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Il ceo Bertomeu: «Entro il 31 maggio decideremo se finire la stagione. Forse una Final 8 estiva»

Format, scadenze e la speranza di riacqui- stare una parvenza di normalità. Jordi Bertomeu, ceo di Euroleague, in conference call ribadisce la volontà di portare a termine a stagione di Eurolega ed Eurocup, dettando tempi e modi, «ma solo in una situazione di totale sicurezza per tutti».

Bartomeu
© www.claudiopea.it

Le date

Bertomeu prova a immaginare un cronoprogramma con palet- ti molto chiari: «La decisione se proseguire o meno verrà presa nella seconda metà di maggio e comunque non oltre la fine di quel mese. Il giocatori avranno tre giorni per tornare nelle proprie squadre, dopodiché i club ne avranno quindici per la preparazione. Il termine ultimo per concludere la stagione è la fine di luglio, non si andrà oltre. Una coda a settembre-ottobre non rientra nei nostri programmi, siamo assolutamente contrari». Il gran capo di Euroleague ribadisce poi l’ineludibile premessa: «Vogliamo concludere i tornei, ma solo se le condizioni sanitarie lo permetteranno. Per noi i tifosi sono fondamentali, ma forse si giocherà a porte chiuse, senza di loro. Resta comunque viva l’esigenza di non mettere a rischio la salute di giocatori, tecnici, arbitri e di tutti coloro che lavorano all’evento. Non prederemo decisioni che mettano a repentaglio la loro incolumità. Se dovremo cancellare la stagione, lo faremo».

Il format

Per l’Eurolega si stanno studiando varie ipotesi sulla base del tempo a disposizione, rispetto a quando si potrà tornare in campo. Più in là si va, più la formula diventa snella. «La nostra intenzione – spiega Bertomeu – è quella di mantenere il format attuale (le 6 giornate che mancano alla fine della regular season, playoff e Final Four, nda) con date tutte da riscrivere. È ovvio che a maggio non avremo alcuna Final Four a Colonia e rimborseremo chi ha già comprato il biglietto. Se non dovessimo riuscire a mantenere il formato attuale, abbiamo preso in considerazione anche altre opzioni, come giocare una Final Eight in una singola città. Stiamo sondando diverse opzioni in questo senso, ma una decisione è ancora prematura. Tanti sono gli aspetti da valutare: l’andamento della pandemia, la qualità degli ospedali e pure contesti che consentano determinate profilassi. Ci sono alcuni Paesi in cui la situazione è terribile e dove è impensabile giocare. Stiamo lavorando su diversi scenari, su protocolli medici per la ripresa del gioco. Abbiamo calendari già pronti in ogni caso. Oggi però, ripeto, non può essere presa una decisione».

Ritorni

Bertomeu traccia dunque il perimetro temporale entro il quale le squadre dovranno tornare tali. E non pare un’operazione semplice. Quasi tutti i club di Eurolega hanno consentito ai propri giocatori di tornare nei paesi d’origine. Il rientro potrebbe impigliarsi in un coacervo di norme restrittive e possibili quarantene. Il discorso vale ovviamente sia per l’Eurolega che per l’Eurocup. Da questo punto di vista il gran capo di Euroleague è serafico: «Non è una nostra responsabilità il tema della quarantena. Le squadre erano al corrente delle tempistiche e non comunicheremo la ripresa delle attività da un giorno all’altro. Spetta a loro assicurarsi che i giocatori siano in grado di tornare in campo. Capiamo gli atleti, ma noi avevamo consigliato di non lasciar partire i giocatori». Tolleranza zero anche per le squadre protagoniste di eventuali risoluzioni contrattuali anticipate: «Il tema dei contratti riguarda esclusivamente i club. Ripeto: il nostro input alle società era stato quello di convincere i giocatori a rimanere nella propria sede di lavoro e sotto contratto. Parliamo di professionisti. Le squadre giocheranno con gli atleti che hanno a disposizione, non sarà possibile inserire giocatori e chi non raggiungerà il numero minimo verrà escluso».

 
 

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