dario hubner

Bomber di periferia, tra Marlboro e grappa.

Doverosa premessa: ho scritto tanto lo so, a chi lo dici, mi sembra siano passati 5 minuti da quando ho preso il caffè dopo pranzo e iniziato a scrivere, e invece guardando l’orologio mi accorgo che sono passate 5 ore ed è già ora di cena. A leggerla tutta ci si mette meno di 10 minuti invece, divorando una lettera dopo l’altra, una parola dietro l’altra.
Ma ti avviso caro lettore: se decidi di leggere, leggi tutto fino in fondo, oppure non iniziare per niente. A te la scelta!

E’ un anonimo mercoledì pomeriggio di fine aprile.
La bella stagione comincia ad affacciarsi alle porte, e ti invoglia a far quattro passi in giro.
Ma non a me. Io rimango seduto sulla mia sedia, di fronte al mio computer, a guardare estasiato le prodezze di un uomo normale ma al tempo stesso straordinario, perchè non tutti sono così bravi a “restare normali” dopo aver toccato l’apice.
Di nome fa DARIO, di cognome HÜBNER, anche se molti preferiscono chiamarlo TATANKA.
E’ un omone ormai sulla cinquantina, di quasi 185 cm per circa 80 kg.
Capelli brizzolati, baffi e pizzetto, spalle larghe: se non l’hai mai visto prima puoi benissimo pensare che sia un metalmeccanico friulano che lavora 10 ore al giorno in fabbrica.
E invece quello che ti si para di fronte è uno dei più grandi bomber di provincia che i manti erbosi della Serie A abbiano mai conosciuto.

 

Dario Hubner
Foto dal web

 

«Ma chi? Questo qui? Vuoi farmi credere che ha giocato in Serie A? E magari adesso mi racconterai che ha pure segnato…!»

No. Non ha pure segnato. Non ha fatto altro che segnare per tutta la sua carriera. Era l’unico modo che conosceva per stare in campo: segnare.

Come tutti i bomber di provincia che si rispettino ha iniziato dai dilettanti, ed in quel periodo, oltre a fare il calciatore, per guadagnarsi da vivere faceva anche il carpentiere.
Ma uno così, tra i dilettanti, non può restarci molto.
Infatti agli inizi degli anni ’90, dopo aver cominciato a buttare in rete i primi palloni, lo acquista il Fano, con cui guadagna la promozione in C1 e si laurea capocannoniere di Serie C con 14 reti: era il 1992, e da quell’anno in poi, per le successive undici stagioni consecutive, Tatanka sarebbe andato sempre in doppia cifra.
Arriva meritatamente la chiamata dalla Serie B: è il Cesena che lo vuole, e il salto di categoria non lo spaventa affatto, Hübner continua a fare quello che ha sempre fatto da quando ha messo i piedi in un campo da calcio: segnare.
Rimane in Romagna per 5 stagioni, segnando la bellezza di 74 reti, conquistando il titolo di capocannoniere nella stagione 1995-96 con 22 reti (dettaglio non trascurabile).

Dario Hubner
Foto dal web

Sapete cosa sto ascoltando mentre scrivo questo pezzo?
Voi mi direte: “ma che cazzo me ne frega di cosa stai ascoltando, continua a scrivere piuttosto che voglio sapere come va a finire!”

E invece io ve lo dico lo stesso, perchè niente è lasciato al caso.
In riproduzione: Hai un momento, Dio? – Ligabue

Era il 1997, anno in cui veniva pubblicato l’album “Su e giù da un palco”, e questa canzone faceva parte proprio del Cd 1 di quell’album.
Il ritornello fa su per giù così:
Hai un momento, Dio?
No, perché sono qua, insomma ci sarei anch’io.
Hai un momento, Dio?
O te o chi per te, avete un attimo per me?
Questo è esattamente quello che dev’essere passato per la testa di Dario Hübner il 31 Agosto 1997, nè più nè meno.

Si, perchè finalmente all’età di 30 anni, Tatanka arriva in Serie A, con il Brescia.
L’esordio è indimenticabile: 31/08/1997, San Siro, Inter-Brescia.
Tutti gli occhi sono puntati su un nuovo acquisto dell’Inter, si dice sia il giocatore più forte del mondo in quel momento, un tale Ronaldo…
Sono state scattate più foto a Ronaldo in quella giornata che a Hübner in tutta la sua vita.
E dev’essere stato proprio in quel momento che Tatanka avrà pensato: “Hai un momento Dio? No, perchè sono qua, insomma ci sarei anch’io!”
E infatti intorno al 70°, tutto lo stadio si accorge che in campo c’è anche Hübner: stop di coscia destra, tiro col sinistro di controbalzo a fil di palo e GOL!
Un gol meraviglioso, da far rivedere in tutte le scuole calcio, un gol che se l’avesse fatto Ronaldo piuttosto che Tatanka se lo ricorderebbero tutti ancora oggi, e invece l’ha fatto proprio Hübner quindi non se lo caga nessuno.
MENO CHE ME!

Poi vabbè, entra Recoba che fa 2 gol direttamente da casa sua in Uruguay e rimonta la partita da solo, però a noi non ce ne frega nulla perchè stiamo raccontando la storia del Tatanka.
L’Avv. Buffa avrebbe elegantemente detto: “Ma questa è un’altra storia…

A fine anno il Tatanka metterà nel sacco altre 15 reti oltre quella perla regalata quel pomeriggio a San Siro, ma nonostante ciò il Brescia retrocederà in Serie B.
Darione potrebbe rimanere in Serie A, ha svariate offerte da squadre di metà classifica, un bomber del genere farebbe comodo a qualsiasi squadra!
Ma lui non fa una piega, vuole tornare in Serie A col Brescia e quindi resta in Lombardia.
Lo aspettano altre due stagioni in B, dove continua a giocare nell’unico modo che conosce: segnando.
Mette a segno la bellezza di 42 gol, ma finalmente riesce nel suo obiettivo e riporta le rondinelle in Serie A!

Stagione 2000/01, Hübner ha un compagno di reparto davvero speciale là davanti: nientedimeno che Roberto Baggio!
Il Divin Codino!
Provate a dirlo alla Pizzul, tutto unito: Robertobaggio.
Un nome che solo a scriverlo mi tremano le mani.
Un giornalista prova a fare questa domanda a Tatanka:
«Hübner, come ci si sente a giocare al fianco di un campione come Baggio?»
«A me non cambia niente. Io ho sempre segnato anche senza di lui.»
Sacrilegio! Come aveva potuto parlare di una divinità calcistica come Baggio in questo modo, senza far trasparire un minimo di emozione?
Hübner aveva semplicemente detto la verità.
Aveva sempre segnato, a prescindere che il suo compagno di reparto fosse Girolamo Bizzarri, Emiliano Bonazzoli o Roberto Baggio.
Lui conosceva un solo modo per stare in campo: segnare.
E anche in quella stagione non tradì le attese: 17 reti.
Cioè al fantacalcio era una specie di +3 continuo a raffica, stagione dopo stagione, altro che Kalinic o Bacca!

Dario Hubner e Roberto Baggio Brescia
Dario Hübner e Roberto Baggio al Brescia – Foto dal web

 

La cosa che fa sorridere e riflettere su quanto il calcio di 15-20 anni fa fosse diverso rispetto a ora è che Tatanka era solito fumarsi un paio di Marlboro rosse all’intervallo, tra il primo e il secondo tempo, giusto per scaricare la tensione. Voi ve lo immaginate Jamie Vardy, l’incarnazione della classe operaia che va in paradiso ai giorni nostri, fumarsi le Marlboro Rosse all’intervallo di un Leicester-Liverpool?
Io proprio no, per quanto la storia delle Foxes sembri una favola.
Tanto che Gino Corioni, allora Presidente del Brescia disse: “Hübner? Senza grappa e sigarette sarebbe il più forte di tutti.

Ma chi se ne frega di essere il più forte di tutti! Darione è entrato nei nostri cuori così com’è stato, con le Marlboro, la grappa e le caterve di gol segnati con Cesena, Brescia e Piacenza, roba che non potrà mai essere sostituita da un pallone d’oro o uno scudetto!

Siamo quasi alla conclusione, lo giuro, ma prima c’è ancora un’altra tappa che vale la pena di essere raccontata.
La stagione successiva Tatanka cambia maglia, lascia Brescia per approdare a Piacenza.
Cambia maglia, ma la musica è sempre la stessa: Hübner continua a segnare, grazie ai cross di Carmine Gautieri, ai passaggi filtranti di Eusebio Di Francesco e alle sponde di Paolo Poggi, ma soprattutto grazie alla sua insaziabile fame di gol.
A fine anno saranno 24 le reti messe a segno.
24! Lo capite che vuol dire? 24 gol col Piacenza! A 35 anni!
Vi giuro io ci ho provato a FIFA 2000 e a malapena sono riuscito a fare 24 gol con l’intera squadra del Piacenza!
Fatto sta che Tatanka c’è riuscito, ha messo a segno 24 reti facendo a sportellate con gente del calibro di Nesta, Cannavaro, Zanetti, Samuel, Montero e via dicendo, mica contro Alex, Mauricio, Albiol e Paletta!
L’unico che è riuscito a tenere il suo passo è stato David Trezeguet, capocannoniere ex-aequo con Tatanka con 24 gol.
Hübner è riuscito a mettere dietro di sè gente come Vieri, Del Piero, Shevchenko, Toni, Crespo, Montella, Baggio, F. Inzaghi
E GIOCAVA COL PIACENZA!!!
Per fare un paragone, è un pò come se quest’anno il titolo di capocannoniere lo vincesse Daniel Ciofani.

Dario Hubner Piacenza
Dario Hübner al Piacenza – Foto dal web

Comunque, grazie a quest’ennesima raffica di gol, Dario Hübner è diventato l’unico calciatore insieme ad Igor Protti ad essere stato capocannoniere in Serie A, B e C!
Un traguardo di inestimabile valore.
Voi direte:” Beh, a 35 anni suonati, dopo una stagione del genere, sicuramente sarà giunto il momento di appendere le scarpe al chiodo!”
Ma manco per idea.
Tatanka, abbandonato il grande palcoscenico, è tornato a fare il bomber di provincia nel senso più vero del termine: l’ultima stagione professionistica l’ha passata a Mantova, giusto il tempo di regalare ai lombardi una promozione in B grazie anche ai suoi gol, poi è sceso di nuovo in Serie D e in Eccellenza (dove con la maglia dell’Orsa Corte Franca ha siglato 58 gol in 64 partite a 40 e passa anni).

Si lo so, vi starete chiedendo “ma uno che ha rubato la scena a Ronaldo nel giorno del suo esordio in Serie A, che ha giocato a fianco di Roberto Baggio, che ha vinto il titolo di capocannoniere in Serie A insieme a Trezeguet, ma dove le trova le motivazioni per continuare a giocare in Eccellenza a 40 anni?”
La risposta è molto semplice: nell’unico motivo per cui ha sempre giocato a calcio, il gol.
A Tatanka non è mai importato nulla di giocare contro Nesta o contro il difensore centrale del Mezzolara, per lui non ha mai fatto differenza giocare di fronte a 80.000 tifosi a San Siro o davanti a 500 anime al Piero de Paoli di Chieri.
Lui pensava solo a stare in campo nell’unico modo che conosceva: segnando.

Ed è per questo che mi ha fatto innamorare.

“Wow che storia incredibile! Non lo conoscevo mica il Tatanka io! Chissà che farà adesso che ha smesso di giocare! No, non dirmelo provo a indovinare: allena le giovanili del Brescia! Anzi aspetta, fa l’osservatore per l’Under 21!”

Ma allora non hai capito proprio un bel niente mio caro lettore!
Dario Hübner adesso fa l’unica cosa che lo fa star bene: gestisce un bar in un paesino in provincia di Cremona, tra Milano e Brescia, troppo caotiche per i suoi gusti.
E soprattutto, libero di scolarsi tutti i grappini che vuole e fumarsi tutte le Marlboro che desidera.
Ma tanto era libero di farlo anche quando giocava.
L’hai visto che omone? Chi si azzardava a dirgli qualcosa!

Dario Hubner
Foto dal web

Caro lettore che sei arrivato fin qui, meriti un premio: quella che hai appena letto è solo una favola, una leggenda!
Mica avrai creduto fosse tutto vero?
Ma dico, guarda là, guarda che omone! Credevi davvero che uno così potesse aver giocato in Serie A?

Al massimo avrà fatto il metalmeccanico in Friuli…

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