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Stadio in legno, energie rinnovabili e dieta vegana

Nei primi anni ’90, Dale Vince viaggiava su un furgone militare riconvertito. Aveva installato un piccolo mulino a vento sul tetto e, quando giunse nel cuore della campagna inglese più romantica, precisamente nel distretto del Gloucestershire chiamato Cotswold, il vento era così forte che lo convinse a fare a meno del carburante. Soprattutto, Vince comprese il potenziale dell’energia eolica, ma era dotato anche di coraggio e ambizioni sufficienti a guardare oltre l’idea di andare a spasso per l’Inghilterra con la sua famiglia a bordo di una mulino-mobile. Del resto, le tematiche ambientali avevano sempre fatto parte del bagaglio culturale di questo hippy finito in carcere due volte negli anni ’80, prima per aver partecipato a un sit-in di protesta contro il lancio dei missili Cruise dalla base aerea RAF Molesworth, quindi per dei tafferugli scoppiati contro le forze dell’ordine a difesa di un campo di fagioli nei pressi di Stonehenge. Il vento del Cotswold è stato l’origine della scintilla che ha portato alla creazione di Ecotricity, la società di energie rinnovabili che nel 2020 ha permesso a Vince di entrare nella lista dei mille uomini più ricchi del Regno Unito, grazie a un patrimonio stimato di 127 milioni di euro. Soprattutto, ha creato la società calcistica più verde del mondo, il Forest Green Rovers, dichiarato nel 2018 dalle Nazioni Unite il primo club del pianeta a impatto climatico neutro.

Nel maggio 2017, il Forest Green Rovers ha superato il Tranmere a Wembley conquistando la promozione nella League Two, l’equivalente della nostra Serie D, permettendo alla città di Forest Green – 5794 anime immerse in un ambiente che sembra la perfetta ricostruzione della Contea degli Hobbit di tolkeniana memoria – di diventare il più piccolo paese ad aver preso parte a un campionato professionistico inglese. Dopo il fischio finale, il commentatore della BBC si lasciò andare: “Cheltenham, Swindon, Newport, lasciate che ve lo dica: La prossima stagione mangerete hummus (salsa a base di pasta di ceci e pasta di semi di sesamo, nda) perché il Forest Green Rovers è nella Football League”. La politica alimentare è la prima componente a risaltare quando si parla del club di Dale Vince. Dieta vegana per i giocatori ma anche per i tifosi allo stadio, dove si vendono fajitas, hamburger e Q-pie rigorosamente vegetariane, quest’ultime composte da Quorn, salsa di soia, porri e timo al fine di creare un’alternativa senza carne alle popolarissime torte salate inglesi.

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© giocopulito.it

Critiche e sfottò non mancano, specialmente quando un giocatore viene pizzicato da qualche paparazzo a ingurgitare fish & chips in contenitori non riciclabili. «Ci danno degli ipocriti – argomenta Vince – ma fatti di questo genere riguardano la sfera privata dell’atleta, nella quale non entriamo. Ci limitiamo semmai a sensibilizzare. Non vogliamo fare i professori, ma siamo convinti che questo genere di alimentazione non solo sia rispettosa dell’ambiente, ma porti benefici anche ai giocatori, tanto dal punto di vista energetico quanto da quelli della resistenza e dell’integrità fisica. Se poi dalle tribune urlano a un nostro giocatore che è appena caduto di non mangiarsi l’erba del prato, direi che allo stadio si sentono insulti ben peggiori».

L’alimentazione è solo la punta dell’iceberg della proposta green del Forest Green Rovers. Il The New Lawn, lo stadio del club, è gestito nella maniera più eco-sostenibile possibile, in attesa del via al progetto di un nuovo impianto, interamente in legno, che sorgerà al centro di una grande area verde. L’incarico è stato affidato alla Zaha Hadid Architets, società già occupatasi della progettazione del complesso di piscine per le Olimpiadi di Londra 2012. Tornando al The New Lawn, il club ha predisposto punti di raccolta dell’acqua piovana e punti di ricarica per auto elettriche. L’olio da cucina viene riciclato per produrre biocarburante. Ecotricity fornisce energia verde e rinnovabile, generata in buona parte dai pannelli solari installati sul tetto dello stadio. Magliette e parastinchi sono realizzati in bambù biodegradabile. Il manto erboso viene curato senza ricorrere all’utilizzo di pesticidi o fertilizzanti chimici, ma utilizzando alghe di Scozia e aceto, utili rispettivamente per l’idratazione e il controllo delle erbe infestanti. Anche il taglio del prato risponde a criteri ecologici, venendo effettuato attraverso un robot alimentato a energia solare, i cui progressi vengono comunicati via sms al custode dello stadio, Adam Witchell, ingaggiato da Vince proprio per i suoi metodi ecologici.

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Se è corretto affermare che, così come lo conosciamo oggi, il Forest Green Rovers è stato creato da Dale Vince, in realtà la società esiste fin dal 1889 e ha trascorso gran parte della propria esistenza nella tipica, anonima routine dei club locali. Fino a quando, nel 2010, i debiti stavano per decretarne la scomparsa, costringendo il consiglio di amministrazione a tentare la carta della disperazione, ovvero bussare alla porta del milionario del paese, che all’epoca non viveva ancora in un castello del XVIII secolo ma possedeva comunque risorse sufficienti per garantire la sopravvivenza della squadra.

«Non avevo mai pensato a una società calcistica – ha raccontato Vince alla CNNperò il club versava in grosse difficoltà e mi sembra- va giusto fare qualcosa per la comunità alla quale appartenevo». Fu chiaro fin da subito che il nuovo patron non era un mero salvadanaio da svuotare. Alle prime riunioni del board gli furono imposte camicia e cravatta, un affronto che questo Grande Lebowski in salsa britannica, con la fissazione per l’ecologia anziché per il bowling, ripagò decidendo di vietare tale abbigliamento al The New Lawn. Poi tolse la carne rossa dal menù. Infine cambiò parzialmente i colori sociali del club, mantenendo il nero ma sostituendo il bianco con un verde limone che richiama quello del logo del la Ecotricity.

Arrivati a questo punto, la peculiarità del Forest Green Rovers sembra ascrivibile a quel filone di storie atipiche che il calcio ama regalare, caratterizzate però da una durata poco più che effimera. La singolarità attiva il tam tam mediatico, la storia si ammanta di coolness e comincia a girare, fino a quando l’eco lentamente si spegne e si passa ad altro.
Per Vince però l’eco-sostenibilità e la filosofia vegana rappresentano non solo un fine, ma anche un mezzo. Non è facile attirare giocatori nel Cotswold, regione piuttosto defilata rispetto al resto del paese, e senza buoni giocatori non è possibile ottenere risultati significativi. Quelli ai quali
invece ambisce l’eco-milionario, che infatti nella National League (il quinto livello inglese) pagava gli stipendi più alti, arrivando a spendere 206mila euro per gli ingaggi; più di quelli messi assieme da tutto le squadre amatoriali, ma anche più di tutte le società di League Two, Portsmouth escluso, e superando anche qualche club del Championship, la B inglese.

Perché Vince è ambizioso e soprattutto consapevole che gli investimenti per la sostenibilità ambientale e l’innovazione non sono sufficienti se la squadra rimane ancorata ai bassifondi del calcio nazionale. Più ci si avvicina al vertice della piramide, maggiore sarà il livello di esposizione mediatica e, di conseguenza, la potenza persuasiva della propria filosofia. «Mi piace sostenere di non aver creato solo un nuovo tipo di società calcistica, ma anche un nuovo tipo di tifoso. Molti collaboratori della squadra non sapevano nemmeno cosa fosse la dieta vegana e adesso la seguono assieme alle loro famiglie, girano con auto elettriche e si preoccupano di sapere dove finisce la plastica buttata. E’ vero, alcuni nostri tifosi vengono a vederci solo in trasferta perché allo stadio non trovano le pie. Ma per uno perso ne abbiamo acquisiti dieci. E posso assicurare che chiunque abbia provato un Veggie burger lo ha trovato gradevole. Molto gradevole».

Questo il profilo societario su Transfermarkt: https://www.transfermarkt.it/forest-green-rovers/startseite/verein/3455

Questo il loro sito ufficiale: https://www.fgr.co.uk/

 
 

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