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Il 119-103 del Chase Center pesa molto più di una semplice notte di regular season

La sfida tra Golden State Warriors e Los Angeles Lakers si è chiusa con un 119-103 che ha cambiato parecchio il senso del finale di stagione di entrambe. I Lakers hanno interrotto una striscia di tre sconfitte consecutive, sono saliti a 51-29 e hanno agganciato gli Houston Rockets al quarto posto della Western Conference, restando a una sola partita dai Denver Nuggets. Golden State, invece, ha perso per la quinta volta nelle ultime sei gare ed è rimasta bloccata al 37-43, con la certezza del decimo posto a Ovest e quindi dell’accesso ai play-in dalla posizione più scomoda. Reuters e il recap ufficiale NBA convergono su questo punto: il risultato non è stato solo netto, è stato anche strutturalmente pesante per il quadro playoff.

La partita ha avuto un protagonista evidente in LeBron James, autore di 26 punti, 11 assist e 8 rimbalzi. È stata una prestazione da controllo totale più che da puro dominio atletico: LeBron ha segnato 12 punti nel primo quarto, 18 già entro l’intervallo e poi ha accompagnato la fuga definitiva dei Lakers prima di sedersi con oltre sei minuti ancora da giocare e la squadra avanti 106-81. Il dato che colpisce di più non è soltanto la sua linea statistica, ma il modo in cui l’ha costruita: 11 su 17 al tiro, 3 su 5 da tre, pochissimi sprechi e una regia costante in una serata in cui Los Angeles aveva bisogno soprattutto di ordine.

I Lakers hanno vinto da squadra profonda, non solo da squadra di stelle

Il successo di Los Angeles acquista ancora più peso se si guarda alle assenze. I Lakers si sono presentati a San Francisco senza Luka Doncic, Austin Reaves, Jaxson Hayes e Marcus Smart, tutti fuori secondo il recap Reuters. In una situazione simile, il rischio era che la squadra si appoggiasse quasi soltanto a LeBron e finisse per pagare la mancanza di creatori di gioco secondari. Invece è successo l’opposto. Deandre Ayton ha chiuso con 21 punti tirando 9 su 11 dal campo, Jake LaRavia ne ha aggiunti 16, mentre Rui Hachimura, Nick Smith Jr. e perfino Bronny James hanno dato minuti e produzione utili in una gara che i Lakers hanno progressivamente trasformato in una prova di profondità. Reuters segnala anche che questa vittoria ha consegnato a Los Angeles la serie stagionale per 3-1 contro Golden State.

La differenza vera si è vista all’inizio del quarto periodo. Reuters racconta che i Lakers hanno aperto l’ultima frazione con un 24-6 che ha spezzato definitivamente la resistenza dei Warriors, segnando i primi 10 tiri dal campo del quarto, inclusi quattro canestri da tre punti. È lì che la partita ha smesso di essere in bilico e ha preso la forma di una sentenza. Fino a quel momento Golden State era rimasta aggrappata con discreta dignità, chiudendo il terzo quarto con sei punti consecutivi. Poi però la qualità offensiva dei Lakers è salita troppo e la partita ha cambiato tono in modo irreversibile.

Golden State era troppo corta, ma il problema non è solo la serata senza Curry

Per i Warriors, naturalmente, il contesto pesa. Golden State ha affrontato la gara senza Stephen Curry, fermato per gestione del ginocchio destro, e senza altri elementi importanti come Kristaps Porzingis, Gui Santos e Will Richard, utilizzando addirittura la 41ª starting lineup diversa della stagione secondo Reuters. In queste condizioni, la sconfitta con i Lakers era possibile e forse perfino prevedibile. Ma il punto più duro per la squadra di San Francisco non è la singola serata: è il fatto che questa partita conferma una traiettoria negativa ormai difficile da nascondere. Cinque sconfitte nelle ultime sei e nessuna possibilità di uscire dal decimo posto significano che Golden State entra nei play-in non come mina vagante, ma come squadra in evidente affanno.

I migliori marcatori dei Warriors sono stati Brandin Podziemski e Nate Williams con 17 punti ciascuno, mentre Charles Bassey ha prodotto 12 punti e 13 rimbalzi, massimo stagionale a rimbalzo. Sono numeri rispettabili, ma raccontano anche una verità scomoda: senza Curry, e con una rotazione tanto improvvisata, Golden State non ha avuto un vero punto di gravità offensivo. La distribuzione del punteggio è stata equilibrata, con sei giocatori in doppia cifra, ma mancava il giocatore in grado di cambiare il ritmo del match quando i Lakers hanno alzato il livello. È la differenza tra una squadra che resiste e una squadra che spaventa. I Warriors hanno fatto la prima cosa, non la seconda.

La partita racconta bene il momento opposto delle due squadre

È forse questo l’aspetto più interessante del 119-103. I Lakers, pur acciaccati, hanno dato l’impressione di possedere ancora margine, leadership e alternative. Golden State, pur giustificata dalle assenze, ha invece confermato di essere arrivata alla fase decisiva dell’anno con il serbatoio molto più vuoto. Il dato di classifica lo rende chiarissimo: Los Angeles è ancora in corsa piena per il fattore campo al primo turno, Golden State sa già che dovrà passare dalla giungla del play-in da decima. In NBA il confine tra primavera ambiziosa e primavera difensiva è sottilissimo, e questa partita lo ha mostrato perfettamente.

Per i Lakers la serata può valere anche come dimostrazione interna. Vincere in trasferta contro Golden State senza Doncic e Reaves, e farlo con questo controllo, significa ricordare alla Western Conference che la squadra di JJ Redick non vive solo del potenziale delle sue stelle, ma sa ancora produrre basket serio e leggibile quando le condizioni si complicano. Per i Warriors, invece, la sfida con i Lakers ha avuto il sapore di una prova generale poco incoraggiante: se Curry deve essere gestito e il supporting cast non alza il proprio livello, il play-in rischia di diventare molto più di un semplice passaggio.

A San Francisco non si è chiusa solo una partita: si è chiarita una gerarchia

Alla fine, Warriors-Lakers ha lasciato una sensazione abbastanza netta. LeBron ha guidato la notte, i Lakers hanno mostrato profondità e struttura, Golden State ha confermato tutta la fragilità del proprio presente. In una regular season lunga, tante partite contano solo come tappa. Questa no. Questa ha chiarito chi, tra le due, entra nell’ultima curva con ancora un progetto da contender e chi invece deve aggrapparsi alla sopravvivenza del play-in. Il tabellone dice 119-103. Il significato della partita, però, è ancora più duro per Golden State e molto più incoraggiante per Los Angeles.

 

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