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Qualche giocatore in Italia lo ricordiamo, e a cadere in questi errori non sono stati solo piccoli club, ma soprattutto i grandi.

Nicolò Zaniolo

La storia più recente è con molta probabilità quella di Nicolò Zaniolo, figlio del calciatore anni ’90 Igor, ha fatto una bella trafila di giovanili (Genoa, Fiorentina, Entella e Inter) prima di approdare al calcio che conta.

Nel 2016 gioca il suo primo campionato “tra i grandi”, in prestito dall’Inter con l’Entella in Serie B. L’anno dopo torna a Milano, fa 0 presenze e a Gennaio viene ceduto alla Roma insieme a Davide Santon nell’ambito dell’operazione che porta Radja Nainggolan in nerazzurro. Prima ancora di esordire in massima Serie, Mancini decide d convocarlo con la Nazionale maggiore anche se con questa esordirà solo il 23 marzo 2019. Attualmente non ha dimostrato molto, ma è considerato uno dei calciatori più promettenti del panorama calcistico europeo (Fonte: Uefa.com).

Serge Gnabry

Altra storia dei giorni nostri, è quella del calciatore tedesco cresciuto prima nelle giovanili dello Stoccarda poi passata e a quelle dell’Arsenal, stiamo parlando di Serge Gnabry.

Il giovane tedesco totalizza appena 18 presenze nella prima squadra dei Gunners, segnando la miseria di un gol. Passa poi al WBA dove, addirittura, l’allora allenatore Tony Pulis lo aveva definito “non abbastanza bravo per giocare titolare”.

All’improvviso la svolta. Nell’estate del 2016 si trasferisce al Werder Brema e la sua carriera sembra avere un’impennata positiva e senza precedenti. Nel giro di sole 3 stagioni, oltre alla maglia del Werder Brema, vestirà anche quella dell’Hoffenheim, prima di approdare in pianta stabile al club tedesc per eccellenza, il Bayern Monaco

Con i bavaresi, al momento, 125 presenze e ben 51 gol: numeri assurdi per un giocatore che sembrava essersi perso ancor prima di cominciare la propria carriera. In poco parole, l’ascesa di Gnabry ha sorpreso tutti, lasciando l’amaro in bocca soprattutto ai tifosi dell’Arsenal che hanno visto andarsene un talento cristallino per appena 5 milioni di euro.

Thierry Henry

Titi è proprio uno di quelli di quelli che passato per brocco, venne svenduto all’Arsenal in una delle squadra più ricordate del calcio moderno. Nel gennaio 1999 fu acquistato dalla Juventus per sostituire il capitano Del Piero, gravemente infortunatosi in autunno.

La società bianconera sborsò 21 miliardi di vecchie lire per accaparrarsi il giocatore, strappato alla concorrenza dell’Arsenal.[ In una stagione incolore per i piemontesi, che subirono tra l’altro le dimissioni di Marcello Lippi in febbraio, il francese non riuscì a incidere complice anche il nuovo tecnico Carlo Ancelotti che lo impiega come ala anziché come attaccante. Nell’estate dello stesso anno, dopo solo sei mesi a Torino si trafserisce a Londra per giocare alla corte di Wenger per 10 milioni di sterline, il resto è storia.

Patrick Vieira

Acquistato dal Milan nel 1995 per 7 miliardi di lire (circa 3,5 milioni di euro), totalizza appena 2 presenze durante la stagione 95/96, prima di essere ceduto proprio all’Arsenal per 9 miliardi di lire (circa 5 milioni di euro). Nei successivi 10 anni vincerà tutto o quasi sia con la maglia dei Gunners (con la squadra definita degli “Invincibilinda) che con quella della nazionale francese, diventando uno dei centrocampisti più forti in circolazione.

Roberto Carlos

Definito da Hodgson come “un giocatore dalle indiscusse qualità ma troppo indisciplinato dal punto di vista tattico”, nonostante le ottime prestazioni al suo posto, nell’Inter della stagione 1995/1996, ci gioca un certo Pistone. Pochi mesi più tardi verrà ceduto al Real Madrid per poco meno di 4 milioni di euro e diventerà uno dei terzini più forti e vincenti di sempre. 

Matt Hummels

Cresce nelle giovanili del Bayern Monaco ma nel 2006 viene ceduto in prestito al Borussia Dortmund, con un riscatto fissato a 4,2 milioni di euro. Nel nord della Germania ci rimarrà per ben 9 anni, diventando uno dei principali protagonisti del Dortmund di Klopp, salvo poi essere riacquistato dal Bayern per 35 milioni di euro nel 2015

Paul Pogba

Lo United lo lascia andare alla Juventus nel 2012 per appena 500 mila euro, salvo poi riacquistarlo nel 2016 sborsando la cifra record di 105 milioni di euro. Non proprio il migliore degli affari.

Samuel Eto’o

Il Real crede in lui quando ancora è quindicenne, ma dopo un paio di stagioni in prestito e delle prestazioni non proprio confortanti, viene ceduto al Maiorca per una cifra vicina ai 4,5 milioni di euro. Da quel momento in poi comincerà la sua scalata che lo porterà a vincere tutto (a livello di club) con le maglie di Barcellona e Inter. 

Matthias Sammer

L’inter lo acquista nel 1992 per 9 miliardi di lire, ma il suo inserimento nell’ambiente nerazzurro è piuttosto difficoltoso. Solamente 6 mesi più tardi il club milanese decide di liberarsene e lo vende al Borussia Dortmund per la stessa cifra. Nel giro di 5 anni vincerà l’Europeo con la Germania da capitano, la Champions League con il Dortmund e il Pallone d’Oro. 

Edgar Davids

Inizia la sua carriera nell’Ajax, dove vince campionato Coppa Uefa e Champions League, poi nell’estate del 1996 si trasferisce al Milan, che lo tessera a parametro zero sfruttando l’allora recente sentenza Bosman.

Milita nel club rossonero per un anno e mezzo, senza riuscire a convincere nessuno e viene etichettato come brocco. A Milanello hanno bei ricordi di giocatori olandesi che hanno contribuito a rendere immortale il club (i vari Van Basten, Rijkaard e Gullit ne sono testimoni), ma anche di olandesi che non hanno reso felici club e tifosi (Reitzinger ad esempio).

Oltre alle incomprensioni tattiche, a frenare il suo rendimento sono soprattutto un grave infortunio a tibia e perone che gli fa saltare metà della stagione 1996/97,[ e vari problemi disciplinari che ne minano l’integrazione nello spogliatoio milanista (cosa che porta uno dei senatori del club, Alessandro Costacurta, a definirlo pubblicamente una «mela marcia» – Fonte: Rivista Undici).

Quella caratteriale diventa la causa scatenante della sua cessione alla Juventus per 9 miliardi di lire: un’operazione di mercato che, a posteriori, si rivelerà motivo di rimpianto per i rossoneri, anche se tutto sommato è stata abbastanza remunerativa.

 

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