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Il ciclista Vincenzo Nibali esterna la sua voglia di tornare in sella, e dice la sua sul momento che sta vivendo, non solo il ciclismo, ma il mondo intero.

Nibali
© eurosport.com

Ecco l’intervitsa integrale rilasciata a La Gazzetta dello Sport.

Nibali, ma che cosa ha avuto di particolare quest’uscita in bicicletta?
«Una giornata meravigliosa. E dire che venivo da un altro allenamento intenso e non volevo uscire. Ma alla sera prima mi ha chiamato Dario Cataldo e mi ha detto ‘Che fai, vieni in mountain bike?’. Se sento mountain bike si illuminano gli occhi. Mi sono avvicinato a Mendrisio in auto, poi zaino in spalla siamo partiti anche con Matteo Pelucchi e Davide Ballerini per arri- vare in cima verso Monte Generoso, 1.700 metri e una visibilità pazzesca. Quasi si vedeva Milano. Cinque ore bellissime. Mia moglie Rachele a un certo punto mi ha chiamato per chiedermi se avessi deciso di dormire fuori…».

Dicono che il mese di maggio senza il Giro d’Italia per chi ama il ciclismo sia come dicembre senza Natale. Per lei che sensazione è?

«Strana. Il Giro mi manca tantissimo. Questi dovevano essere i giorni del nervosismo. Del dubbio. Dell’adrenalina, della paura ma anche della consapevolezza. Sei concentrato, stai attento a ogni dettaglio e ti chiedi ‘Mi sono preparato bene’? Ora invece sono tranquillo, e ti puoi concedere anche uno sgarro ogni tanto. Maggio da 15 anni invece per me era piena stagione. Pensi che l’altro giorno parlavo con il mio preparatore Paolo Slongo e…».

Sì?
«Mi ha chiesto ‘Vincenzo cosa preferisci, ti mando una tabella perché vuoi seguire uno spartito oppure ti arrangi tu’. Risposta ‘Paolo, mandami la tabella quando lo riterrai più opportuno, però ora io vado comunque in bici e allora… lasciami libero’. Sa, non voglio già avere un programma obbligatorio in testa. Poi, cambieremo il ‘chip’ e mi rimetterò in modalità corsa. Ovvio che anche adesso stia facendo il professionista, ma in modo più tranquillo. Un momento che nessuno di noi a maggio aveva mai vissuto».

Chi la conosce bene ritiene che questo stacco agonistico di qualche mese potrebbe averle allungato la carriera oltre il 2021. E’ così?
«Difficile da dire. Anche per- ché non ci ho ancora mai pensato a quando smetterò, dico sul serio. Quando il momento arriverà, arriverà. Immagino che sarà quando non avrò più la volontà di salire in bici. Ma ora, invece, ho voglia di andare in bici tutti i giorni! Come le dicevo, oggi (giovedì, ndr) non dovevo allenarmi e sono stato fuori tutto il giorno…».

Nibali, parliamo di Giro – anche se ci vorrebbe un libro – e puntiamo su due cose poten-zialmente inedite. Martedì saranno 10 anni dalla sua prima volta in rosa. Ma alla fine, quel Giro in cui alla fine fu terzo, senza la caduta di Montalcino quando era leader avrebbe potuto vincerlo?

«Da quel momento mi misi a disposizione di Basso. Restando in rosa, avrei corso diversamente, magari senza vincere ad Asolo ma andando meglio sullo Zoncolan. E avrei potuto tenere la rosa fino alla fine, sì, perché tranne quel giorno in salita ero andato più o meno come Ivan. Lo rispetto tantissimo, per me è un fratello maggiore e di certo ero giovane, ma in quel Giro arrivai con una condizione perfetta e andai forte dall’inizio alla fine».

Invece passiamo al Giro 2016, la sua seconda vittoria con quella grandissima rimonta. Ma è vero o no, una volta per tutte, che a un certo punto voleva ritirarsi? «Macché. Girava una notizia così ‘Se Vincenzo va così piano, non è meglio che abbandoni e punti sul Tour prima del- l’Olimpiade’?’. Mia risposta ‘No. Piuttosto arrivo ultimo, ma resto al Giro’. Pensi se invece avessi dato di matto e mi fossi ritirato… Mentalmente è stata una delle corse peggiori che ho vissuto, quel Giro. Forse la peggiore. Ma in generale gli anni 2015-2016 li ho subiti tanto. Tantissimo».

E’ un caso che siano le stagioni successive alla vittoria del Tour de France?
«No. La maglia gialla mi aveva cambiato la vita. Anzi: non riuscivo più a vivere. Ho sofferto tantissimo di testa, ho pagato un grosso scotto. Il Tour mi ha completamente travolto, ha mutato anche l’approccio con i media. Ero sempre molto disponibile, dopo invece ho fatto dei passi indietro. Ero sempre nervoso, la vivevo male. A ogni corsa pensavo a quanto veniva scritto, a quanto non veniva scritto… si ripercuoteva pure a livello familiare. Fino a che durante il Giro 2016 ho resettato, mi sono tappato le orecchie e ho capito che dovevo andare deciso per la mia strada. Un cambio radicale: fai le cose che ti senti di fare, possono essere giuste o sbagliate, ma sono le tue di scelte e quello conta».

Veniamo al 2020: che cosa le sembra del nuovo calendario? «Si sapeva che sarebbe stato molto compresso, difficile fare di meglio. Certo quando ho vi- sto che la Liegi-Bastogne-Liegi è sovrapposta al Giro non mi ha fatto per niente piacere! Voglio pensare che sia una bozza, nel senso che si possa fare ancora qualche modifica come ho sentito dire».

Vedi il calendario UCI.

Ma è fiducioso sul fatto che si potrà correre?
«Se si riesce a recuperare quello che è stato stabilito, è un grande risultato».

La chiave: il ciclismo riesce a correre le gare più prestigiose in un calendario di grande qualità seppure compresso e così salva la stagione?

«Certo, sarebbe importantissimo. E il tifoso, anche se non potrà scendere in strada perché saranno vietati grandi assembramenti, può comunque seguirci da casa. Noi comunque ci dovremo adeguare alla condizione».

Nel ciclismo che tenta di ripartire, il suo team manager Luca Guercilena ha ipotizzato la divisione della squadra in mini gruppi a seconda degli impegni agonistici per diminuire spostamenti e rischi. «Una buona idea».

Iniziata una fase di convivenza con il virus, quando dovrà riprendere a spostarsi, a viaggiare, e poi a gareggiare, avrà paura del contagio?

«Ho visto come gli indicatori migliorino e mi lasci ribadire l’ammirazione per chi lotta in prima linea e il dolore per quelli che hanno perso i proprio cari. So che il virus può portare complicazioni molto gravi: io ho un atteggiamento cauto, ma non di paura».

Rispetto ai programmi agonistici, che riflessioni fa?
«Il Giro d’Italia mi è rimasto in testa, ma non c’è ancora la certezza. Ne parlerò con la squadra e definiremo il tutto».

 
 

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