Il Kaiser che truffò il calcio mondiale
La storia di Carlos Henrique Raposo è così assurda che sembra incredibile. Qualcosa di paragonabile al ruolo di Leonardo DiCaprio nel film “Prova a prendermi”, se è possibile, in cui un giovane truffatore diventa un milionario come lui mentre un agente dell’FBI interpretato da Tom Hanks, si mette sulle sue tracce. Dal momento che la realtà è più strana della finzione, il mondo del calcio però ha avuto storie simili, come il caso di Ali Dia di cui vi abbiamo già parlato (leggi qui).
Ma “Kaiser” Raposo, è stato un pioniere. Riuscite a immaginare di essere un calciatore professionista per 20 anni senza sapere se la palla è sferica o cubica?
Una leggenda ormai aleggia su questo curioso personaggio, uno con la faccia tosta come il cemento, ha giocato per 20 anni in squadre provenienti da Brasile, Stati Uniti d’America, Messico e Francia senza saper mai dare un calcio ad un pallone. Stando a quanto dicono, i suoi luoghi preferiti erano le discoteche dove si dedicava ad intrecciare rapporti con i giocatori d’elite brasiliana dell’epoca, i quali convinceva a farsi inserire come condizione per la firma dei loro nuovi contratti nel passaggio alle loro nuove squadre. Una volta lì, Raposo, fingeva un infortunio e trascorreva alcuni mesi fermo in infermeria a vivere come un signore.
La storia sembra esagerata, ma possibile per un periodo di tempo limitato, la truffa di Raposo è durata però due decenni. Secondo le sue statistiche, ha giocato per 20 anni e non ha giocato più di 20 partite, Incredibile ma vero. Come dicono i giocatori del tempo e gli amici come Ricardo Rocha: “Non riusciva nemmeno a colpire la palla”.
Ma a questo punto della storia in molti si chiedono come avrà fatto a resistere 20 anni come un calciatore professionista, senza saper giocare?
A quanto pare con ogni sorta di escamotage, dal procurare donne di compagnia ai suoi compagni al fine di ottenere favori, a forzare situazioni così comiche e assurde che potrebbero far invidia anche ai peggiori siparietti di Barbara D’Urso. Vorreste conoscerle? Certo che si.
Le leggendarie storie sul “Kaiser” Raposo
Sempre secondo la sua leggenda (perché suona così incredibile che sembra tale), un giorno fu convocato perché non c’era nessun altro della squadra e lui doveva scendere in campo. Dato che il suo livello era così basso e non voleva essere scoperto, litigò con un tifoso per farsi cacciare dal campo. Quando l’allenatore è entrato negli spogliatoi dopo la partita stava per mangiarselo, ma Kaiser, che è chiaro essere era un artista della truffa, gli disse : “Dio mi ha portato via un padre, Ora che me ne ha dato un altro io non permetterò a nessuno di insultarlo”. A quanto pare l’allenatore gli credette e lo perdonò.
Un’altra delle storie che più si raccontano sul “KAISER”, è quella di una sua una presentazione, dove c’erano molte persone. Lui scese in campo e c’era un pallone da usare per le foto di rito con i palleggi tipici dell’occasione. Senza pensarci due volte gettò la palla in mezzo alla folla e iniziò a baciare lo scudetto della sua nuova squadra, uscendosene alla grande in una situazione molto imbarazzante per lui.
Un altro racconto/leggenda narra di lui in grado di apparire con un telefono cellulare di quelli da valigia tipici degli anni ’80 e attaccare un discorso in inglese facendo credere che mezza Europa era dietro di lui. Ovviamente lo scoprirono, e alla fine uscì fuori che non sapeva nemmeno parlare inglese. E a questo punto, ci si continuerà a chiedere come questo ragazzo ha potuto ingannare tanti club per così tanti anni… come lui stesso spiega.
Firmava contratti di rischio, che duravano un paio di mesi, ed in cui riusciva a fingere di lesionarsi, a volte persino a forzarle con l’aiuto di alcuni compagni ai quali chiedeva di colpirlo in allenamento, in cambio di favori di cui già abbiamo parlato. In quei mesi guadagnava quanto dovuto, e poi passava ad un’altra squadra. Ed è andato avanti così per ben venti anni. Un maestro di vita, che in molti oggi vorrebbero imitare.
