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Tra le firme silenziose dell’estate NBA c’è Jake LaRavia: ala del 2001, presa dai Los Angeles Lakers con un accordo biennale da circa 12 milioni. Operazione certificata dai canali ufficiali e dai tracker di mercato, che lo disegnavano come profilo “connettore”: tagli, letture, difesa versatile sul perimetro, tiro piedi-per-terra.

Il campo ha iniziato a dargli ragione: in avvio di stagione LaRavia è entrato stabilmente nella rotazione, con anche uno spot da titolare complice le assenze nel backcourt. Nella partita contro Minnesota ha firmato un exploit da 27 punti con 10/11 al tiro (5/6 da tre), fotografia di quello che i Lakers gli chiedono: allargare gli spazi per i creatori, punire gli aiuti, correre il campo e reggere fisicamente i cambi difensivi.

Rotazioni e ruolo: i report di formazione e le note pre-gara confermano come lo staff lo consideri un’opzione “elastica”, capace di coprire sia da 3 che da 4 a seconda degli accoppiamenti. È un tassello utile soprattutto quando mancano primari (gestione acciacchi) e serve tenere alta l’energia sulle linee di passaggio. In questo senso, le scelte di Darvin Ham di aprire quintetti più lunghi e atletici gli hanno spalancato minuti di qualità.

LaRavia non vive di volumetria, ma di efficienza. Se il tiro dall’angolo resta sopra media e la difesa regge contro esterni fisici, il biennale può diventare un affare per L.A., che negli ultimi anni ha cercato a lungo un “collante” credibile accanto alle sue stelle. Il test vero arriverà quando gli avversari inizieranno a cucirgli addosso gli scouting: letture sul closeout, un paio di soluzioni dal palleggio e continuità a rimbalzo sono gli step per consolidarsi. Al momento, la traiettoria è in salita.

 
 
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