Indice
- “Destroyer” non si ritira
- Knyba controlla Ruiz con jab e distanza
- Il settimo round cambia definitivamente la serata
- Ruiz prova a reagire, ma è troppo tardi
- Ruiz contesta soprattutto i clinch, non il verdetto
- Il ritorno dopo oltre due anni
- Il fantasma della notte con Anthony Joshua
- La divisione dei massimi offre opportunità, ma il tempo stringe
- A 36 anni la domanda non può essere evitata
“Destroyer” non si ritira
Il ritorno di Andy Ruiz Jr. si è trasformato in una delle sorprese più pesanti dell’anno nella boxe dei pesi massimi. Nella notte italiana tra venerdì 4 e sabato 5 settembre, l’ex campione del mondo è stato sconfitto dal polacco Damian Knyba per decisione unanime al Prudential Center di Newark, New Jersey. I giudici hanno consegnato la vittoria a Knyba con cartellini di 117-110, 114-113 e 114-113, dopo dodici riprese nelle quali Ruiz è finito anche al tappeto al settimo round.
Doveva essere l’inizio di un nuovo assalto al titolo.
È diventato invece un altro enorme interrogativo sulla carriera del pugile che nel 2019 aveva sconvolto il mondo battendo Anthony Joshua.
Ruiz tornava sul ring dopo 762 giorni di inattività. Non combatteva dall’agosto 2024 e nelle settimane precedenti aveva insistito sul fatto di essere nuovamente disciplinato, motivato e pronto a costruire una seconda scalata verso il vertice della divisione.
Knyba ha cancellato buona parte di quell’entusiasmo in una sola notte.
Knyba controlla Ruiz con jab e distanza
La differenza fisica era evidente già prima del primo gong.
Knyba misura circa 6 piedi e 7 pollici e possiede un allungo nettamente superiore a quello del messicano-americano. La strategia del polacco è stata quindi semplice e intelligente: utilizzare continuamente il jab, muoversi all’indietro e impedire a Ruiz di accorciare abbastanza la distanza per liberare le combinazioni corte che lo hanno reso famoso.
Per sei riprese il piano ha funzionato quasi senza interruzioni.
Ruiz avanzava, ma faticava a trovare l’angolo giusto.
Quando riusciva a entrare nella corta distanza, Knyba lo legava rapidamente nel clinch e costringeva l’arbitro a separare i due pugili.
Il risultato è stato un incontro frustrante per “Destroyer”.
La velocità di mani che nel 2019 aveva travolto Joshua appariva soltanto a tratti, mentre il movimento della testa non era sufficiente per evitare il jab avversario.
Il settimo round cambia definitivamente la serata
Il momento decisivo è arrivato nel settimo round.
Knyba ha trovato Ruiz con una combinazione uno-due molto precisa, facendo cedere le gambe dell’ex campione. Una successiva raffica lo ha mandato pesantemente al tappeto.
Ruiz è rimasto giù fino al conteggio di otto ed è riuscito a rimettersi in piedi, ma nei secondi successivi è apparso in enorme difficoltà. La campana è arrivata poco dopo e gli ha permesso di tornare all’angolo.
Per alcuni osservatori il match sembrava vicino alla conclusione.
Knyba ha successivamente spiegato di non avere voluto commettere l’errore di lanciarsi in maniera scomposta alla ricerca del knockout, preferendo mantenere la distanza e continuare con il piano che gli aveva garantito il controllo dell’incontro.
È una decisione che ha pagato.
Ruiz prova a reagire, ma è troppo tardi
Nell’ottava ripresa il messicano ha avuto il proprio momento migliore.
Dopo essere sopravvissuto alla crisi, è tornato avanti con maggiore aggressività e ha finalmente liberato alcune combinazioni alla testa e al corpo.
Per qualche minuto è sembrato riapparire il vecchio Ruiz.
La reazione, però, non è durata abbastanza.
Knyba ha ricominciato a lavorare dietro al jab, ha ristabilito la distanza e ha costretto nuovamente l’ex campione a inseguire.
Il polacco è arrivato fino al dodicesimo round continuando a colpire dalla distanza e conquistando una vittoria che rappresenta probabilmente il risultato più importante della sua carriera.
Il suo record sale a 18 vittorie e una sconfitta, con 11 KO. Ruiz scende invece a 35-3-1, con 22 successi prima del limite.
Ruiz contesta soprattutto i clinch, non il verdetto
Dopo la sfida, Ruiz ha indicato nel continuo clinch di Knyba uno degli elementi che gli hanno impedito di sviluppare le proprie combinazioni.
Ha però riconosciuto che l’avversario aveva impostato una strategia efficace.
Ed è arrivato anche un messaggio molto chiaro sul futuro: Ruiz vuole continuare a combattere.
Ha spiegato che il lunghissimo periodo di inattività ha influito sulla prestazione e che non aveva voluto scegliere un rivale semplice per il ritorno. Considerava necessario correre un rischio se l’obiettivo era tornare realmente ai vertici.
La sconfitta, dunque, non coincide con l’annuncio del ritiro.
Almeno non ancora.
Il ritorno dopo oltre due anni
Ruiz aveva disputato il precedente incontro nell’agosto 2024 contro Jarrell Miller, terminato con un pareggio a maggioranza.
Da allora erano arrivati problemi fisici, compreso un intervento al ginocchio, e un altro lungo periodo lontano dalle competizioni.
Nel frattempo l’ex campione aveva firmato un nuovo accordo promozionale con Matchroom Boxing.
Il piano prevedeva un percorso di tre incontri attraverso il quale provare a riportarlo nella zona alta dei ranking mondiali. Knyba rappresentava la prima verifica.
La scelta dell’avversario non era casuale.
Il polacco aveva una sola sconfitta professionistica, subita contro Agit Kabayel, e possedeva dimensioni fisiche capaci di mettere alla prova la mobilità e la capacità di accorciare la distanza di Ruiz.
Il test è stato superato da Knyba.
Non da Ruiz.
Il fantasma della notte con Anthony Joshua
Ogni discussione su Andy Ruiz finisce inevitabilmente per tornare al 1° giugno 2019.
Quella sera al Madison Square Garden, Ruiz entrò sul ring come sostituto e come enorme sfavorito contro Anthony Joshua.
Dopo essere finito a terra, reagì mandando il britannico al tappeto quattro volte e chiudendo l’incontro al settimo round.
Fu una delle più grandi sorprese nella storia dei pesi massimi.
Ruiz diventò il primo campione mondiale dei massimi di origine messicana.
Sei mesi più tardi Joshua si riprese le cinture nella rivincita in Arabia Saudita.
Da quel momento la carriera di Ruiz non è più riuscita a trovare una vera continuità.
Soltanto pochi incontri, lunghi stop, problemi fisici e ripetuti tentativi di ricominciare.
La notte di Newark doveva rompere quel ciclo.
Per ora lo ha rafforzato.
La divisione dei massimi offre opportunità, ma il tempo stringe
Il particolare momento della categoria aveva aumentato il valore del ritorno.
Dopo la frammentazione delle principali cinture mondiali, esistono più percorsi possibili per arrivare a una chance titolata. Ma per entrare in quelle conversazioni Ruiz aveva bisogno di una vittoria convincente.
Adesso la strada diventa molto più lunga.
Knyba, invece, ha immediatamente rilanciato le proprie ambizioni e ha chiesto una rivincita con Agit Kabayel, l’unico uomo ad averlo sconfitto da professionista.
La vittoria su un ex campione con la notorietà di Ruiz gli consegna inevitabilmente un peso differente nella divisione.
A 36 anni la domanda non può essere evitata
Ruiz ha detto che combatterà ancora.
Ma il punto non è soltanto ciò che vuole fare.
La domanda è quale versione di Andy Ruiz possa ancora esistere a questo livello.
Contro Knyba ha mostrato coraggio e capacità di recuperare dopo un knockdown molto pesante. Ha mostrato anche lampi di quella velocità di mani che lo rese campione.
Ma per lunghi tratti ha faticato enormemente a trovare la distanza e ad adattarsi a un avversario più alto e più lungo.
Due anni fuori dal ring lasciano inevitabilmente tracce.
A questo si aggiungono gli infortuni e un’età nella quale ogni nuovo stop pesa più del precedente.
Ruiz non vuole però che Newark rappresenti la conclusione.
“Voglio combattere ancora” è stato il suo messaggio dopo la sconfitta.
Adesso bisognerà capire contro chi, quando e soprattutto con quale obiettivo.
Sette anni fa Andy Ruiz trasformò una singola notte a New York in una pagina di storia della boxe.
Quella di ieri, pochi chilometri più lontano, ha raccontato una realtà molto differente.
Il ritorno è avvenuto. La rinascita, almeno per ora, no.
