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Inetrvista de La Gazzetta dello Sport, a Nicolò Melli che dagli States, dall’alto dei suoi 206cm, prova a correre sul balcone «lungo 10 metri» della sua casa a New Orleans.

© Il resto del Carlino

Nik, come fa senza pallone? «È la cosa che mi manca di più: poter giocare a pallacanestro, andare in campo ed allenarmi con la palla. Mi mancano le partite, sicuro, ma più di tutto il concetto di spogliatoio, di stare in squadra, di lottare tutti per la stessa cosa: prendere in giro uno, farsi prendere in giro, tirare su qualcuno con una pacca sulla spalla o magari riceverla perché stati passando un brutto momento. Ma più di tutto mi manca il pallone: vivo in un appartamento, mai stato così tanto senza toccarne uno».

E per gli allenamenti come fa?
«Ho trasformato la camera degli ospiti in una sala fitness, col materiale che ci aveva fornito la squadra all’inizio del lockdown. Ho una cyclette, faccio cardio lì e per le mie ginocchia, soprattutto quello operato la scorsa estate, va bene così. Noi non facciamo allenamenti via zoom: ogni giorno riceviamo un messaggio con quello che dobbiamo fare».

Riesce a correre?
«Ho provato sul balcone, nonostante il meteo un po’ ballerino: sarà lungo 10 metri, ho fatto avanti e indietro ma sembro un criceto. Non resisto più di 10 minuti».

I compagni li sente?
«Ogni tanto, sì. Abbiamo provato una call ma per motivi tecnici non ha funzionato. Fortuna che ci sono i social, anche se siamo tutti nella stessa situazione, tutti a casa provando ad allenarci, e non c’è molto da dire…».

A proposito di social, le sue dirette Instagram con Datome spopolano.
«A me e Gigi viene molto facile dire sciocchezze. Da sempre, da quando siamo diventati compagni di stanza. Abbiamo avuto questa originalissima idea della diretta Instagram… Il punto è che ci divertiamo noi: ce la raccontiamo, rispondiamo a domande, parliamo delle cose successe nell’ultima settimana. Gigi è l’artista del live, io sono quello che dà un po’ più di struttura: mi preparo la scaletta e gli do gli slot dove può sfogarsi».

Vita in lockdown: libro da leggere?
«Consiglio Shantaram, di Gregory David Roberts. Probabilmente il mio preferito»

Serie tv?
«Io e mia moglie stiamo guardando Peaky Blinders. Ma se ne devo consigliare una dico Sherlock Holmes: straordinaria».

Piatto?
«Ho fatto l’erbazzone, prima volta in vita mia. È una torta salata tipica di Reggio Emilia con dentro bietole, spinaci e parmigiano reggiano. Ed è coperta. Mi è venuta benissimo, quindi credo che non la farò più per non rovinare il mio record. 1/1, 100% al tiro e voglio vedere chi mi batte».

L’ultima volta fuori di casa? «Io e mia moglie usciamo solo il mercoledì mattina. Andiamo a fare una passeggiata di mezzora al parco: qui sono ancora aperti, noi andiamo in uno gigantesco e non incontriamo nessuno, anche perché siamo lì molto presto. Poi andiamo a fare la spesa. E torniamo a casa».

Ottimista o pessimista sulla ripresa della stagione Nba? «Ottimista, ma in sicurezza. Deve essere una cosa che abbia senso, ed essere in linea con la situazione generale del paese».

Sarebbe disposto anche a mettersi in quarantena per settimane in un posto come Las Vegas o Disney World? «Se c’è un’organizzazione che può fare una cosa del genere è l’Nba. Non sono un esperto e sono contento di non dover es- sere io a prendere questa decisione, che è molto difficile. In questo momento c’è una grandissima richiesta di contenuti sportivi, quindi bisogna fare il possibile per tornare a giocare. Ma sempre in linea con buon senso e sicurezza».

Questa è stata la sua prima stagione Nba: di cosa va più orgoglioso?
«Di essermi ritagliato uno spazio. Ma soprattutto di essermi fatto trovare pronto quando mi è stata data la possibilità. Non era semplice, perché le opportunità che ho avuto sono arrivate abbastanza casualmente durante la stagione. Ma io sono contento di come le ho colte e di come mi sono allenato per farmi trovare pronto».

Ha mai dubitato della sua scelta?
«No. L’Nba era quello che vole- vo fare e mi sono dato due anni di tempo per vedere come andava. Ho avuto momenti in cui ero poco soddisfatto e arrabbiato per la situazione che stavo vivendo. Ma della scelta non ho mai dubitato».

La partita che non scorderà? «L’esordio: quando metti piede sul parquet capisci che sei in Nba. Quella prima partita a Toronto non me la dimenticherò mai».

Cosa si augura se la stagione dovesse riprendere?
«Vorrei poter andare ai playoff, . È il mio primo anno, mi sono ritagliato un buono spazio in squadra… Se andassimo ai playoff sarebbe dopo aver recuperato un gap storico. Sarebbe fantastico riuscirci».

David Griffin, il massimo dirigente di New Orleans, ha detto che siete una squadra con un grande futuro. «Siamo una squadra con tantissimo potenziale. Per farlo esplodere ci vogliono tante cose e anche un pizzico di fortu- na, tipo che tutti i pezzi si incastrino. Sicuramente i pezzi sono stati messi insieme bene: lo abbiamo dimostrato quando eravamo tutti sani».

 
 

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