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Domenicali
© insella.it

Claudio Domenicali, amministratore delgato della Ducati, parla intervista da La Gazzetta dello Sport. Nonostante la pandemia è fiducioso sulla ripartenza, e lo è soprattutto grazie al suo staff: «Abbiamo la fortuna di lavorare con un gruppo di professionisti molto legati all’azienda, a partire da Gigi (Dall’Igna, d.g. corse nda), che si impegnano con passione e competenza anche in un momento simile. Io mi tengo in contatto con i miei collaboratori via telefono, email e WhatsApp per indirizzare e coordinare le varie attività. Il d.s. Paolo Ciabatti e il team manager Davide Tardozzi parlano con regolarità con i piloti e il resto del team. Io ho sentito tutti per Pasqua, compreso Bagnaia che ha vinto la virtual race a Zeltweg con un sorpasso magistrale all’ultimo giro su Viñales: la Ducati resta imbattuta sull’A1-Ring! Stiamo a casa ma non perdiamo la voglia di vincere…».

E sì, che hanno voglia di vincere dato che vengono da tre Mondiali chiusi al secondo posto, ma soprattutto perché quest’inverno hanno lavorato «su tutto. La prestazione arriva da un atleta che diventa più forte, e sia Danilo (Petrucci nda) sia Andrea (Dovizioso nda) hanno margini di crescita, e dal lavoro sul mezzo. Nel 2019 abbiamo perso parte del vantaggio che avevamo sulla moto che ha vinto il Mondiale (la Honda nda) in termini di velocità pura. E abbiamo cercato di migliorare i nostri punti deboli storici: una certa difficoltà a centro curva e in uscita, la fatica in piste su cui conta meno il motore tipo il Sachsenring».

E alla domanda fatidica, “Si può battere Marquez? E ci può riuscire Dovizioso?”, risponde a metà tra il democratico e la sfida: «Marquez è un rivale fortissimo ma anche lui si può innervosire. Serve essere pronti a infilarsi in un varco, chi non se lo aspetta può commettere errori. Deve crescere la nostra prestazione media: sia Andrea sia noi siamo in grado di farlo».

Poi parla del futuro della MotoGP, dell’idea di «utilizzare anche nel 2021 le moto di quest’anno» e «a un profondo ripensamento dei propri investimenti nelle corse» da parte di tutte le scuderie, e del futuro della Ducati che vaglia «tutte le possibilità» ma solo quelle «in linea con il valore del marchio: la Ducati si basa su una combinazione straordinaria di design e tecnologia».

Risponde anche a domande più personali, come quella sul suo pilota favorito in Ducati, «Stoner. Lui aveva, anzi ha, un talento puro», o su alcune scelte di cui si pente, «almeno un paio di cose, ma sono chiuse in cassaforte», ma di alcune non troppo, come quella presa su Jorge Lorenzo, appena passato proprio in Honda: «Col senno di poi, giudicate da fuori, alcune scelte sembrano non completamente centrate. Ma gli elementi a disposizione, quando si prendono decisioni, sono diversi. E ogni analisi è fatta considerando aspetti non trascurabili, come quello economico. Noi siamo comunque un’azienda che vende 53 mila moto all’anno e si autofinanzia: dobbiamo fare valutazioni che vanno oltre quelle sportive. Questo l’appassionato in partenza non lo considera».

 
 

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