup.

Questa la Jugoslavia 1990:
1 Ivković, 2 Stanojković, 3 Spasić, 4 Vulić, 5 Hadžibegić, 6 Jozić, 7 Brnović, 8 Sušić, 9 Pančev, 10 Stojkovič, 11 Vujović, 12 Omerović, 13 Katanec, 14 Bokšić, 15 Prosinečki, 16 Šabanadžović, 17 Jarni, 18 Baljić, 19 Savićević, 20 Šuker, 21 Panavić, 22 Leković, CT: Osim

 

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