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L’intervista e il peso delle parole

A dieci anni dallo shock che gli ha cambiato la carriera, Leandro Castan è tornato a raccontarsi senza filtri: il cavernoma cerebrale che lo colpì nel 2014 «ha spazzato via i sogni», ma non la sua capacità di rimettersi in cammino. La testimonianza, pubblicata nelle ultime ore dalla stampa italiana, ripercorre diagnosi, paura, ritorno in campo e consapevolezza maturata col tempo.

In un’intervista pubblicata nelle ultime ore, l’ex difensore della Roma ha ripercorso l’esperienza del cavernoma cerebrale che ha stravolto la sua carriera: «Per tanto tempo mi sono chiesto perché fosse capitato a me. Il tumore ha spazzato via i miei sogni». Parole che ricostruiscono con lucidità il prima e il dopo, tra prospettive professionali cancellate e una faticosa risalita personale.

Il 2014, lo spartiacque

Castan ricorda il malessere in partita e il successivo iter clinico che rivelò la malformazione vascolare. È il momento in cui l’atleta di élite comprende che la priorità non è più la carriera, ma la salute. Anni dopo, il brasiliano racconta anche la fragilità emotiva di quel periodo e come alcuni rapporti professionali siano stati complicati dalla malattia. Diverse ricostruzioni avevano già descritto il percorso diagnostico e la conferma del cavernoma.

Oltre il campo: prevenzione e cultura sportiva

La testimonianza di Castan vale oltre la cronaca: invita a una cultura della prevenzione e a una gestione più matura dei rientri dopo patologie gravi. Medici, club e leghe hanno fatto passi avanti sui protocolli, ma la linea sottile tra desiderio di competere e tutela della persona resta un tema.

 
 
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